NEL PD DI ROCCA DI PAPA QUALCOSA SI MUOVE. MA NON È IL SEGRETARIO LITTA

January 25, 2018

A Rocca di Papa, più che altrove, l’assenza di forze organizzate sta impedendo di avere una classe dirigente preparata. Il caso più eclatante è quello del Partito democratico. Un partito che dovrebbe ricostruire il rapporto di fiducia con il suo elettorato (deterioratosi inesorabilmente), incontrando i cittadini, aprendosi al confronto e alla discussione, anche energica, per riproporsi come forza di governo in grado di dare a Rocca di Papa un’idea diversa di città. Il Pd, invece, ha deciso di alzare bandiera bianca. Di arrendersi. Anzi, ha deciso di fare ben altro: annettersi, anima e corpo, al sindaco Crestini, con tutto ciò che questo comporta: perdere un gran numero di uomini e donne (oltre che di elettori) di sinistra.

 

Stiamo ancora aspettando che l’attuale segretario Massimo Litta chiarisca quella pessima vicenda personale, quando Crestini lo chiamò a lavorare all’ufficio urbanistica di Rocca di Papa in posizione di comando. Chiamata che, dopo le polemiche che ne seguirono, finì nel nulla di fatto. Ma la vicenda resta ancora fitta di verità, mezze verità e omissioni. Fatto sta che Litta, da quel momento, non ha più detto una parola sull’attuale amministrazione. Né sulle antenne, né sulle demolizioni, né sul “caso Giannone”, né sul “caso Calcagni”. Nulla di nulla. Un partito altroché fluido, inesistente. Salvo poi farsi vedere in giro per chiedere il voto ai cittadini. Evidentemente per il Pd i roccheggiani devono essere spremuti solo quando è tempo di raccolta.

 

Litta, all’epoca, non rispose nemmeno alla sua capogruppo Pd in consiglio, Silvia Sciamplicotti, quando quest’ultima chiese le sue dimissioni dopo la richiesta di assunzione da parte di Crestini.

 

Ma Litta non è da solo in questa gestione opaca del Pd roccheggiano. È circondato da un bel gruppetto a cui è stato messo il silenziatore. Ma forse il silenziatore se lo sono messi da soli non avendo un benché minimo pensiero sulle cose che accadono. L’ultima a far parte dei silent-boys, in ordine di tempo, è proprio Silvia Sciamplicotti, da qualche mese diventata, con il suo atteggiamento, paladina della maggioranza targata Crestini. Fino a ottobre in consiglio comunale dava battaglia su tutto. Da novembre ha cominciato a criticare le mozioni della minoranza (soprattutto quelle di Elisa Pucci), da dicembre ha iniziato a tramare contro il presidente del consiglio comunale Calcagni, dopo aver fatto fuori (politicamente parlando) la vicesindaco di Crestini, Giannone, facendo quindi un grosso favore al sindaco. Ora non gli resta che entrare in maggioranza. Ma su di lei, come su tutta la precedente amministrazione, adesso pesa come un macigno la relazione degli ispettori contabili del Ministero delle finanze che ha rilevato una decina di mancanze gravi, su cui anche la Corte dei conti ha aperto un fascicolo. Si capisce che, per lei, la stagione politica è arrivata al termine dopo dieci anni di pessima amministrazione nei settori più delicati del Comune: urbanistica e bilancio. In entrambi i settori ha lasciato non confusione ma macerie.

 

Ma come sosteneva uno dei padri nobili della sinistra italiana, Antonio Gramsci, dopo le macerie segue sempre la ricostruzione. E allora salutiamo con soddisfazione il coraggio di alcuni esponenti del Pd roccheggiano, in particolare Emanuela Trinca e Maria Chiara Cecilia, di rompere quest’assordante silenzio che sta condannando il Pd all’oblìo cittadino. Lo hanno fatto nel modo migliore, non sottotraccia ma alla luce del sole, manifestando le loro perplessità sul modo di dirigere un partito che, fino a qualche anno fa, era l’unica forza organizzata del territorio mentre oggi è il nulla. Hanno avanzato delle proposte, hanno cercato di scuotere il segretario Litta e l’intero direttivo dal torpore ma la risposta è stata il ritiro della delega di vice-segretaria a Emanuela Trinca. L’accusa che Litta ha rivolto a Emanuela Trinca e a Maria Chiara Cecilia è stata pressoché questa: avete una linea contraria a quella dell’attuale segreteria del partito. Visto che nessun cittadino ha capito la linea di Litta (a parte quella di cedere il partito a Crestini), viene da domandarsi a quale linea si stia riferendo il segretario Pd. A Rocca c’è una storiella che circola in piazza tra i cittadini: «A un certo punto una grossa automobile si è fermata in piazza Margherita, si è aperto lo sportello e non è uscito nessuno. Era Litta».

 

Il Pd ha la necessità vitale di farsi sentire e, soprattutto, di chiudere i conti con una stagione politica, timbrata Boccia-Sciamplicotti, che ha portato il partito a perdere di autorevolezza e di autenticità. Un partito oggi ostaggio di una sola linea politica: il silenzio su tutto ciò che riguarda l’amministrazione Crestini.

 

Rocca di Papa, però, ha bisogno del Pd, come ha bisogno di tutte le forze politiche in grado di far prevalere le idee davanti alle prepotenze e agli interessi di pochi. Un partito che sappia selezionare la sua classe dirigente in base alla qualità e non in base alle tessere che si riescono a racimolare, magari grazie a qualche zio facoltoso. Un partito in grado di diventare punto di riferimento dei cittadini e non il satellite dei soliti noti. Ma un dubbio sorge spontaneo: il Pd forse ritiene di non aver bisogno dei cittadini di Rocca di Papa.

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