LE GRANDI INCHIESTE DEL SEGNO - Così la giunta Crestini ha deciso di legalizzare le antenne abusive di Rocca di Papa

October 3, 2017

A 120 GIORNI DALLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO CHE ORDINAVA LO SPEGNIMENTO DELLE ANTENNE MEDIASET DI MONTE CAVO, IL SINDACO DI ROCCA DI PAPA (CRESTINI) HA RESO NOTA LA DECISIONE DI LEGALIZZARE LE ANTENNE COLLOCANDOLE SU UN'AREA COMUNALE SEMPRE A MONTE CAVO. COMUNE E ANTENNARI, TRA IL 2016 E IL 2017, HANNO GIOCATO UNA DELICATA PARTITA A SCACCHI A DISCAPITO DEI CITTADINI DI ROCCA DI PAPA CHE COMBATTONO I MEGA-TRALICCI RADIO-TV DA OLTRE 40 ANNI.

 

ALL'INTERNO TUTTI I DOCUMENTI UFFICIALI UTILIZZATI PER L'INCHIESTA.

 

In sei mesi, tra novembre 2016 e aprile 2017, si è consumata una vera e propria guerra, in cui il sindaco di Rocca di Papa, Crestini, ha ricoperto il ruolo di generale. Non una guerra alle antenne ma una guerra PER le antenne. Cominciamo dall’inizio, quando a giugno, appena eletto, il neo primo cittadino affida a Bruno Petrolati la delega per fare piena luce sulla situazione dei tralicci radiotelevisivi presenti a Rocca di Papa, che ne fanno il sito più inquinato d’Europa, e avviare una serie di incontri con le parti in causa (Regione, Stato, Comuni e antennari) per dare seguito, da un lato, al processo di delocalizzazione degli apparati, dall’altro per accordarsi sugli indennizzi da corrispondere al Comune per i danni subiti fino ad oggi.

 

Ma mentre Petrolati lavorava in questa direzione, il sindaco in mente aveva ben altro: sostituirsi integralmente agli antennari al fine di gestire in prima persona il sistema delle telecomunicazioni con l’intento di percepirne i canoni di affitto. Crestini lo dice chiaramente il 15 novembre 2016 durante l’incontro convocato per la «verifica dello stato delle entrate del Comune». Il piano della giunta è chiaro: «L’obiettivo di raggiungere [l’accordo con gli antennari] -afferma il sindaco- è diventato quello sul quale l’amministrazione comunale sta puntando in via principale onde garantire sia l’equilibrio del bilancio corrente sia quello dei bilanci futuri».

 

LEGGI QUI IL DOCUMENTO ORIGINALE DEL 15 NOVEMBRE 2016.

 

Sull’onda di questo indirizzo politico-amministrativo, arriva l’«intuizione» di Crestini: il Comune deve diventare l’unico interlocutore della Regione per la trattativa connessa al mantenimento sul proprio territorio comunale dei tralicci necessari per continuare a trasmettere. Un’intuizione che, ben presto, porterà il delegato Petrolati a rimettere il proprio mandato.

 

L’ENTRATA IN SCENA DEGLI ANTENNARI

In questo momento, dunque, la guerra «alle» antenne diventa la guerra «per» le antenne.

Gli antennari, riuniti nell’«Associazione emittenti radio Monte Cavo», ne vengono a conoscenza e mutano anche la loro visione sul Comune di Rocca di Papa: non più un Comune nemico perché intenzionato a mandare via tutti i tralicci dal paese, ma un concorrente che vuole sfilare loro il business della gestione delle antenne. Un cambio di rotta che spiazza lo stesso consiglio direttivo dell’associazione.

 

In una infuocata riunione, infatti, sulla graticola viene messo il presidente Ezio Valente (noto a Rocca di Papa per aver ricoperto ruoli importanti nel settore del calcio), reo di essere rimasto solo spettatore esterno e silente nella discussione fra il Comune e la Regione. La riunione si tiene a Roma il 17 novembre 2016, due giorni dopo la dichiarazione del sindaco Crestini, le cui intenzioni, quindi, sono ormai note anche agli antennari. Mentre l’obiettivo di Valente è quello di bloccare in qualche modo la sentenza del Consiglio di Stato relativa a Ei Towers (Mediaset), così da estenderne il blocco anche alle altre emittenti (una cinquantina) citate nella famosa ordinanza di Ponzo del 2003, più decisa è la posizione di uno dei membri dell’associazione delle radio, Franco Nicolanti, editore di Radio6. Nicolanti è furioso non solo per l’attendismo del presidente Valente, giudicato controproducente per gli interessi degli associati, ma soprattutto per l’intenzione del Comune di gestire almeno due dei tre tralicci previsti sulla vetta di monte Cavo. Tralicci alti tra i 100 e i 120 metri. E li vuole gestire al posto della IDA, società riconducibile a Edoardo Caltagirone, attuale «gestore» di gran parte del «sistema monte Cavo».

 

Nicolanti, poi, aggiunge che interesse primario delle radio presenti sulla vetta deve essere quello di gestire in proprio almeno un traliccio: «La nostra sola forza è nel realizzare direttamente il traliccio», dice, «i nostri interessi vanno salvaguardati e se il Comune di Rocca di Papa dovesse firmare accordi di tipo esclusivo senza coinvolgerci, ci metterebbe in grosse difficoltà». Parole che descrivono perfettamente la partita a scacchi in atto per controllare l’intero «sistema monte Cavo». Il termine “partita a scacchi” è stato ben spiegato dal consigliere comunale di maggioranza Mario Santoro durante il consiglio del 20 giugno scorso convocato dalle opposizioni. Ha spiegato Santoro: «Questa è una partita a scacchi molto complicata, ci sono le regine e i cavalli che si spostano continuamente, e quando pensi di mangiarti la regina, cadendo nel tranello, è il momento che perdi la partita». Partita che invece il sindaco Crestini vuole vincere a tutti i costi. E in fretta.

 

Con l’approssimarsi della sentenza del Consiglio di Stato, viene prodotto un carteggio frenetico con la Regione Lazio. Il 10 aprile 2017 (prot. 8320) il sindaco scrive al capo gabinetto della Regione (riferimento diretto del presidente Zingaretti) non solo per «accelerare il processo di delocalizzazione degli impianti abusivi radio e tv SUL territorio comunale» ma anche per confermare, «prima di procedere a qualsivoglia variante al Piano Regolatore Generale», la disponibilità del Comune ad ospitare «ex novo sul territorio, gli impianti Tv».

 

LEGGI QUI LA LETTERA DEL 10 APRILE 2017 (PROT. 8320).

 

Ma Crestini dice anche un’altra cosa alla Regione: che la trattativa con la IDA è saltata, perché il progetto da questa presentato non è fattibile a causa dei vincoli esistenti sulla vetta (particolare quest’ultimo da tenere a mente). Ormai la strategia del generale Crestini è chiara: interloquire direttamente con la Regione, scalzando gli antennari, al fine di realizzare in proprio, e su terreno comunale, i tralicci necessari per ospitare gli impianti di trasmissione.

 

Crestini tira in ballo anche il Consiglio di Stato chiedendo espressamente che la Regione relazioni al Collegio giudicante sulla fine di ogni accordo con la IDA. Perché il sindaco di Rocca di Papa fa questa richiesta piuttosto inusuale? Per far capire che ormai gli antennari, l’azienda di Caltagirone in primis, sono fuorigioco nella partita per la gestione dei tralicci? Oppure per condizionare in qualche modo la sentenza? Due giorni dopo, il 12 aprile, (prot. 8564), tale strategia entra nella fase più delicata, forse decisiva per chiudere la partita. Crestini scrive all’avvocato Piergiorgio Abbati (che cura la questione legale per conto del Comune), agli assessori Giannone (urbanistica) e Cimino (ambiente), e ai Responsabili dei settori urbanistica e affari istituzionali, Rocco Di Filippo e Anna Maria Fondi, per dire non solo che il rinvio dell’udienza proposta da Ei Towers deve essere rigettata (e ci mancherebbe!), ma anche per avvisare che «a sentenza emanata […] verranno verificati eventuali margini per soluzioni amministrative anche al fine di consentire alla scrivente amministrazione di operare scelte corrette e ponderate».

 

LEGGI QUI LA LETTERA DEL 12 APRILE 2017 (PROT. 8564).

 

Quali siano questi «eventuali margini» lo abbiamo scoperto solo di recente, quando l’amministrazione Crestini inserisce nel DUP (il Documento Unico di Programmazione economica) la volontà della sua maggioranza di legalizzare le antenne rediotelevisive di monte Cavo. Un atto che, di fatto, abbatte la sentenza del Consiglio di Stato, superandone l’ordine di spegnimento.

 

LEGGI QUI LA PARTE DEL DUP RISERVATO ALLA LEGALIZZAZIONE DELLE ANTENNE.

 

Il DUP è l’atto più importante che un’amministrazione redige delineando le linee guida della sua azione amministrativa, dai lavori pubblici alle assunzioni, fino alle strategie di bilancio. Quello relativo al triennio 2018-2020 è stato approvato dalla giunta Crestini lo scorso 28 luglio (delibera n. 64).

 

LEGGI QUI LA DELIBERA DI GIUNTA N. 64.

 

A smascherare le vere intenzioni dell’amministrazione comunale circa la legalizzazione delle antenne sul territorio di Rocca di Papa è stata la consigliera d’opposizione Elisa Pucci, capogruppo in consiglio di MdP (il movimento fondato da Bersani dopo l’uscita dal Pd). Quanto emerso è a dir poco sconcertante. Nel capitolo dal titolo “Antenne” si legge: “L’amministrazione comunale intende concretamente porre mano alla questione antenne e a tal fine, di concerto con la Regione Lazio, sta individuando le aree sulle quali, in fase di riordino, potranno essere realizzate strutture regolarmente munite di permesso a costruire che comporteranno per l’Ente la riscossione del canone di locazione dei terreni sui quali insisteranno, considerando che i siti individuati sono di proprietà comunale”.

 

Ma non è finita perché, se non fosse ancora chiaro, ecco che cosa viene scritto nel paragrafo relativo alla Missione 9 (programma 2): “Delocalizzazione dei tralicci e delle emittenti adibite alle trasmissioni radiotelevisive su siti individuati di concerto con la Regione, al fine di rimuovere i vincoli di carattere amministrativo e rendere l’area individuata atta a porre in essere quanto necessario per la delocalizzazione”.

 

Ma Crestini va addirittura oltre. Per avere subito a disposizione l'area di monte Cavo dove dovrebbero essere collocate tutte le antenne di Rocca di Papa, area attualmente in uso all'Ente Poste, propone una soluzione transattiva per entrare nuovamente in possesso di questa zolla di terreno. Ma nel caso tale accordo con Ente Poste non dovesse andare in porto, Crestini ha già pronto il cosiddetto "piano B": individuare aree alternative. Lo scrive nero su bianco sul DUP. Quaranta anni di battaglie combattute da associazioni e cittadini e una storica sentenza del Consiglio di Stato che, dopo 14 anni ha dato ragione all’Ordinanza di Ponzo del 2003, vengono  stracciate dalla giunta Crestini in appena un anno dal suo insediamento.

 

Ma torniamo ad aprile 2017, tre mesi prima dell’approvazione del DUP. La macchina da guerra di Crestini per mettere le mani sul business delle telecomunicazioni è ormai inarrestabile. Altre due lettere (prott. 8563 e 8565) prendono corpo il 12 aprile per muovere il fatidico scacco matto alla IDA e agli antennari. I due funzionari più importanti di corso Costituente, Rocco Di Filippo e Anna Maria Fondi, relazionano al sindaco (prot. 8565) circa la riunione dell’11 aprile presso la Regione, in cui viene consegnata anche «una planimetria esplicativa avente ad oggetto l’ipotesi di delocalizzazione delle emittenti Tv sulla particella di nostra proprietà (posta a ridosso della vetta, a poche decine di metri dai tralicci attuali, n.d.d.), ad oggi ancora gravata da un diritto di superficie di Ente Poste».

 

LEGGI QUI LA LETTERA DEL 12 APRILE 2017 (PROT. 8565).

Il Comune ormai ha messo in piedi il suo progetto e deve arrivare a definirne tutti gli aspetti prima che si pronunci il Consiglio di Stato. In quella riunione la Regione, però, dice che «per poter valutare la fattibilità dei progetti di realizzazione di tralicci ospitanti radio e Tv», devono «avere a disposizione uno studio di fattibilità tecnico-economica che contenga anche gli elementi per procedere alla variante» del P.R.G..

 

Alla Regione i due incaricati comunali pongono quindi una sfilza di domande, ben 18, sulle caratteristiche che devono avere i tralicci per non incappare in dinieghi e soprattutto su come impostare la variante al P.R.G., da “aree verdi con inedificabilità assoluta” a “servizi tecnologici”, necessaria per realizzare i tralicci. Addirittura chiedono alla Regione di modificare il Piano territoriale di coordinamento, approvato nel 2007, in cui Monte Cavo e Costarelle non sono più siti per le antenne ma aree da riqualificare (pagine 70-77 del Piano regionale). Vanno, quindi, inseriti nuovamente nelle lista delle aree idonee ad ospitare tralicci.

 

LEGGI QUI IL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO APPROVATO DALLA REGIONE NEL 2007 CHE ESCLUDE MONTE CAVO E COSTARELLE DALL’ELENCO DEI SITI IDONEI AD OSPITARE ANTENNE.

 

Ma chiedono anche un’altra cosa alla Regione, forse la più grave: come rimuovere i vincoli esistenti su monte Cavo che, di fatto, renderebbero impossibile realizzare il progetto dei tralicci comunali. Ricordate? Vincoli che per il Comune avevano reso impossibile il progetto presentato dalla IDA.

 

Crestini non fa una piega e in tutta fretta, sempre il 12 aprile (prot. 8563), queste stesse domande/sollecitazioni le invia per iscritto (con la sua firma) al capo gabinetto di Zingaretti, per le opportune valutazioni, confermando che per «avere risposte pronte e concrete, come da disposizioni del sottoscritto (quindi Di Filippo e Fondi hanno posto le 18 domande su ordine del sindaco, n.d.d.), il Comune ha consegnato anche la copia di una planimetria», non potendo più (il Comune) «attendere all’infinito la disponibilità di altri Comuni per i quali -aggiunge Crestini- mi risulta che non esistono neppure le strutture di urbanizzazione primaria per raggiungerli». Crestini, insomma, lancia anche un altro messaggio alla Regione: visto che gli altri Comuni (Capranica Prenestina e San Polo dei Cavalieri) non sembrano intenzionati a ospitare i tralicci delle emittenti in base al Piano regionale del 2007, ci pensiamo noi.

 

LEGGI QUI LA LETTERA DEL 12 APRILE 2017 (PROT. 8563).

 

A questo punto, i timori di Franco Nicolanti dell’«Associazione emittenti radio monte Cavo», appaiono fondati: «Non essendo noi presenti negli uffici dove si prendono le decisioni che contano, queste rischiano di passarci sopra con esiti imprevedibili e dannosi». È lo scacco matto studiato da Crestini per vincere la partita. Il 14 aprile 2017 (prot. 8784) il Comune invia una nuova lettera alla direzione regionale urbanistica per riproporre le stesse identiche 18 domande già inviate due giorni prima, confermando «la necessità di avere le risposte in modo tale da esser pronti a trattare la questione sotto ogni punto di vista». Una corrispondenza frenetica da parte dell’amministrazione comunale in attesa della sentenza del Consiglio di Stato. Sentenza che viene pubblicata un mese dopo (l’11 maggio) e che, nelle conclusioni, sembra spiazzare lo stesso Crestini il quale, dopo oltre 120 giorni, continua ad emettere comunicati in cui a parole dice di voler eseguire quanto disposto dai giudici mentre nei fatti sta definendo l’area da destinare alle emittenti.

 

LEGGI QUI LA LETTERA DEL 14 APRILE 2017 (PROT. 8784).

 

LEGGI QUI LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO DELL’11 MAGGIO 2017.

 

Nel frattempo non sappiamo se e come la Regione Lazio abbia risposto alle 18 domande del sindaco ma, con la sentenza dell’11 maggio, la cosa è irrilevante avendo stabilito che gli impianti di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 sono abusivi e devono essere semplicemente rimossi. La partita a scacchi con gli antennari e la IDA, insomma, è finita con le pedine in frantumi e lo scacco matto tentato da Crestini si sta rivelando sempre più un clamoroso autogol.

 

Resta da chiarire un ultimo aspetto. Nel caso in cui il Comune riuscisse nel suo intento di diventare il gestore del «sistema monte Cavo», chi gestirebbe materialmente gli apparati di trasmissione? Una società costituita ad hoc? E chi verrebbe chiamato a dirigerla? Forse quell’Ezio Valente, già presidente dei Canarini (la squadra di calcio di Rocca di Papa) e presidente dell’«Associazione emittenti radio monte Cavo»? Forse per questo l’altro socio dell’associazione, Franco Nicolanti, nutriva forti dubbi sull’operato dello stesso Valente circa la tutela degli interessi degli associati?

 

E chi gestirebbe le fasi di installazione dei tralicci e il successivo controllo delle emissioni? Forse qualche Comitato che si batte contro le antenne? Domande che pesano come macigni sulla stagione politica di Crestini, il sindaco che vuole legalizzare le antenne di Rocca di Papa malgrado il Consiglio di Stato abbia ordinato di spegnere gli apparati abusivi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4.

 

ECCO GLI ALTRI DOCUMENTI DA LEGGERE:

 

LEGGI QUI L’ORDINANZA DEL CONSIGLIO DI STATO DELL’8 OTTOBRE 2015.

 

LEGGI QUI LA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO SU EI TOWERS DEL 13 NOVEMBRE 2014.

 

LEGGI QUI LA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO SU RAIWAY DEL 21 GIUGNO 2016.

 

LEGGI QUI LA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO SU EUROPA TV DEL 19 GENNAIO 2015.

 

LEGGI QUI IL COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIO DI STATO.

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Andrea Sebastianelli
Direttore Responsabile
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