Il vulcano dei Castelli Romani è più vivo che mai. Lo dicono i vulcanologi

September 21, 2015

La rivista scientifica “Geophysical Research Letters” ha pubblicato lo studio condotto dal ricercatore romano Fabrizio Marra, secondo cui “il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio”.

 

Eppur si muove: il vulcano laziale è pronto a risvegliarsi. Questo avverrà presumibilmente fra un migliaio di anni, come ha rivelato uno studio internazionale condotto dall’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (INGV) diretto dallo scienziato Fabrizio Marra.

Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Geophysical Research Letters”, ha infatti evidenziato che il magma ha ripreso ad accumularsi dopo 36.000 anni di quiete. A spiegarlo è stato lo stesso Marra, che ha coordinato la ricerca insieme all’Università di Roma “La Sapienza” e al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR): “Non solo il vulcano è tutt’altro che estinto -ha dichiarato all’ANSA- ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo, nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest'area vulcanica”.

In quanto tempo questo magma potrebbe trovare una via di risalita e dar luogo a un’eruzione è difficile da stabilire con precisione, quello che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt’altra storia rispetto al Vesuvio, dove

le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell’attività vulcanica sono dell’ordine delle decine e delle centinaia di anni. “Ai Colli Albani -spiega ancora il ricercatore romano- tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni”.
Lungo tutto il periodo di attività, indipendentemente dalla grandezza dei singoli aventi, le eruzioni ai Colli Albani sono avvenute con cicli molto regolari di circa 40.000 anni, separati da periodi di pressoché assoluta quiescenza. Per il momento siamo ovviamente nel campo delle ipotesi ma lo studio ha preso in esame, mettendoli in relazione tra loro, tutti i dati di natura storica e quelli di tipo satellitare condotti con gli strumenti più moderni, ricostruendo 600.000 anni di attività dell’intera regione e le conclusioni hanno dimostrato che il gruppo vulcanico laziale ha dato luogo a eruzioni all’incirca ogni 40.000 anni. L’ultima eruzione, per esempio, si è verificata 36.000 anni fa. Un dato quest’ultimo che, messo in relazione con il sollevamento costante del territorio di circa 3 millimetri l’anno, denota un’attività viva da parte dell’area vulcanica dei Colli Albani che potrebbe essere pronta ad esplodere.

“A partire da 600mila anni fa -spiega ancora Marra- ci sono stati 11 di questi cicli eruttivi. L’ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato proprio 41.000 anni fa ed è terminato intorno a 36.000 anni. Questo vuol dire che il tempo trascorso dall'ultima eruzione è dello stesso ordine dei tempi di ritorno: quindi il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio”.

Bisogna però tenere presente che “nessun elemento derivante dalle osservazioni geochimiche e geofisiche in atto lascia ipotizzare che un’eruzione possa avvenire né in tempi brevi né medi. Quindi, se una ricarica dei serbatoi magmatici è in atto, questa durerà senz’altro migliaia di anni prima che possa dar luogo a un’eruzione”. Una conclusione che ci rassicura.

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