13.000 euro al giorno, il business dei migranti a "Mondo Migliore"

September 12, 2016

Il centro di accoglienza di via dei Laghi a Rocca di Papa ospita ufficialmente 370 rifugiati per i quali lo Stato garantisce 35 euro al giorno. Un affare intorno al quale si muove una valanga di denaro pubblico mentre l'amministrazione comunale non garantisce più la chiusura già annunciata a dicembre 2016.

 

Dallo scorso mese di giugno ha aperto i battenti a Rocca di Papa la più grande industria del territorio, in grado di garantire lavoro e prosperità in una terra in cui la carenza occupazionale e il disagio sociale hanno raggiunto livelli inimmaginabili. Si tratta del centro di accoglienza “Mondo migliore” in cui 370 rifugiati, stando alla cifra ufficiale, vengono ospitati di volta in volta. La gestione del centro è affidata, tramite il responsabile della struttura, dott. Domenico Alagia, alla cooperativa sociale San Filippo Neri che svolge direttamente il servizio di accoglienza. Ricordiamo che solo le prefetture, per la gestione di strutture temporanee come quella di Rocca di Papa, possono sottoscrivere convenzioni dirette con cooperative, associazioni ma anche privati.

Stando ai numeri emanati dal Ministero dell’Interno, per ogni rifugiato lo Stato paga ogni giorno circa 35 euro che servono per coprire una serie di costi ritenuti essenziali. Da questi 35 euro, infatti, devono uscire gli stipendi per i lavoratori della cooperativa, i soldi per gli alloggi, la pulizia, il vitto e l’abbigliamento da destinare ai rifugiati. Infine, una minima parte (circa l’8%) di queste 35 euro (ossia quasi 3 euro) è destinata al “pocket money”, la paghetta giornaliera data direttamente ai migranti per le piccole esigenze personali.

Quindi, nel centro di Mondo Migliore, che dovrebbe ospitare almeno 370 rifugiati, si arriva a un contributo giornaliero statale di circa 13.000 euro che, in una settimana fanno circa 91.000 euro, e in un mese 400.000 euro. Cifre che da sole fanno comprendere come l’accoglienza abbia sui territori una ricaduta economica non indifferente, tanto che a Rocca di Papa il centro di via dei Laghi oggi può essere definito la prima industria locale, l’unica in grado di dare sicurezza ad aziende e lavoratori.

Siano dunque benedetti questi migranti che smuovono un business che in un solo anno può raggiungere cifre considerevoli: nel nostro caso 4,8 milioni di euro (circa 10 miliardi delle vecchie lire). E allora si capisce più chiaramente perché l’amministrazione targata Crestini abbia praticamente accolto l’apertura del centro di Mondo Migliore senza opporre alcun tipo di resistenza. Anzi. Il Comune, sia chiaro, dal circuito economico innescato non percepisce un euro visto che i fondi vengono assegnati direttamente ai soggetti titolari del progetto di accoglienza, ma è dal punto di vista sociale e occupazionale che può giocare la sua partita, traendone vantaggi dal punto di vista elettorale. Sul numero di luglio del Segno, a proposito del tema occupazione all’interno di Mondo Migliore, siamo stati facili profeti. Ecco che cosa scrivevamo: «Non sappiamo se il Comune di Rocca di Papa potrà chiedere che parte della forza lavoro necessaria per mandare avanti il centro possa provenire proprio dal nostro paese. Nel caso sarebbe opportuno procedere a selezioni di personale in modo trasparente e tramite avvisi pubblici, visto che alcune note vicende di Mafia Capitale hanno dimostrato che “i migranti rendono più della droga”. La trasparenza, quindi, in ogni filone gestionale del nuovo centro, dovrà essere l’aspetto più importante».

Cosa che, al momento, non ci pare stia succedendo. Per quello che sappiamo la cooperativa San Filippo Neri ha assunto diverse persone di Rocca di Papa, tra cui alcuni parenti di esponenti politici locali. Tra questi figura anche il coordinatore del meetup del Movimento 5 Stelle di Rocca di Papa, Marco D’Antoni, vicino peraltro al sindaco Crestini, come testimoniano i suoi commenti trionfalistici appena un minuto dopo la vittoria del candidato di Insieme per Rocca di Papa. Il figlio di D’Antoni, infatti, figura tra i nuovi assunti, insieme ad almeno un altro membro dello stesso meetup roccheggiano. Chiamato a dare la sua versione dei fatti, D’Antoni si è limitato a dire che il figlio è stato selezionato perché ha inviato un semplice curriculum alla cooperativa, come se la scelta tra determinate candidature all’assunzione sia una questione di tempi di consegna e non di contenuti. Basterebbe pubblicare il curriculum inviato dal figlio per valutare i meriti che hanno fatto propendere per la sua assunzione. A oggi, purtroppo, non è dato sapere quante persone lavorano a Mondo Migliore e quante, tra queste, siano state pescate a Rocca di Papa. Ed è proprio questa carenza di notizie a rafforzare il sospetto che, come spesso accade in Italia, sia la politica a gestire in qualche modo le assunzioni, privilegiando questo o quest’altro a scapito di altri cittadini. Così, mentre molti giovani roccheggiani sono costretti a lasciare il paese in cerca di lavoro in altre parti d’Italia e del mondo, ci sono sempre giovani fortunati che, grazie alla buona sorte, riescono a trovare la giusta collocazione. Questione di fortuna, come detto. O forse no. Per questo auspicavamo trasparenza, la sola arma in grado di controllare storture di sistemi di assunzione fortemente discutibili. Se la Cooperativa aveva bisogno di personale avrebbe dovuto rivolgersi o ai centri per l’impiego oppure direttamente al Comune, mettendo nero su bianco. A sua volta l’amministrazione, che è tanto prodiga a diffondere informazioni sul proprio sito Internet e sulla propria pagina Facebook, avrebbe potuto/dovuto informare i cittadini che nel centro di Mondo Migliore si è alla ricerca di personale per ricoprire determinati ruoli, da quelli più specialistici (assistente sociale, psicologo, mediatore culturale) a quelli più generici (cuoco, aiuto-cuoco, addetto alle camere, alla mensa, ai giardini, ecc.). Invece, niente di tutto questo anche se ci sarà sempre qualcuno che giustificherà il tutto invocando l’emergenza, lo stato di necessità impellente, a causa del quale non si è potuto fare altrimenti per cercare personale.  

D’altronde il business dell’accoglienza, come detto, è un piatto ricco: dei 4,8 milioni di euro che si incasseranno in un anno, più del 90% dovrebbe andare direttamente alla Cooperativa San Filippo Neri che deve pagare il personale, allestire gli alloggi, preparare i pasti e comprare il vestiario per gli ospiti. Anzi, con l’aria che tira, resta da sperare che il numero di 370 rifugiati possa col tempo crescere così da richiedere ulteriore personale per gestirne l’accoglienza.

La politica su questi temi è molto attenta, consapevole che il tema lavoro è forse l’unica arma per ampliare il proprio consenso. Resta però da chiarire chi tutela i poveri cristi, quei roccheggiani che non avendo santi in paradiso o privi della capacità di lavorare di lingua, sono costretti a inviare curriculum a vuoto senza ricevere la benché minima risposta.

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Andrea Sebastianelli
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