Accolto il ricorso di un abusivo. Il Tar ha accertato l’eccesso di potere da parte del Comune di Rocca di Papa

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (TAR) ha fermato definitivamente una delle 189 procedure di acquisizione al patrimonio pubblico di un’opera abusiva. La sentenza è stata pubblicata lo scorso 23 giugno e riguarda il ricorso presentato da due coniugi di Rocca di Papa contro il Comune per l’annullamento «della determinazione del responsabile dell’ufficio Urbanistica del Comune di Rocca di Papa n. B/38 del 16 febbraio 2016, e del verbale di accertamento dell’inottemperanza alle ordinanze di demolizione n. 150/2003 e n. 183/2003».

 

L’avvocato Domenicangelo Strippoli, che ha rappresentato i due, contestava in particolare quattro violazioni da parte del Comune di Rocca di Papa, tra cui una procedura viziata da eccesso di potere  visto che uno dei due proprietari, in questo caso la moglie, non era stata oggetto di alcuna comunicazione in merito alla procedura di abbattimento e di acquisizione.

 

I giudici del TAR avevano già sospeso gli effetti dell’acquisizione nel 2017 (ordinanza n. 787) in attesa di esaminare l’istruttoria, al termine della quale hanno giudicato fondato il motivo del ricorso e lo hanno accolto definitivamente annullando così il provvedimento di acquisizione n. B/38 del 16 febbraio 2016.

 

«In punto di fatto -si legge nella sentenza- va rilevato che, alla stregua della documentazione acquisita in sede istruttoria […] con i relativi allegati, emerge che i predetti ordini di demolizione risultano effettivamente notificati» solo a uno dei comproprietari (al marito) e non a entrambi, e questo configura una violazione del diritto di difesa. Scrivono i giudici: «In giurisprudenza, perché un bene immobile abusivo possa essere legittimamente oggetto dell’ulteriore sanzione costituita dall’acquisizione gratuita al patrimonio comunale ai sensi dell'art. 31, d.P.R. n. 380 del 2001, occorre che il presupposto ordine di demolizione sia stato notificato a tutti i comproprietari, al pari anche del provvedimento acquisitivo», concludendo che «le su esposte considerazioni comportano l’accoglimento del ricorso, con il conseguente annullamento dell’impugnato provvedimento di acquisizione».

 

Una sentenza importante che fa seguito ad altre due sospensioni decise recentemente dal TAR (pubblicate lo scorso 25 maggio) per carenza di documentazione da parte del Comune di Rocca di Papa. In questi due casi i ricorrenti, le cui abitazioni sono soggette alla procedura di acquisizione, avevano impugnato l’atto del Comune di Rocca di Papa per «omessa notificazione dell’ordinanza di demolizione la cui omessa ottemperanza ha determinato l’adozione del provvedimento di acquisizione in contestazione». Posizione ritenuta corretta dai giudici e per la quale hanno concesso la sospensiva del provvedimento in attesa di valutare il fascicolo che il Comune dovrà produrre chiarendo se effettivamente la notificazione ci fu oppure no. La Camera di consiglio per la sentenza definitiva si terrà il prossimo 16 ottobre.

 

 Soddisfazione ha espresso il presidente del Comitato Pro Case di Rocca di Papa, Alessio Iadecola, che da anni si batte a fianco di decine di famiglie: “Queste sentenze sono l’ulteriore dimostrazione che le procedure messe in atto dal Comune di Rocca di Papa sono spesso lacunose e hanno messo sotto accusa solo una parte delle famiglie ree di aver commesso abusi sul nostro territorio al fine di costruirsi una casa di necessità, a fronte di migliaia di abusi su cui invece è calato il silenzio. Siamo contenti per le famiglie che hanno ottenuto un giudizio favorevole da parte dei giudici e riusciremo a vincere questa battaglia sulla tutela del diritto alla casa solo se saremo uniti per far valere le nostre ragioni”.

 

LEGGI QUI LA SENTENZA DEL 23 GIUGNO 2018

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