La verità processuale su monte Cavo come non ve l’hanno mai raccontata – TUTTE LE SENTENZE

 

Questa storia comincia il 12 agosto del 2003, in piena estate, quando l’allora sindaco di Rocca di Papa, Carlo Ponzo, emette un’ordinanza di demolizione per abuso edilizio contro i ripetitori radio-televisivi di monte Cavo vetta. Un’ordinanza che, assurdo che possa sembrare, nessun sindaco prima di lui aveva firmato. Il perché è chiaro. Fino all’arrivo di Ponzo, Rocca di Papa era politicamente gestita da tre partiti, socialisti-comunisti-democristiani, con giunte che si alternavano di anno in anno (Psi-Dc/Psi-Pci). Questi tre partiti avevano un compito comune: tutelare gli antennari nella loro conquista di monte Cavo. Il Psi doveva tutelare le televisioni locali vicine a Craxi (a cominciare da GBR, una delle prime Tv private locali, fino alle reti di Berlusconi); il Pci non poteva infastidire le Tv di chiara ispirazione comunista (VideoUno in primis); la Dc, allo stesso modo, doveva favorire il posizionamento di radio e televisioni di matrice cattolica in forte espansione. La stessa Radio Rocca di Papa (dove anch’io ho lavorato per un po’ di tempo) era ospitata in alcuni locali della parrocchia.

 

Questi tre partiti erano sostanzialmente d’accordo sulla nascita di una società per azioni, il Polo Radiotelevisivo, che a metà degli anni Novanta avrebbe dovuto gestire l’intero sistema antenne di monte Cavo. Un progetto rotto dall’elezione a sindaco di Ponzo che, infatti, dopo aver respinto l’idea del Polo Radiotelevisivo (i tre partiti avevano già eletto il consiglio di amministrazione) nel 2003 emanò una coraggiosa ordinanza di demolizione delle opere abusive, consistenti in box e tralicci realizzati in assenza di titolo edilizio, in zona di inedificabilità assoluta, sottoposta a vincolo paesaggistico, a vincolo storico monumentale e inclusa nel perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani. L’ordinanza n. 135, infine, invitava le emittenti a trasferirsi nei siti individuati dal Piano territoriale di coordinamento adottato dal consiglio regionale del Lazio il 4 aprile 2001.

 

L'ORDINANZA NELL'OBLIO

Quest’ordinanza del 2003, però, venne ben presto dimenticata da tutti (Comune, radio, televisioni, comitati, ecc.) in virtù della sospensione del provvedimento decisa dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) in diverse sedute fra novembre e dicembre 2003 in seguito ai numerosi ricorsi presentati dalle emittenti. L’ordinanza venne dunque letteralmente congelata. Ma 11 anni dopo sarebbe accaduto qualcosa di impensabile: il 1° luglio 2014 il TAR respinge il ricorso del colosso Ei Towers (Canale5-Italia1-Rete4) teso a far annullare l’ordinanza di demolizione. Un fatto storico senza precedenti.

 

Da quel momento è stato un susseguirsi di sentenze, tutte favorevoli al Comune di Rocca di Papa, anche se i primi a sembrare increduli appaiono proprio i sindaci, prima Boccia e poi Crestini. L’11 novembre 2014 il TAR respinge anche il ricorso di Europa TV; l’8 ottobre 2015 è la volta del Consiglio di Stato che sospende la sentenza del TAR impugnata dal gruppo di Berlusconi. Chi pensava che la situazione si stesse normalizzando a favore degli antennari si sbagliava perché il 10 maggio 2016 sempre il TAR respingeva il ricorso di Raiway e, un anno dopo, il 20 aprile 2017, il Consiglio di Stato metteva la parola fine sugli impianti di Mediaset, confermando la validità dell’ordinanza Ponzo del 2003. Infine, lo scorso 27 marzo, il TAR rigettava tutti i ricorsi degli antennari con ulteriori 15 sentenze, tra cui quella presentata dalla società I.D.A. Spa del Gruppo Edoardo Caltagirone proprietaria di parte della vetta di monte Cavo e che da oltre un decennio percepisce gli affitti di diverse emittenti.

 

ECCO L'IMPERO DELLE RADIO-TV DI MONTE CAVO

 

Con quest’ultima sentenza, 41 anni dopo l’installazione del primo traliccio, si chiude a livello giuridico la storia delle antenne di monte Cavo.

 

LA STORIA PROCESSUALE:

QUELLO CHE HA DETTO LA GIUSTIZIA

La verità processuale, oggi, ci dice diverse cose tutte molto interessanti che abbiamo sintetizzato in dieci punti. Dieci punti che fanno cadere come birilli tutte le giustificazioni addotte fino a oggi per non dare seguito agli abbattimenti decisi dai giudici.  Dieci punti che, se fossimo il Comune di Rocca di Papa, stamperemmo su un opuscolo da distribuire a tutti i cittadini così da chiarire ogni aspetto di questa lunga, torbida e paradossale vicenda.

 

1 - L’Ordine di demolizione e il condono

La battaglia dei cittadini di Rocca di Papa è stata vinta grazie a un’ordinanza tesa a mettere in evidenza la violazione delle norme urbanistiche, l’unica arma adottata da Ponzo nel 2003. All’epoca l’amministrazione fu molto combattuta se basare la sua ordinanza anche su aspetti igienico-sanitari, sui quali spingevano maggiormente la popolazione e i partiti politici. Alla fine optò esclusivamente per quelli di tipo urbanistico e tale scelta, ci dicono oggi i giudici, fu quella giusta. Su questo aspetto il TAR ha infatti dato ragione al Comune sotto tutti i punti di vista. Alcuni antennari avevano impugnato proprio la mancata comunicazione da parte del Comune dell’avvio del procedimento edilizio. Ipotesi ritenuta infondata dal TAR poiché “l’ordine di demolizione conseguente all’accertamento della natura abusiva delle opere edilizie è un atto dovuto e, in quanto tale, non deve essere preceduto dall’avviso”. Non solo. Alcune emittenti chiesero il rigetto dell’ordinanza del 2003 perché in precedenza avevano presentato domanda di condono edilizio (1986) a cui non era seguita risposta da parte del Comune. Anche questa tesi è stata respinta perché “la prospettazione dell’avvenuta formazione del silenzio assenso di cui all’art. 35 della Legge n. 47/1985 (il condono) va disattesa non essendo stati specificamente provati i relativi presupposti di fatto e di diritto”.

 

2 – La prosecuzione delle trasmissioni

Gli antennari sostenevano la tesi secondo cui “i privati, che alla data di entrata in vigore della legge n. 223 del 1990, eserciscono impianti per la radiodiffusione sonora o televisiva in ambito nazionale o locale, sono autorizzati a proseguire nell’esercizio degli impianti stessi, a condizione che abbiano inoltrato domanda per il rilascio della concessione edilizia”. Anche in questo caso il TAR, come poi il Consiglio di Stato, ha ribadito l’infondatezza di questa ipotesi affermando che tale disposizione si riferisce alla “concessione per l’installazione e l’esercizio di impianti di radiodiffusione sonora e televisiva, atto quest’ultimo necessario per ottenere la (allora) concessione edilizia che, nel caso di specie, non v’è stata, né poteva esserci in considerazione del vincolo assoluto di inedificabilità previsto dagli strumenti urbanistici comunali e dei penetranti vincoli paesaggistici ed ambientali derivanti dai piani sovraordinati”.

 

3 – Il diritto all’informazione e il diritto al paesaggio

Molti antennari hanno tirato in ballo l’art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione, sostenendo che la demolizione di apparati di radiodiffusione equivaleva di fatto a una restrizione della pluralità delle fonti di informazione, pluralità tutelata dalla Carta. Anche in questo caso la tesi è stata ritenuta infondata dai giudici perché, “riguardo all’attuale pluralità e diffusione delle fonti di informazione, non può ipotizzarsi una restrizione del diritto di cui all’art. 21 tale da giustificare la permanenza in funzione di apparati gravemente lesivi del paesaggio”. I giudici introducono un concetto importante per Rocca di Papa che sintetizza ciò che è accaduto negli ultimi 40 anni: quello degli «apparati gravemente lesivi del paesaggio». Non rimane che quantificare il valore del danneggiamento subito dal paesaggio.

 

4 – La libertà d’impresa e il danno

Gli antennari sostenevano che l’ordinanza firmata nel 2003 da Ponzo si scontrava con la libertà d’impresa (delle emittenti), altro caposaldo della Costituzione Italiana. Un’ipotesi rigettata prontamente dal TAR e dal Consiglio di Stato perché “la normativa paesaggistico-ambientale presiede alla tutela di interessi di indubbio rilievo costituzionale e del tutto ragionevolmente pone limiti alla libertà di iniziativa privata quando quest’ultima possa risultare potenzialmente dannosa”. Anche in questo caso i giudici legano la parola «dannosa» (non rispetto alla salute ma al paesaggio) alle attività esercitate dagli impianti di radiodiffusione.

 

5 – L’impossibilità a trasferirsi in altro sito

Un nutrito gruppo di antennari riteneva che l’ordinanza del 2003 fosse basata su una falsa interpretazione della delibera della Regione Lazio del 4 aprile 2001, quella sul Piano territoriale di coordinamento (che tra l’altro sanciva monte Cavo come area da bonificare e riqualificare), perché di fatto la delocalizzazione degli impianti non era stata resa fattibile. I giudici, ancora una volta, hanno demolito la tesi “della non applicabilità del Piano territoriale di coordinamento alle emittenti e alla concreta impossibilità di effettuare la delocalizzazione, perché si tratta di circostanze che non fanno venire meno la natura abusiva dell’opera realizzata in mancanza di titolo edilizio”. È poi irrilevante -scrivono i giudici- il richiamo alla impossibilità di concreto trasferimento in un sito alternativo rispetto alla natura indubitabilmente abusiva dell’opera. Nell’ambito del ricorso, alcune emittenti avevano anche sostenuto l’infondatezza dell’ordinanza di demolizione in virtù del Piano di assegnazione delle frequenze in tecnica digitale che riconsiderava monte Cavo vetta come sito idoneo. Per i giudici "questo aspetto è totalmente irrilevante trattandosi di profili estranei all’applicazione della disciplina concernente la repressione degli abusi edilizi”.

 

6 – I vincoli di monte Cavo

Gli antennari contestavano i vincoli su cui si basava l’ordinanza del 2003 poiché gli impianti, a loro dire, erano stati installati prima dell’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 490/1999. La risposta dei giudici non ammette repliche: l’area in questione risulta comunque vincolata prima della entrata in vigore del Decreto n. 490. Non solo: gli impianti avevano necessità di un idoneo titolo edilizio già in forza dell’art. 1 della Legge n. 10/1977, titolo mai rilasciato, con la conseguenza che “l’ordinanza del 2003 si rivela essere un atto dovuto in presenza di un non controverso abuso edilizio, adottato dal Comune nell’ambito delle proprie specifiche competenze urbanistiche ed edilizie, a fronte di un vincolo assoluto di inedificabilità previsto dagli strumenti urbanistici comunali”. Il Consiglio di Stato ha chiarito ulteriormente questo aspetto, sostenendo che negli interventi di nuova costruzione che necessitano di permesso di costruire sono compresi “l’installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione”. Aggiungendo poi che “il quadro normativo di riferimento in materia di esercizio dell’attività di diffusione radio-televisiva, sebbene autorizzata a livello ministeriale, postula comunque che tale attività venga esercitata attraverso strutture idonee che non contrastino con la normativa urbanistica, e tale valutazione è rimessa ai Comuni interessati”. Alcune emittenti hanno poi sostenuto la violazione della Legge n. 112/2004 (Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo) in quanto concessionari per l’esercizio dell’attività radiodiffusiva. A tal proposito i giudici chiariscono che “la disciplina prevista da tali norme non contempla affatto un meccanismo di sanatoria edilizia in favore delle strutture delle emittenti autorizzate, a livello ministeriale, all’attività di diffusione radio-televisiva”. Alcuni vincoli, poi, esistono fin dal 1939.

 

7 – La proprietà dei tralicci

Alcune emittenti (tra cui Raiway) basavano il ricorso sul fatto che loro non erano proprietari dei tralicci ma solo delle parabole. Una favola utilizzata anche dall’attuale amministrazione comunale a giustificazione dei mancati interventi di demolizione (alcuni politici lo hanno anche ripetuto in Consiglio comunale). I giudici del TAR hanno ritenuto questa tesi non solo priva di rilievo ma hanno anche detto che “spetta alla stessa emittente eseguire l’ordine di rimozione trasferendo i propri impianti in altro sito, con gli opportuni accorgimenti tecnici". Circa Raiway, il TAR ha inoltre chiarito che gli impianti destinati al servizio pubblico hanno una maggiore responsabilità sotto il profilo dell’obbligo di installare le attrezzature in siti urbanisticamente compatibili. Raiway, oggi, è l’unica emittente ad aver rispettato la decisione dei giudici, avendo spostato i suoi apparati in località Costarelle, nell’unica area autorizzata ad ospitare tralicci per la radiodiffusione fin dagli anni Cinquanta. La sentenza del 27 marzo sulla I.D.A. Spa, infine, sgombra il campo da ogni dubbio: tralicci e parabole sono entrambi abusivi. Ed entrambi vanno abbattuti.

 

8 – Nessun luogo come monte Cavo vetta

Gli antennari sostenevano che la postazione di monte Cavo vetta fosse il solo luogo idoneo per trasmettere il loro segnale. Sotto questo profilo il rilievo è stato rigettato dal Tribunale Amministrativo Regionale perché NON è dimostrato che la zona è essenziale ai fini della ripetizione del segnale. Esistono altre aree idonee e perfino prive dei vincoli invece presenti a monte Cavo.

 

9 – Risarcimento danni

Qualche antennaro ha addirittura avanzato richiesta di risarcimento danni (della serie: come avere la faccia come il culo). Danni che l’ordinanza firmata nel 2003 avrebbe causato alle emittenti. Il TAR ha liquidato tale richiesta in appena una riga: “L’infondatezza delle censure conduce anche a disattendere la domanda di risarcimento danni”.

 

10 – La salute pubblica

Alcune emittenti hanno sostenuto l’assenza di un’effettiva situazione di pericolo derivante dai campi elettromagnetici a giustificazione della richiesta di rigetto dell’ordinanza del 2003. Per i giudici del TAR “il motivo è infondato per la considerazione che si tratta di un profilo irrilevante in presenza dell’esercizio, da parte del Comune, dei poteri repressivi vincolati di natura edilizia ad esso spettanti”. Avendo il sindaco Ponzo basato la sua ordinanza su questioni urbanistiche, il tema sulle conseguenze dei campi elettromagnetici è del tutto fuori contesto. Altre emittenti hanno poi sostenuto la violazione della legge n. 36/2001 da parte di Ponzo, in quanto non attribuirebbe al Comune poteri in materia di emissioni elettromagnetiche. Anche in questo caso il Collegio giudicante ha rilevato l’infondatezza della tesi, avendo il Comune esercitato poteri repressivi di natura edilizia.

 

CONCLUSIONI

I legali degli antennari, insomma, le hanno davvero provate tutte per demolire l'Ordinanza Ponzo del 2003 ma i collegi giudicanti sia del TAR sia del Consiglio di Stato hanno smontato ogni loro ipotesi, punto su punto, supportati ovviamente dalle carte espresse dagli studi legali chiamati dal Comune di Rocca di Papa. Questi dieci punti ci dicono che i diritti di un’intera comunità sono stati violati ripetutamente, a cominciare dal diritto "al" paesaggio (e "del" paesaggio) e all’integrità di un’area come la vetta di monte Cavo, il cui declino ambientale ha determinato anche il declino socio-economico dell’intera Rocca di Papa. Le conseguenze di questi abusi, commessi con la complicità di una parte della classe politica locale, le stiamo pagando ancora oggi.

SCARICA QUI L'ORDINANZA PONZO DEL 2003

 

SCARICA QUI TUTTE LE SENTENZE

 

1    TAR                     1 luglio 2014          Respinto ricorso RTI-Ei Towers

2    TAR                   11 novembre 2014    Respinto ricorso Europa TV

3    Consiglio Stato     8 ottobre 2015        Sospensione ricorso Ei Towers

4    TAR                   10 maggio 2016        Respinto ricorso Raiway

5    Consiglio Stato   20 aprile 2017          Conferma giudizio Ei Towers

6    TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Telecom-La7

7    TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Radio Lazio

8    TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Comunication

9    TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso IDA Spa

10  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Asterix 66

11  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Centro Prod.

12  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Media Radio

13  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Prima TV

14  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso R.C.tro Suono

15  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso R.Classica

16  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Radio Rock

17  TAR                   27 marzo 2018          Ricorso improcedibile Rete Blu

18  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Sidis Vision

19  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso R. Massolina

20  TAR                   27 marzo 2018          Respinto ricorso Tele Jolly

 


 

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