CIÓ CHE ACCADE OGGI RICORDA IL CLIMA DEGLI ANNI NOVANTA - Sulle antenne basta ambiguità e divisioni Rocca di Papa torni a essere unita

June 14, 2017

 

A un mese dalla sentenza del Consiglio di Stato (LEGGI QUI) che ha definitivamente sancito l’illegalità degli impianti Mediaset presenti a monte Cavo, Crestini, pressato da associazioni, forze politiche e dall’ex delegato comunale alle antenne Bruno Petrolati (LEGGI QUI L’INTERVISTA RILASCIATA AL SEGNO), in attesa del consiglio comunale straordinario del 20 giugno chiesto con urgenza dalle opposizioni, ha indetto un’assemblea pubblica per trattare l’argomento. Un’assemblea che arriva dopo aver tentato di boicottarne una precedente indetta da un gruppo di cittadini che, proprio a causa del silenzio dello stesso sindaco dopo la sentenza dell’11 maggio, hanno cominciato a organizzarsi dando vita a una raccolta di firme per chiedere il rispetto di quanto deciso dai giudici e, in caso contrario, l’indizione di un referendum cittadino.

 

SCARICA QUI IL MODULO PER RACCOGLIERE LE FIRME

 

Quanto accaduto e il clima di queste settimane ricordano molto gli avvenimenti degli anni Novanta, quando l’allora amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Ciampa (con assessore all’urbanistica Enrico Fondi) tentò di percorrere la strada della legalizzazione dei tralicci con lo scopo di incassare i soldi degli affitti: «L’Amministrazione comunale […] per ovviare ai problemi derivanti dalla diffusa presenza di antenne abusive sul territorio comunale, intende provvedere alla realizzazione di un polo di telecomunicazioni da destinare agli insediamenti radio-televisivi». E ancora: «La medesima Amministrazione a tale scopo, ha reputato soluzione ottimale quella di individuare terreni siti in località Montecavo Vetta per […] gli insediamenti radiotelevisivi».

 

Frasi contenute nella delibera di Consiglio Comunale del 17 marzo 1990 che approvò (con i soli voti della maggioranza) la costituzione di una società per azioni, la Montecavo Spa. Frasi non molto diverse da quelle dette dall’attuale sindaco Crestini: «La sentenza cambia i rapporti di forza tra Comune e gestori televisivi [...], da domani dovranno essere riviste le condizioni della loro presenza su Monte Cavo e su tutto il territorio di Rocca di Papa». Quando si vogliono rivedere le condizioni esistenti (cioè l’illegalità dei tralicci) significa che si vuole andare a trattare con un chiaro scopo: ottenere soldi in cambio di un’area comunale attrezzata. E Crestini lo ha anche fatto mettere nero su bianco il 15 novembre 2016 durante una riunione convocata per parlare delle voci di entrata in bilancio: «L’obiettivo di raggiungere un accordo stragiudiziale (con gli antennari, n.d.d.), e di accertare l’entrata riportata nel Bilancio di previsione, è diventato quello sul quale l’amministrazione comunale sta puntando in via principale onde garantire sia l’equilibrio del bilancio corrente, sia quello dei bilanci futuri».

 

LEGGI QUI IL VERBALE DEL 15 NOVEMBRE 2016

 

Negli anni Novanta, dopo la decisione dalla giunta Dc-Psi di legalizzare le antenne individuando aree urbanisticamente idonee, Rocca di Papa si mobilitò anche grazie al Comitato di quartiere dei Campi d’Annibale guidato da Gianfranco Silvestrini. Una mobilitazione che pose le basi per un nuovo progetto cittadino che di lì a poco avrebbe coinvolto la parte del paese desiderosa di fermare la neonata Montecavo Spa, con il motto: “Con gli antennari non si tratta!”. Un progetto che seppe parlare all’intera Rocca di Papa, superando divisioni politiche e ideologiche, e che trovò nel giovane Carlo Ponzo (all’epoca aderente al partito repubblicano) il leader capace di condurre il paese verso quel cambiamento radicale del quale si avvertiva un grande bisogno.

 

Nel 1997 quel progetto divenne realtà e la vecchia classe politica venne spazzata via. Le elezioni si tennero il 16 novembre e due mesi e mezzo dopo, il 31 gennaio 1998, Ponzo portò in Consiglio Comunale un ordine del giorno rivoluzionario: Rocca di Papa, Monte Cavo ed in particolare Monte Cavo Vetta, non potevano più essere individuate come siti per l’installazione di antenne. La delibera venne approvata all’unanimità, maggioranza e opposizione insieme, perché Ponzo sapeva che l’unità di tutti gli attori in campo (partiti, associazioni, movimenti e cittadini) era condizione indispensabile per contrastare lo strapotere degli antennari. Quella stessa unità che oggi il sindaco Crestini vorrebbe rompere in nome di un progetto (il suo) che dopo un anno i cittadini faticano a comprendere. O meglio, ora lo hanno capito benissimo: ciò che sta più a cuore a Crestini è il suo futuro politico. Da qui la rincorsa maldestra, e a tratti frenetica, di trovare un partito disposto ad accoglierlo: Pd, Udc, e magari Forza Italia visti gli ultimi risultati delle elezioni amministrative che danno il centrodestra in forte crescita.

 

Altrimenti non si comprende perché un minuto dopo la sentenza del Consiglio di Stato Crestini non abbia subito convocato tutte le forze politiche (sia quelle presenti in Consiglio sia quelle comunque esistenti sul territorio) e l’intera cittadinanza per organizzare una linea comune di indirizzo finalizzata a un solo obiettivo: dare applicazione a quanto deciso dalla giustizia amministrativa. Il nostro giornale sarebbe stato al suo fianco (come fece quando lui stava all’opposizione e conduceva battaglie sacrosante, comprese quelle sull’applicazione delle sentenze contro gli antennari), perché così abbiamo sempre fatto: sui grandi temi non esistono ostacoli, l’unità cittadina è necessaria. Invece, ancora una volta, Crestini ha inseguito la strategia che gli è più congeniale: dividere gli altri, creare frizioni, favorire sotterfugi e diffidenze degli uni verso gli altri. L’unico clima nel quale riesce a muoversi mascherando la sua inadeguatezza, soprattutto ora che una sentenza del Consiglio di Stato gli mette in mano un potere che nessun sindaco ha mai avuto in quaranta anni di storia: avviare gli abbattimenti previsti.

 

Sulle antenne le ambiguità devono finire e auspichiamo che quel clima del 1997 torni a invadere il nostro paese, ricreando una comunità in grado di avere obiettivi comuni. I soli che possono tirare fuori Rocca di Papa dal pantano in cui è caduta.

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