INTERVISTA A BRUNO PETROLATI «Questa sentenza è uno spartiacque. Una buona amministrazione avrebbe già chiamato a raccolta la popolazione»

June 13, 2017

La recente sentenza del Consiglio di Stato (CdS - LEGGI QUI) che ha dato ragione al Comune di Rocca di Papa circa l’ordinanza emessa nel 2003 dall’allora sindaco Ponzo, cambia radicalmente la battaglia per liberare monte Cavo dalle antenne. Su questo tema, e non solo, abbiamo rivolto qualche domanda all’ex delegato comunale Bruno Petrolati, dimessosi lo scorso 10 marzo.

 

Partiamo dalla sentenza. Lei è uno dei pochi che conosce la storia delle antenne di Rocca di Papa fatta di verità, mezze verità e omissioni. Dopo 14 anni il Consiglio di Stato ha scritto la parola fine. Una sentenza che nelle conclusioni è andata oltre ogni aspettativa, tanto che quello che si diceva fino a ieri, cioè riscuotere affitti e legalizzare le antenne, sembra ormai superato. Che ne dice?

È proprio così. La sentenza del CdS, che conclude una vicenda amministrativa iniziata nel 1998, non lascia dubbi. Bisogna demolire gli apparati installati abusivamente sulla vetta di monte Cavo. Questa è una di quelle poche notizie per le quali una buona amministrazione dovrebbe chiamare a raccolta tutte le forze politiche e la cittadinanza per fare quadrato intorno al sindaco e procedere unitamente e senza indugi lungo il percorso indicato dal CdS. Anzi, poiché la sentenza si riferisce solo al gruppo Mediaset, l’amministrazione comunale dovrebbe sollecitare le sentenze relative alle ordinanze del 2003 emesse nei confronti di tutte le emittenti che trasmettono da Monte Cavo così da predisporre un piano complessivo sia per la demolizione e lo sgombero dei tralicci sia per il recupero e la riqualificazione della vetta e dell’ex convento.

 

Lei è stato uno dei più accesi sostenitori della candidatura a sindaco di Crestini, ma dopo nove mesi ha rimesso la delega alle antenne a cui teneva particolarmente. Come mai?

È vero, ho sostenuto con convinzione la candidatura di Crestini a sindaco perché, pur non conoscendolo, avevo apprezzato il suo atteggiamento nel ruolo di consigliere di opposizione durante la scorsa legislatura. Ero fiducioso che si potesse creare una strategia programmatica e di governo tale da concretizzare un vero cambiamento e una reale discontinuità con il passato. Alla prova dei fatti ho dovuto a malincuore constatare che non era affatto così, che quella “rivoluzione civica” tanto sostenuta in campagna elettorale è rimasta una vacua illusione.

 

 

Secondo il suo giudizio come dovrebbe distinguersi rispetto al passato la giunta Crestini?

Per esercitare un vero cambiamento, per un concreto rilancio socio-economico del paese, bisogna avere ben chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere a medio e a lungo termine. E quando parlo di obiettivi intendo la messa a fuoco dei problemi reali che il paese ha di fronte: il controllo del territorio, una politica seria per la casa, la tutela dell’ambiente, la valorizzazione del patrimonio boschivo, il rilancio del commercio, la cura per il decoro urbano, una seria politica di promozione turistica, una proposta culturale di qualità. Certamente parlo di problemi grossi di non facile soluzione, che richiedono uno studio e una elaborazione politica approfonditi. Per questo ho suggerito, più volte, di rivolgerci alle varie facoltà universitarie per avere un aiuto a “buon mercato”, e di sollecitare la partecipazione delle risorse migliori che Rocca di Papa ha espresso nei vari campi -universitario, artistico, culturale ed economico-nello sforzo di trovare le soluzioni più appropriate. In secondo luogo, avremmo dovuto agire nei gangli dell’amministrazione: apportare modifiche nei meccanismi che regolano il rapporto

amministratori-dirigenti, riordinare gli uffici, rivedere i carichi di lavoro, armonizzare i vari settori, mettere mano alla pianta organica. Responsabilizzare e favorire, cioè, il pieno coinvolgimento dell’apparato burocratico nella condivisione di un programma di governo ambizioso nel reciproco rispetto dei ruoli: agli amministratori spettano le decisioni, ai dirigenti il compito di rendere quelle scelte praticabili in un quadro di legalità e di efficienza. Non è pensabile che i dirigenti, che non sono stati eletti dal popolo, si arroghino il diritto di dettare loro stessi l’agenda amministrativa. In terzo luogo, un sindaco che si rispetti deve privilegiare la collegialità e la condivisione delle strategie attraverso organiche riunioni di maggioranza allargate anche a quei ragazzi e ragazze che hanno dato vita al movimento “Insieme per Rocca di Papa”: potenzialità che devono essere utilizzate nell’elaborazione della piattaforma programmatica e politica.

 

 

Entriamo nel merito della sua delega.

Nonostante il disagio vissuto di fronte all’inerzia amministrativa, ho voluto onorare fino in fondo il mio compito di cittadino delegato al problema delle antenne. Da subito mi sono impegnato per riportare al centro della questione antenne l’autorevolezza del Comune: per troppi anni il nostro territorio è stato trattato come terra di nessuno. Monte Cavo è stato un vero Far West. Ho controllato traliccio per traliccio, ho studiato decine e decine di faldoni di documenti, ho incontrato i dirigenti di Poste, Eni, Telecom, Rai-Way, Mediaset, La7, Vigili del Fuoco, Wind, Enel, Elemedia, i Padri Trinitari, il Ministero delle Comunicazioni e dei Beni Culturali, il Ministero dell’Aeronautica, il sindaco di Capranica Prenestina, il Parco Regionale, proprietari di emittenti radiotelevisive, oltre a una serie di incontri in Regione con il capogabinetto del presidente Zingaretti e degli assessori all’ambiente e dell’urbanistica. A ognuno ho espresso la ferma volontà di vedere riconosciuta l’autorità comunale, di contrastare ogni tipo di abuso, la determinazione nel ripristinare la legalità sul nostro territorio, il fermo obiettivo del recupero e della riqualificazione di monte Cavo e dell’ex convento. Ho affrontato e permesso alla giunta di risolvere la controversa vicenda Acea, che pur avendo sottoscritto nel 2004 un contratto di affitto con il Comune, per una serie di inadempienze comunali, non ha mai versato un euro. Ho predisposto gli atti per consentire al comune di rientrare in possesso dell’area sulla Via Sacra di proprietà ENI e demolire il traliccio che vi è installato. Ho fatto demolire due tralicci inutilizzati da anni di Enel e dei Vigili del Fuoco. Insomma, anche se durante questi mesi mi sono sentito desolatamente solo, ho potuto presentare al sindaco e alla giunta il quadro complessivo della questione antenne a Rocca di Papa mettendoli in condizione di predisporre le decisioni che ritenevano più giuste. Sottolineo che durante il mio incarico ho sempre utilizzato le mie risorse personali e non ho percepito nessuna qualsivoglia indennità.

 

 

Sulla vetta di monte Cavo, che ospita decine di tralicci, che cosa ha rilevato?

Premetto che l’idea di conferire una delega specifica al problema antenne è stata una intuizione giusta. Ha significato dare continuità alla gestione di un problema che è di vitale importanza per il futuro di Rocca di Papa: senza il recupero di monte Cavo e il ripristino del suo ruolo di attrazione turistica, ogni politica di sviluppo è preclusa. L’errore storico, imperdonabile, che è stato commesso dall’amministrazione comunale, è stato quello di lasciare, nel gennaio del 1991, che una società privata divenisse proprietaria della vetta, del convento e della strada. Andrea, pensa come sarebbero state diverse le sorti di monte Cavo e di Rocca di Papa se fosse stato il comune a gestire la vicenda antenne. Il primo problema che ho riscontrato è stato appurare come sulla vetta c’è un cancello che delimita una proprietà privata e ne vieta l’accesso. Da una verifica fatta quasi d’autorità all’Agenzia delle Entrate (il catasto) è risultato che la vetta era identificata da un’unica particella che inglobava la parte finale della Via Sacra alla quale era stato addirittura cambiato nome da consolare a consortile. La differenza è sostanziale: consolare è una strada demaniale, quindi pubblica, consortile è una strada privata a uso pubblico. Insieme ai tecnici comunali Rocco di Filippo e Silvia Farina, che ringrazio per la collaborazione, confortati dai documenti e dalle mappe catastali, abbiamo ottenuto la rettifica della particella. I primi giorni di agosto 2016 una nota del catasto ufficializzava il ripristino di una dividente che separava la parte pubblica da quella privata e la corretta  denominazione della strada. É interessante notare come su quella parte di territorio sono installati diversi box e tralicci per un totale di 32 emittenti che non versano nemmeno un euro al comune. Naturalmente esistevano i presupposti per esigere da loro, nelle more che si concludesse l’iter delle ordinanze del comune, il pagamento dei canoni di affitto che non sono affatto trascurabili e che avrebbero fatto comodo alle casse comunali che non sono per niente floride. Di qui l’esigenza di far rappresentare il Comune da un professionista di prestigio per la rivendicazione di quegli affitti e per la probabile lite che si sarebbe aperta con la società proprietaria del resto della vetta che da quelle emittenti, sebbene non da tutte, percepiva congrui affitti.

 

Questa è una cosa gravissima. Secondo te perché al Comune nessuno si era mai accorto di queste situazioni di illegalità?

I motivi non li conosco e non spetta a me indagare. E pensare che su questa vicenda già ero intervenuto quando ho ricoperto dal 1997 al 2002 il ruolo di assessore all’ambiente. Tanto è vero che quando ho lasciato l’incarico era già stato appurato che quel terreno era pubblico. Infatti le emittenti che vi erano installate costituirono un consorzio (Condominio Monte Cavo) e sottoscrissero con il comune (seconda giunta Ponzo), sempre nelle more di essere delocalizzati, un contratto di affitto e versarono al comune due rate da 82.000 euro. Il contratto, per una serie di controversie, fallì e quelle sono state le uniche somme incassate dal comune in relazione alle antenne. Dopo di che nel 2003 il sindaco Ponzo emanò le famose ordinanze, una delle quali, dopo ben 14 anni, è giunta al termine l’11 maggio scorso.

 

 

Incaricaste lo studio del professor Celotto…

Sì, il prestigio del prof. Alfonso Celotto, di cui ognuno può verificarne il curriculum, ha conferito al comune una sottolineatura di serietà e di autorevolezza. Tanto è vero che per la prima volta in 25 anni di permanenza a monte Cavo, la società IDA –proprietaria della vetta, del convento e della strada- nel mese di settembre 2016 avanza al comune una proposta di riordino e riqualificazione della vetta e del convento. I termini della proposta, per la quale si faceva garante la Regione che intravedeva attraverso di essa una possibile soluzione del problema antenne a monte Cavo e la cessazione di tutte le liti in essere, erano: riduzione delle antenne radiofoniche, riordino delle emittenti, comprese quelle installate in località Madonna del Tufo su uno due tralicci da installare su un’area comunale, controllo h24 delle potenze di emissione, recupero del convento e ripristino delle sue funzioni ricettive, riconoscimento di un congruo affitto al comune con la possibilità di anticipare 7-8 annualità, versamento di 670.000 euro alla sottoscrizione del protocollo di intesa, la disponibilità ad eseguire un’opera pubblica per il comune. Non avendo nessun potere decisionale mi sono limitato a sottoporre al sindaco, alla giunta e alla maggioranza i termini della proposta lasciando che disponessero come meglio avessero ritenuto. Sono trascorsi tutti questi mesi senza che si aprisse una vera trattativa. Non ho mai saputo quale fosse il giudizio del sindaco in merito a questa proposta. In ogni caso la sentenza del CdS, obbligando il comune a demolire, esclude, a parere mio, qualsiasi scelta alternativa.

 

Da quello che dici si avverte che a un certo punto tutto si è interrotto bruscamente, fino alle tue dimissioni. Perché?

Oltre ai motivi che ho elencato bisogna aggiungere che ad un certo punto ho avuto chiara la percezione di non godere più della fiducia del sindaco. Penso di essere sufficientemente attrezzato per capire quando il rapporto di amicizia e di fiducia che si era costruito giorno per giorno durante un intero anno di campagna elettorale nella quale mi sono speso con tutte le mie energie ed  esponendomi a critiche feroci e ad attacchi personali da parte dei nostri avversari politici, improvvisamente si è interrotto. Siccome ho sempre inteso la politica un impegno civico non orientato alla rincorsa di interessi personali né tanto meno di carriera politica, ritenendo non più ideale una situazione degenerata oltre che sul piano politico anche su quello umano, con molto sconforto ho rassegnato le dimissioni. A tutto ciò va aggiunto l’imbarazzante isolamento che ho vissuto sia nel portare avanti il mio lavoro, sia nello scontro quasi quotidiano con dirigenti comunali che, forse per abitudine, si ritengono contemporaneamente dipendenti e amministratori. Il 10 marzo, quando ho annunciato al sindaco che avevo protocollato le dimissioni mi ha risposto: meno male. Come se non aspettasse altro.

 

 

Torniamo alla sentenza. Che succederà adesso secondo te, visto che il sindaco ha detto che ora farà valere le ragioni del Comune davanti alla Regione e al Ministero?

Il sindaco non è mai chiaro nelle sue scelte e nei proclami. È difficile interpretarne il pensiero. La sentenza non lascia alternative alle demolizioni, ogni altra ipotesi, come quella di concordare con la Regione e il Ministero un nuovo progetto per ospitare ancora le antenne in una nuova località di Rocca di Papa, oltre a comportare una lungaggine procedurale e progettuale, sarebbe illogica, probabilmente illegale e, soprattutto, incomprensibile alla cittadinanza.

 

Che altro vuoi aggiungere?

Vorrei ringraziare te e Il Segno per l’opportunità che mi avete offerto per chiarire la mia situazione in relazione all’amministrazione comunale. Allo stesso tempo voglio confermare la mia gratitudine per il ruolo che svolgete sul territorio. Si può essere d’accordo o meno con alcuni articoli, si possono avere idee diverse su tanti aspetti che riguardano la nostra cittadina, ma è importante avere un giornale così. Anzi, mi permetto di lanciare un appello ai cittadini di Rocca di Papa affinché sostengano un giornale che ha dimostrato di essere una voce libera al di là di chi eserciti il potere a Rocca di Papa.

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