LA FUGA DI CRESTINI: LA MAGGIORANZA A UN PASSO DALLA CADUTA. LE MINACCE DENUNCIATE DA ROMEI RICHIEDONO L’INTERVENTO DELLE AUTORITÀ

April 4, 2018

 

Un sindaco che insieme alla sua maggioranza fugge dal consiglio comunale non si era ancora visto nella storia di Rocca di Papa. E lo ha fatto nel peggiore dei modi, chiedendo un’interruzione per cinque minuti, salvo poi sparire nei piani alti del Palazzo di corso Costituente. Dopo un’attesa durata più di quaranta minuti in cui nessuno informava i presenti (questo il rispetto per i cittadini), la segretaria comunale ha potuto solo prendere atto dell’assenza della maggioranza e quindi del numero legale. Consiglio finito nel peggiore dei modi e maggioranza in frantumi, senza più numeri per governare.

 

Crestini è stato lì lì per cadere ma il timore di perdere qualcosa di più importante, la poltrona e lo stipendio pieno, lo ha portato a scappare dalle sue responsabilità di sindaco di fronte al consiglio e ai cittadini. Una figura pessima che mai avremmo voluto vedere e che denota ancora una volta la sua inadeguatezza nel governare la città.

 

CRONACA DEL CONSIGLIO COMUNALE

La seduta di ieri (3 aprile) è cominciata con un intervento del consigliere Lorenzo Romei, punta di spicco del gruppo di Crestini in antitesi alla passata amministrazione. Un intervento duro che ha messo in evidenza alcuni lati oscuri del «metodo Crestini», fatto di pressioni e minacce per costringere Romei a votare sì a tutti i punti in discussione, tra cui il bilancio di previsione. Nel denunciare queste pressioni (che ricordano quelle fatte pubblicamente quattro mesi fa dalla ex vicesindaco Veronica Giannone, poi estromessa dal suo incarico), Lorenzo Romei ha anche sancito il suo passaggio all’opposizione, unitamente alla conigliera Roberta Carnevali e al presidente del consiglio comunale Massimiliano Calcagni. Una scelta che ha spiazzato non solo il sindaco ma l’intera giunta che, a quel punto, poteva solo sperare nel sostegno di due consiglieri di minoranza: Silvia Sciamplicotti e Massimo Grasso che, evidentemente, non se la sono sentita di passare alla storia come i salvatori di Crestini. A tutto c’è un limite, avranno pensato: opposizione soft sì ma sostegno diretto proprio no.

 

In Consiglio comunale i numeri ormai erano chiari: 8 per la maggioranza e 8 per l’opposizione (assente Danilo Romei il cui sostegno a Crestini non è certo scontato come ritengono alcuni esponenti di maggioranza, soprattutto dopo l’appoggio del sindaco al Pd alle ultime elezioni) con un risultato inequivocabile: il bilancio e i relativi emendamenti non sarebbero stati approvati e, di conseguenza, la giunta targata Crestini sarebbe andata a casa dopo appena 20 mesi. Il colpo del ko, infatti, è arrivato con la discussione del quarto punto (Tassa sui rifiuti, approvazione tariffe 2018). Tutti gli 8 consiglieri di minoranza hanno votato no. Punto bocciato e Crestini in fuga a smaltire la sua rabbia circondato dai soliti signorsì, quel manipolo di consiglieri che ieri sembrava sceso da un altro pianeta, incapace di proferire parola (a parte Santoro) che non fosse il solito «il mio gruppo vota sì». Poi il vuoto.

 

LA DUSCUSSIONE DEI PUNTI ALL'ORDINE DEL GIORNO

Già il primo punto aveva fatto vacillare la maggioranza: l’astensione di Massimiliano Calcagni e Lorenzo Romei aveva dato respiro a Crestini. Il secondo punto aveva potuto contare solo sull’astensione di Calcagni. Il terzo punto, invece, era passato grazie all’assenza in quel momento del consigliere Massimo Grasso (assenza strategica o casuale? Non lo sappiamo). Al quarto punto, infine, la débâcle. Così il sindaco, che fino a quel momento aveva continuato ad attaccare la vecchia giunta e soprattutto l’ex sindaco Boccia, ha indossato i panni dell’agnellino ferito: tono di voce basso, sguardo languido, posa imbalsamata: “Voi state votando per mandarmi a casa e non per bocciare questo provvedimento, fate come volete tanto io non sono attaccato alla poltrona e posso andarmene quando voglio. Il problema è del paese”.

 

 

Solo che tra il dire e il fare, come si dice, c’è di mezzo il mare. Preso atto della bocciatura del punto in discussione, sapendo che il bilancio di previsione non sarebbe passato, Crestini ha fatto come il vecchio Re Vittorio Emanuele: fuggire senza se e senza ma, lasciando il consiglio e i cittadini nello smarrimento e senza dare alcuna spiegazione. Un sindaco privo di orgoglio e di quel senso di responsabilità che dovrebbe avere ogni primo cittadino,  salvo poi diffondere dopo alcune ore un comunicato stampa (LEGGI QUI) privo di autocritica ma solo teso a colpevolizzare gli altri, cioè i tre consiglieri passati all’opposizione (Lorenzo Romei, Roberta Carnevali e Massimiliano Calcagni), dopo che per mesi sul suo giornale li ha accusati di ogni nefandezza: incompetenza, attaccamento alla poltrona, disimpegno, svogliatezza, ecc.  

 

ANCORA UNA DENUNCIA PUBBLICA DI MINACCE:

ORA LE AUTORITÀ DEVONO INTERVENIRE

L’aspetto più inquietante del consiglio comunale del 3 aprile, al di là del voto che ha mandato in frantumi la maggioranza, è il contenuto dell’intervento di Lorenzo Romei. Ancora una volta un membro della maggioranza denuncia pressioni e minacce subite da lui stesso e dalla sua famiglia. Una denuncia forte, sofferta, gridata all’interno del consiglio comunale, l’organo istituzionale per eccellenza e tutore della legalità e della democrazia. Le accuse del consigliere Romei ci ricordano quelle fatte qualche mese prima dalla ex vicesindaco e assessore all’urbanistica Veronica Giannone: minacce subite da lei stessa e dalla famiglia. Una denuncia fatta prima attraverso il quotidiano Il Messaggero e successivamente con una diretta Facebook dal titolo inequivocabile: Rocca di Papa paese da onorata società. A questo punto non è più possibile che le Autorità restino in silenzio, il clima fatto di veleni, sotterfugi e dossieraggi tesi a colpire questo o quello deve essere fermato, ne va della dignità delle istituzioni e del rispetto dei cittadini.

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