Gli inciucisti del Pd vanno alla guerra aspettando l’arrivo di Crestini

December 7, 2016

Dopo il risultato del Referendum costituzionale, che a Rocca di Papa ha visto la supremazia del No oltre ogni previsione, nel partito democratico va in scena il conflitto interno tra chi, pur avendo sostenuto il Sì, contrasta Crestini e chi invece aveva pianificato, se avesse vinto Renzi, l’ingresso nel governo cittadino.

 

Il catastrofico risultato del Referendum costituzionale  ha rotto le cosiddette uova nel paniere di quella parte del partito democratico di Rocca di Papa che, attraverso l’operazione voluta da Renzi, pensava di portare a se l’attuale sindaco Crestini (e di conseguenza rientrare nel governo cittadino dalla finestra). Il guaio, per questi strateghi dell’inciucio e degli accordi di Palazzo, è che il No non solo ha vinto ma ha addirittura stravinto, lasciando al Sì un modesto 34,75% (-6 rispetto alla media nazionale del 41% - LEGGI QUI)

 

Il fronte del Sì era (è) costituito da due anime ben distinte: da una parte quelli che convintamente hanno appoggiato la linea renziana senza dargli una valenza locale (Sciamplicotti, Pucci, Croce); dall’altra quelli che, partendo dalla discesa in campo di Crestini nelle file del Sì, hanno approfittato per mettere in piedi l’operazione inciucio (Taggi, Fei, De Santis, Calicchia, Pizziconi, Serafini, Petrolati).

 

Due anime all’interno del Sì che ora si faranno la guerra in vista del congresso. Sarà quella infatti l’ultima possibilità per inciuciare con l’attuale sindaco il quale, per dimostrare concretamente il suo sostegno, non solo ha lasciato che Rocca di Papa fosse invasa da manifesti abusivi pro-Referendum, ma ha anche messo a disposizione il suo bar di Frascati per organizzare un’iniziativa pro-Sì (LEGGI QUI).

 

E dire che gli inciucisti di oggi sono quelli che negli ultimi tempi hanno praticamente sbagliato tutto, a cominciare dalle primarie per la scelta del candidato sindaco, sconfitti da Silvia Sciamplicotti dimostratasi più connessa con il popolo pd rispetto a Mauro Fei. L’unica "vittoria" che sono riusciti a portare a casa è stata quella di Crestini, anche se i risultati del primo turno sono stati molto al di sotto di ogni più rosea aspettativa: solo 500 voti di differenza tra Crestini e Sciamplicotti. Una miseria, considerando che di questi 500, circa 250 erano della lista di destra “Territorio e partecipazione” (Fratelli d’Italia).

 

Gli approcci di quell’intesa tra una parte del Pd e Crestini, in questi mesi sono andati consolidandosi con l’assegnazione di una delega al pidino Giorgio Serafini (candidato con la Sciamplicotti e contro Crestini) e con l’avvicinamento di altri esponenti del pd candidatisi sempre con la Sciamplicotti (Emanuela Trinca in primis). Il fatto è che loro, i pidini inciucisti, pensano di controllare Crestini, ma non si rendono conto che è proprio Crestini a manovrare loro.

 

Il punto finale di questo accordo è stata l’adesione di Crestini al Sì, convinti del trionfo di Renzi al Referendum. Se le cose fossero andate così, non avrebbero fatto prigionieri e il destino del duo consiliare Sciamplicotti-Pucci sarebbe stato segnato come quello dei sostenitori del No (Maurizio Querini).

 

Invece la ciambella è cresciuta senza il classico buco e adesso questi sostenitori dell’inciucio si trovano in piena confusione (basta leggere alcuni loro commenti su Facebook e che cosa scrive ilmamilio.it a tal proposito: LEGGI QUI) perché sanno benissimo che stanno giocando una partita pericolosa non avendo, a differenza degli altri, nessun rappresentante in consiglio comunale. Una partita resa ancora più incerta dall’andamento del governo cittadino che in sei mesi non ha praticamente fatto niente di rilevante a parte le chiacchiere e la propaganda. E i cittadini se ne stanno rendendo conto.

 

È innegabile che a trarre il maggior profitto politico da questa situazione sono proprio le due consigliere Silvia Sciamplicotti ed Elisa Pucci, le quali stanno finalmente prendendo consapevolezza del loro ruolo in consiglio che può creare più di qualche problema alla giunta Crestini (a differenza di Atripaldi che, col freno tirato, sembra stare ancora alla finestra).

 

Tornando al Referendum costituzionale, i risultati di Rocca di Papa fanno tornare in auge l’ex vice-sindaco Maurizio Querini, l’unico politico di peso del suo partito schieratosi apertamente a favore del No. Querini è anche il solo esponente dell’ex maggioranza a sostenere concretamente, seppur dall’esterno, l’operato delle due consigliere del partito democratico.

 

Riusciranno gli inciucisti di professione, quelli che vedono nell’ingresso di Crestini nel pd il nuovo "sol dell’avvenire", a sbattere fuori due consigliere comunali e quelli del partito che hanno votato No al Referendum? Può darsi di sì, perché con gli intrighi di Palazzo tutto si può fare, ma dimenticano che il 65% dei roccheggiani ha bocciato la proposta di Renzi oltre ogni misura, penalizzando di fatto anche la metamorfosi di Crestini che da “semplice cittadino” dopo pochi mesi si è trasformato in “politico di professione”.

 

Ma la partita è appena cominciata e non tutti i protagonisti hanno già calato i loro assi nella manica.  

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