Rossetti-Giannone-Fondi, veleni che rendono la nebbia sempre più fitta

April 11, 2018

 

Il regolamento di conti tra coloro che hanno formato e formano la maggioranza pro-Crestini non sembra finito. Anzi, è ipotizzabile che ci si trovi solo all’inizio. È bastato lo scenario del rompete le righe (tradotto: tutti a casa e addio poltrone) per far emergere accuse e contro-accuse, minacce di querele e controquerele, verità e mezze verità, tra esponenti passati e presenti che fino a un anno e mezzo fa andavano d’amore e d’accordo.

 

L’ultimo scontro al vetriolo è stato fra l’assessore al bilancio Vincenzo Rossetti, il consigliere delegato Bruno Fondi, e la ex vicesindaco e assessore all’urbanistica, Veronica Giannone. Sulla pagina Facebook del Segno se le sono date di santa ragione. I commenti si possono leggere sotto l’articolo “Il dopo Crestini e il ruolo di Danilo Romei” di qualche giorno fa.

 

A innescare la miccia un intervento di Bruno Fondi che, rispondendo al direttore del Segno Andrea Sebastianelli circa l’uso del simbolo di Antonio Di Pietro (Italia dei Valori) nella sua foto su Facebook, diceva «Nell’animo sono e sarò sempre un Dipietrista, per cui legalità e trasparenza sono al primo posto nella mia coscienza. Qualora venissi a conoscenza o avessi assistito a una qualsiasi forma di intimidazione o di prevaricazione o di imposizione, sicuramente avrei denunciato il fatto, come feci con la Giannone all’epoca, tentai in vari modi di farmi confessare da dove venivano quelle minacce, così chiederò al Consigliere Romei di fare nome e cognome delle persone che gli avrebbero fatto pressione e minacce per il suo ruolo di Consigliere. Al momento a me non risulta assolutamente niente di tutto questo».

 

La vicenda pareva chiusa ma evidentemente queste affermazioni hanno smosso ancora una volta la ex vicesindaco Veronica Giannone, che ha risposto prontamente: «Mi sento di intervenire perché non accetto che il velo delle bugie copra quanto di più difficile e vero riportato non da una ma da ben quattro persone. Quanto asserito dal Consigliere Bruno Fondi non è veritiero. Mi confessai con lui eccome! Perché lo ritenevo persona, prima che un politico, di buon senso. Ci chiudemmo nella stanza dell’ufficio tecnico della Santangeli (dipendente del Comune, n.d.d.). Non ricorda Bruno Fondi? Stessa cosa feci con Enzo Labasi. Mi affidai all’esperienza e alla saggezza di coloro nei quali credevo che il tutto potesse suscitare una qualche minima reazione se non politica almeno umana, ma nulla di tutto ciò è avvenuto, benché meno in virtù del ritiro delle deleghe».

 

Alla Giannone ha poi risposto l’assessore al bilancio Vincenzo Rossetti: «Tanto per dimostrare che non faccio favoritismi e soprattutto che non ho nulla contro i “dissidenti”, anche se ho una mia opinione, al prossimo consiglio chiederò pubblicamente al consigliere Romei di dire chi lo minaccia e per che cosa […]. Li ho chiesti anche a Veronica Giannone la quale però mi diceva che c’erano indagini in corso e non poteva parlare». Ancora una volta la ex assessore all’urbanistica non si è lasciata sfuggire l’argomento, chiarendo diversi punti: «Certo Vincenzo forse l’avrei dovuto fare... come quando rivelai in riunione di maggioranza dell’incontro avuto con i dirigenti di Ei Towers (è l’azienda che controlla Canale 5-Italia1-Rete4, su cui pende la sentenza del Consiglio di Stato n.d.d.). La tua risposta fu agghiacciante: “Beh il sindaco probabilmente avrà detto a Ei Towers che le sue antenne sarebbero rimaste, per strategia”. Sia tu che Veronica Cimino assessore all’ambiente (probabilmente già proiettata al post dichiarazione, pronta ad occupare un posto ben presto vuoto), cosi come i consiglieri, non avete avuto la benché minima reazione di fronte a una cosa simile. Io vi dissi, ed ero il vostro vicesindaco non la prima persona incontrata per strada: “Il sindaco ha dato la parola per tutti noi vi rendete conto?”. Gli unici ad adirarsi sono stati Massimiliano Calcagni e Lorenzo Romei».

 

A questo punto la discussione si sposta sul personale perché l’assessore Rossetti, sentendosi chiamato direttamente in causa, mette subito in chiaro le cose forse nel tentativo di fermare subito lo scambio di battute: «Veronica, l’accusa che mi muovi è gravissima perché non ti ho mai detto una cosa del genere e ti prego, se non hai le prove di quello che affermi, smentisci immediatamente altrimenti mi costringi ad azioni (non intimidatorie) che tutelino la mia immagine». Il riferimento è ovviamente alla possibilità di querelare la Giannone, la quale non lasciandosi suggestionare, ha subito replicato: «Vuoi le prove? È stato detto in riunione di maggioranza, fai tu. Mi vuoi querelare? Vai tranquillo Vincenzo, fai quel devi. Ho dossier ben più ampi da allegare. È rivelatore come chiediate nomi, cognomi, prove, controprove, muri che parlano e sedie che testimoniano, poi una volta detti minacciate querele! Una tattica che dice molto sulla buona fede delle persone». Poi il consiglio finale a Rossetti: «Vuoi un consiglio da una persona leale la quale sono sempre stata Vincenzo? Se ci tieni e vuoi tutelare la tua immagine faresti bene ad abbandonarlo celermente questo progetto».

 

Come si può facilmente intuire il clima tra esponenti di ieri e di oggi della maggioranza è più che surriscaldato, è rovente. A confermarlo è lo stesso assessore al bilancio Rossetti quando, all’interno della stessa discussione, a proposito della decisione dei tre consiglieri passati in minoranza, si lascia scappare: che «Ma a nessuno viene in mente che forse sul piatto della bilancia c’erano cose che non pesavano allo stesso modo? Ti do perché tu mi dai, e se non mi dai quello che voglio non ti appoggio più. Mi piacerebbe che anziché parlare senza dimostrare, lasciando rimanere la parola di uno contro quella di un altro, si dicessero le cose come stanno. Allora perché i tre dissidenti non spiegano in modo chiaro ed inequivocabile come stanno le cose? Ma mi rendo pure conto che chi sta in politica non può mai esporsi in modo netto, perché oggi siamo nemici (o avversari) e domani potremmo stare a braccetto insieme». Un intervento quest'ultimo che, invece di chiudere la discussione, sembra aprirne una nuova  su fatti e baratti di non si sa quale natura all’interno della maggioranza. La nebbia si fa sempre più fitta.

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