Il fallimento del Crestini-politico: gli errori che hanno sgretolato la sua maggioranza

April 9, 2018

 

Nessun esponente della maggioranza ha affrontato la questione politica della vicenda che ha portato Crestini a perdere la sua stessa maggioranza. Se il sindaco è giunto a questo punto i motivi risiedono soprattutto nella sua incapacità di fare politica che, ricordiamolo, è innanzitutto il saper limare i punti di vista (cioè la propria visione sulla gestione amministrativa) per fare in modo che vi siano convergenze fra sensibilità differenti. Trovo francamente assurdo che vari esponenti e sostenitori di Crestini in queste ore stiano lanciando appelli ai consiglieri di minoranza mentre sono rimasti in silenzio quando il sindaco accusava di ogni bestialità l’attuale presidente del Consiglio Comunale, Massimiliano Calcagni. È in quel momento, gentili sostenitori di Crestini, che dovevate dire al sindaco: Caro Emanuele, due consiglieri e il presidente del Consiglio hanno manifestato un leggero malessere nel tuo modo di gestire la cosa pubblica. Perché non organizziamo una riunione con loro per cercare di rimuovere le cause di questo malessere?

 

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Invece no, il sindaco è andato avanti come un caterpillar, passando sopra di loro con tutta la violenza verbale possibile, scatenandogli subito contro il suo giornale. Calcagni è stato accusato di non essere all’altezza del ruolo, di essere incapace, di non impegnarsi, di non conoscere il significato della parola “lavoro”. La crisi della maggioranza nacque in quel momento.

 

LA LETTERA CONTRO MASSIMILIANO CALCAGNI

Evidentemente il suggeritore di Crestini, chiuso nel suo bel salotto da stratega, ha puntato tutto sulla pace sottoscritta con alcuni esponenti della minoranza (Sciamplicotti e Grasso, mentre Romei è sempre stato considerato “cosa propria”) che garantivano il sindaco che la sua maggioranza non sarebbe mai andata sotto in termini numerici. La lettera resa nota da Lorenzo Romei nell’ultimo Consiglio comunale, nella quale il sindaco e alcuni consiglieri comunali di maggioranza (molto pochi a leggere le firme) volevano dimettere Calcagni, è stato il secondo tragico errore di Crestini che evidentemente ha dato credito al solito suggeritore che lo ha fatto andare a sbattere contro un muro visto che la legge parla chiaro sui motivi che possono essere addotti per spodestare il presidente di un consiglio comunale.

 

Crestini ha perso di vista la sua maggioranza, che stava andando in frantumi, rivolgendo le sue attenzioni solo agli ammiccamenti con l’opposizione. Ed ecco il risultato ottenuto: oggi deve pietire qualcuno disposto a votare sì al suo bilancio che, ricordiamolo (checché ne dica l’assessore Rossetti), si basa essenzialmente sulle multe stradali (soprattutto autovelox) e sulla vendita dei beni che già Boccia aveva deciso di vendere. Crestini e Rossetti, in occasione dell’approvazione del loro primo bilancio, dissero che successivamente avrebbero eliminato queste voci per salvare quei pochi edifici pubblici ancora in mano al Comune. Ma così non è stato.

 

Quindi Crestini sta semplicemente pagando la sua incapacità politica rispetto a un gruppo consiliare (quello composto da Calcagni, Romei e Carnevali) che, da solo, ha rappresentato una fetta importante della sua vittoria.

 

L’INTERVENTO DI LORENZO ROMEI IN CONSIGLIO

L’ultimo pensiero va alle parole lette in Consiglio da Lorenzo Romei. Romei lasciò la segreteria dei giovani Pd per gli stessi motivi che oggi lo hanno portato ad abbandonare Crestini: la mancanza di coinvolgimento nelle scelte. All’epoca, quando il giovane Romei decise di lasciare il Pd, Crestini seppe raccogliere quel malessere dimostrando un’attenzione politica a quanto denunciato pubblicamente dal giovane piddino. Crestini sapeva avvicinare a se le persone deluse dal «sistema Boccia-Sciamplicotti» (termine coniato da Crestini in campagna elettorale). Tanto che Lorenzo Romei decise di appoggiare con passione e determinazione il suo progetto politico. A distanza di tre anni, Crestini si è comportato come si comportò il Pd con Romei: lo ha lasciato ai margini (unitamente a un’altra brava e competente consigliera comunale: Roberta Carnevali, e al presidente del consiglio comunale) venendo meno a quella promessa di cambiamento basata sulla partecipazione.

 

L’OCCASIONE PERSA PER ROCCA DI PAPA

Infine c’è da evidenziare la grande occasione perduta per Rocca di Papa: il cambiamento che tutti i cittadini si aspettavano non c’è stato perché Crestini ha anteposto al bene comune la sua limitata visione della politica, tutta tesa ad assicurare poltrone e ruoli a tanti ex fedelissimi di Boccia e del Pd, dimenticandosi dei giovani che lui stesso aveva lanciato nella bagarre amministrativa, a cominciare proprio da Lorenzo Romei e Roberta Carnevali. Questi ultimi due potevano essere davvero (e lo possono essere ancora) la nuova classe dirigente, fatta di qualità e buonsenso, di cui Rocca di Papa ha urgente bisogno. E invece Crestini ha temuto proprio questo: che le loro idee e la loro politica trasparente potessero rappresentare un impedimento agli inciuci nei quali il sindaco si stava incartando. Bene hanno fatto Romei e Carnevali a prendere un’altra strada, nel rispetto dei cittadini di Rocca di Papa e delle stesse Istituzioni.

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Andrea Sebastianelli
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