L'attacco del sindaco al presidente del consiglio comunale attraverso i suoi fidati comunicatori

October 12, 2017

L’attacco frontale portato avanti in questi giorni dal sindaco di Rocca di Papa nei confronti di due consiglieri comunali di maggioranza (Lorenzo Romei e Roberta Carnevali) e del presidente del consiglio comunale (Massimiliano Calcagni) permette di fare un’analisi non sul primo cittadino, la cui inadeguatezza ormai è sotto gli occhi di tutti, ma sull’ingrato ruolo (ingrato perché relegato nell’ombra) di chi suggerisce e scrive per suo conto interventi e lettere aperte.


Ora, in un paese, tutti ci conosciamo e tutti sappiamo più o meno come parlano e scrivono le persone, compresi i politici. Soprattutto i politici. Che il sindaco di un paese come il nostro, poi, abbia bisogno di suggeritori e di elaboratori di discorsi, è ancora più paradossale perché a memoria non ricordo un sindaco che sia uno, prima di Crestini, che abbia avuto la necessità di farsi scrivere i discorsi da leggere in pubblico. Pur volendo accettare tale scelta di un sindaco, che evidentemente si rende conto di non saper mettere ordine scritto ai suoi ragionamenti, la persona incaricata (anche se non ufficialmente) di scrivere per suo conto, dovrebbe tenere presenti una serie di fattori fondamentali: chi scrive deve farlo interpretando, anche nello stile, i modi e le espressioni di chi poi deve far suo tale discorso. Non solo: deve usare termini appropriati alla persona di cui fa le veci (o le voci, fate voi). Non solo: deve fare citazioni appropriate che rappresentino effettivamente il modo di pensare/vivere della persona per la quale scrive.


IL DISCORSO SULLA FUORIUSCITA DI TRE CONSIGLIERI

Prendiamo gli ultimi due discorsi postati dal sindaco di Rocca di Papa. Partiamo dal primo, quello letto nell’ultimo consiglio comunale in risposta alla fuoriuscita dei tre membri della maggioranza. Alcune parole e frasi ascoltate, Crestini non le userebbe nemmeno se interpretasse in teatro il ruolo di un professore d’italiano. Eccone un esempio:
“retaggi del passato”; “galassia politica”; “libertà è partecipazione”; “formule dell’alchimia politica”; “retrobottega dei partiti”; “lavorare ventre a terra” (frase rivolta ai suoi consiglieri).


Avendo seguito Crestini per diversi anni quando era consigliere d’opposizione, posso dire per certo che queste frasi non fanno proprio parte del suo vocabolario comune.


Nel secondo intervento, pubblicato anche sul suo foglio informativo, l’elaboratore di testi è andato anche oltre, usando espressioni quali:
“linguaggio fumoso”; “confligge in maniera palmare”; “apropositivi”.
E ci fermiamo qui per amor di patria!

 

Insomma, certe frasi è chiaro che il sindaco non se le sognerebbe nemmeno la notte di dirle in pubblico, proprio per non fare una figura barbina. Ma allora perché, viene da domandarsi, il “consulente di scrittura” usa riempire i discorsi di Crestini con tali affermazioni che nulla hanno a che vedere con Crestini stesso? Le possibili risposte sono due: o non se ne rende conto (ma è da escludere perché appare persona troppo scaltra leggendo le cose che scrive); oppure lo fa apposta perché, anche se relegato nell’ombra, vuole comunque far sapere a tutti che il pensiero che Crestini legge in realtà è il suo. E Crestini è solo il mezzobusto. Se si è supponenti e soprattutto se ci si crede la mente più eccelsa del paese, è davvero dura restare nell’ombra in silenzio. Ecco allora l’uso disinvolto di parole e frasi che sembrano tratte da noiose sedute parlamentari.


Infine, c’è un’ultima assenza che si percepisce ascoltando e leggendo questi discorsi artefatti: la conoscenza di un paese come Rocca di Papa, dove i rapporti umani vanno oltre gli scontri politici. Scrivere, come ha “fatto” il sindaco, che Massimiliano Calcagni è uno che non conosce il termine “lavorare”, oppure che non capisce il ruolo istituzionale che ricopre, cioè quello di presidente del consiglio comunale, è offensivo non solo per Calcagni ma per tutti i cittadini che Massimiliano lo conoscono da quando era ragazzino. Io posso non essere d’accordo con Calcagni su alcuni temi, posso discutere con lui su tanti argomenti, ma mai mi verrebbe in mente di dirgli che non sa che cosa significa lavorare, non fosse altro che è uno degli artigiani più apprezzati del paese, che ha sempre guadagnato per suo conto lavorando, e che continua a lavorare malgrado il ruolo istituzionale, a differenza di chi appena conquistata la poltrona di primo cittadino ha pensato bene di chiudere il bar dove lavorava. E poi quell’espressione spregiativa usata verso tutti i suoi consiglieri (non solo verso i tre dissidenti): “venite al Comune a lavorare ventre a terra”! Ma chi mai userebbe questa frase per parlare di persone che tutti a Rocca di Papa conosciamo? Solo chi non prova alcun affetto per Rocca di Papa, oppure chi non ha una grande considerazione dei roccheggiani, considerati appunto gente che per lavorare deve strisciare con la pancia a terra.


Da quanto accaduto in questi 15 mesi, una cosa possiamo dirla senza timore di essere smentiti: a Rocca di Papa chi non ha compreso il ruolo istituzionale che ricopre sono due persone: il sindaco Crestini e il suo suggeritore misterioso che ormai tanto misterioso non lo è più.

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Andrea Sebastianelli
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