Il «caso Giannone»: un conflitto d’interessi grosso come una casa… anzi due

April 29, 2017

UNA RICHIESTA DI CONDONO FERMA DA 20 ANNI SU CUI PENDE LA TEGOLA DI DUE NUOVI ABUSI EDILIZI AVVENUTI SUCCESSIVAMENTE. UNA VICENDA OPACA CHE METTE VERONICA GIANNONE, VICESINDACO E ASSESSORE ALL'URBANISTICA DI ROCCA DI PAPA, IN UNA GRAVE POSIZIONE DI CONFLITTO D'INTERESSI. IL SINDACO CRESTINI ERA A CONOSCENZA DEL FASCICOLO 176? E PERCHÈ L'HA NOMINATA ASSESSORE PROPRIO IN QUEL SETTORE?

C’è un fascicolo che scotta nell’area tecnica del Comune di Rocca di Papa. Non è uno dei 189 fascicoli sulle acquisizioni di opere abusive dei quali si sta occupando l’ufficio urbanistica. È qualcosa di più grave. Si tratta di un «fascicolo aperto» che mette Veronica Giannone, attuale vicesindaco e assessore con varie deleghe (urbanistica, edilizia privata, riqualificazione e valorizzazione centro storico, recupero e valorizzazione patrimonio immobiliare privato, politiche abitative), in una posizione di conflitto d’interessi a dir poco imbarazzante. Il fascicolo è la domanda di condono edilizio n. 176 presentata in base alla sanatoria del 1985, relativa a un intero stabile ereditato dal marito della Giannone, Francesco Valentini, composto da 4 appartamenti a cui, fra il 2012 e il 2013, se ne sono aggiunti altri due, ricavati abusivamente da 170 metri quadrati accatastati come cantina, poi venduti. Fascicolo che oggi ricade nelle competenze della Giannone.

 

DA UNA CANTINA DUE APPARTAMENTI

Trasformazioni illegittime (peraltro non ancora soggette a ordinanza di demolizione) che non hanno però impedito al marito dell’assessore di vendere le due nuove unità immobiliari. Fin qui sarebbe una storia di normale consuetudine per un paese come Rocca di Papa, dove l’abusivismo è parte integrante della sua storia recente (a cominciare dal 1953), se non fosse che il fascicolo è ora diventato di pubblico interesse visto che su di esso si trova a vigilare, in qualità di assessore, proprio la moglie del Valentini. Infatti, tra il 16 novembre e il 15 dicembre 2016, diverse richieste di accesso agli atti amministrativi e il conseguente rilascio di certificazioni hanno ridato vigore a questa pratica polverosa. E la rapidità con cui alcuni atti sarebbero stati rilasciati rende la vicenda ancora più sospetta.

 

STORIA DI DUE ACQUISTI INCAUTI... E DI UN VINCOLO

Ma torniamo ai due appartamenti abusivi. Ad acquistarli in tempi diversi sono state due signore versando quasi per intero la cifra pattuita di 50.000 euro per ciascuna unità (anticipo di 40.000 euro la prima e di 45.000 la seconda). Un doppio acquisto incauto rimasto a bagnomaria visto che la domanda in sanatoria è molto difficile che possa essere accolta poiché sull’edificio pesa il vincolo idrogeologico forestale.

 

Un vincolo che potrebbe essere rimosso solo dopo un sopralluogo dell’ufficio provinciale il quale, verificando l’esistenza di nuovi abusi avvenuti addirittura mentre è in corso una richiesta di condono edilizio, non potrebbe fare altro che respingere l’istanza. Almeno questa, sulla carta, dovrebbe essere la procedura. Resta da capire se il Valentini, al momento della vendita, fosse consapevole o no dell’impossibilità a ottenere il cambio di destinazione d’uso da cantina ad appartamento. Considerato però che la pratica 176 era in attesa di ricevere risposta da oltre 20 anni, è plausibile ritenere che non ne fosse proprio all’oscuro, tanto più che in un elenco sulle pratiche di sanatoria inevase, redatto il 30 maggio 2014 dall’ufficio urbanistica del Comune, cioè quello oggi controllato dalla Giannone, il fascicolo 176 viene classificato con la dicitura «manca tutta la documentazione». E nel 2014 il Valentini, per quanto ne sappiamo, aveva già ereditato il tutto.

 

Perché dunque realizzare due appartamenti abusivi mentre è in corso la domanda di condono? A oggi ci sarebbero stati alcuni tentativi di conciliazione tra le parti coinvolte (le due acquirenti e il consorte della Giannone) che non hanno portato a nulla. Le signore chiedono semplicemente che gli venga restituito quanto già pagato, avendo acquistato un immobile (una nel 2013 e l’altra l’anno successivo) privo dei requisiti urbanistici sanciti dalla legge. Carenze che impediscono a una delle due signore di ottenere addirittura il certificato di residenza, pur vivendo stabilmente in quell’appartamento.

 

LA PRATICA C’È... MA NON PER TUTTI

Il 24 novembre 2016, cioè in piena era del duo Crestini-Giannone, nel tentativo di conoscere il contenuto del fascicolo n. 176 depositato presso l’ufficio urbanistica del Comune, l’avvocato di una delle signore presenta una richiesta d’accesso agli atti. Dopo più di quattro mesi è ancora in attesa di ricevere una risposta ufficiale. Eppure, appena 10 giorni dopo la sua richiesta, il 6 dicembre 2016, al tecnico di fiducia del Valentini viene riservato un trattamento molto diverso, con il rilascio della certificazione relativa a tale pratica (anche se della richiesta non sembra esserci traccia). Non solo, pochi giorni dopo, il 15 dicembre 2016, allo stesso tecnico viene rilasciato un altro certificato (protocollo in uscita del Comune n. 28.304) mentre il numero di protocollo di richiesta è addirittura successivo (28.352) pur riportando la stessa data. E qui subentra la prima incompatibilità della vicesindaco e assessore all’urbanistica Giannone, che quel fascicolo lo conosce molto bene visto che lei stessa vive nello stabile su cui pende la richiesta di condono.

 

L’ABUSO (NON ANCORA EMERSO!)

AGGRAVA LA POSIZIONE DELLA VICESINDACO

Ma c’è un secondo aspetto che aggrava ulteriormente la posizione di Veronica Giannone che, ricoprendo i ruoli di assessore e vicesindaco, è contemporaneamente «pubblico ufficiale in quanto esercita temporaneamente e per obbligo una funzione giurisdizionale». A oggi il Comune di Rocca di Papa non avrebbe ancora effettuato il sopralluogo per accertare l’abuso edilizio del 2012-2013 (quello della cantina trasformata in appartamenti), semplicemente perché non ne sarebbe ufficialmente al corrente.

Almeno fino al 29 giugno 2016 quando la Giannone diventa assessore. Da quel momento, da persona informata dei fatti, il ruolo ricoperto le imporrebbe l’avvio di un accertamento, essendo tale azione tra le prerogative del suo ufficio. Ma questo, dopo nove mesi, non sembra sia ancora avvenuto. Perché?

 

Un conflitto d’interessi talmente grossolano che rischia ora di trasformarsi in omissione d’atti d’ufficio con l’aggravante di pubblico ufficiale. Che la Giannone faccia un passo indietro rispetto al suo ruolo politico sembra l’unica strada percorribile, fermo restando che un’indagine approfondita appare ormai un atto dovuto.

 

CHI PAGA LA TASSA SUI RIFIUTI?

C’è poi la questione delle tasse comunali, a cominciare dalla TARI, la tassa sui rifiuti. Dalle informazioni in nostro possesso risulta che per le due nuove case non sarebbe mai stata pagata la bolletta dell’immondizia. Come avviene dunque la raccolta differenziata presso l’edificio del marito della Giannone? Su sei appartamenti esistenti, la tassa verrebbe pagata soltanto da quattro. E gli altri due? Che ne è dei rifiuti prodotti da queste unità abitative? Una vicenda paradossale soprattutto se messa in relazione alle recenti dichiarazioni del sindaco circa l’avvio di accertamenti tesi a smascherare gli evasori della TARI. Ma in fondo la famiglia Valentini non ha tutti i torti: se le due case sono dei fantasmi, cioè non esistono, è normale che anche le tasse locali non debbano essere pagate a norma.

 

UNA VICENDA (E UNA NOMINA) ANCORA OPACA

L’intera vicenda, insomma, getta un’ombra molto opaca sulla nomina ad assessore all’urbanistica della Giannone da parte di Crestini. Una nomina che aveva lasciato subito spazio a dubbi e perplessità visto il curriculum privo di competenze nell’ambito urbanistico. La Giannone si è diplomata ragioniera nel 2002 per poi seguire due corsi regionali nel settore della web grafica. Il dubbio, a questo punto, è uno solo: è stata la Giannone, tra i principali artefici della campagna elettorale di Crestini, a pretendere la delega all’urbanistica anche al fine di controllare da vicino la pratica 176 ferma da decenni e i cui contenziosi pendono sulla testa del marito come una spada di Damocle?

 

Ci sono però altre tre domande altrettanto rilevanti: il sindaco Crestini era a conoscenza dell’esistenza di questa domanda di condono? E perché non ha consigliato alla Giannone di rinunciare a un incarico così delicato vista la situazione urbanistica ulteriormente compromessa da successivi abusi edilizi? E perché Crestini, malgrado questo quadro opaco, l’ha nominata assessore all’urbanistica e vicesindaco tra lo scetticismo generale?

 

Resta l’obbligo morale di adottare comportamenti limpidi quando si amministra il bene di tutti, soprattutto se ci si occupa di un settore come l’urbanistica. Una regola semplice ma in questo caso completamente disattesa.

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