Rocca di Papa è tutto un orto botanico! Il convegno-rito de L’Alveare

Io ho un grande difetto: non amo il politicamente corretto e se ho da dire delle cose, anche scomode, lo faccio in modo franco non essendo abituato a parlar dietro le spalle.

 

Come ogni anno, si è ripetuto il “dibbattito” sul castagno. Se non fosse stato per l’intervento dell’archeologo Franco Arietti sul cosiddetto “bosco sacro”, avremmo scommesso di trovarci davanti a qualcosa che avviene alla stessa maniera da anni, un aspettando Godot infinito e sempre uguale a se stesso. Una liturgia, un rito che in confronto i lavori di Ernesto De Martino sono una caricatura. Tanti buoni propositi che ormai hanno sfiancato anche i microfoni dell’aula consiliare. Sarà anche per questo che l’ennesimo convegno proposto dall’associazione L’Alveare ha visto una platea di poche persone, una quindicina. Come al solito «Rocca di Papa ha tante potenzialità», «il castagno è una miniera d’oro», «i nostri boschi sono una ricchezza infinita», e tanto altro corretto blaterare.

 

Dopo il convegno, avvenuto la mattina di sabato 30 giugno, pervaso dagli spunti sulla multifunzionalità del bosco e sull’importanza della bio-diversità (“un bosco non deve mai essere mono-specie ma garantire la presenza di tante specie diverse”, così hanno spiegato gli esperti), sono andato in zona Vivaro dove c'è un bel bosco comunale andato a taglio. Ho pensato: andiamo a vedere questa bella gestione della biodiversità dei boschi di Rocca di Papa. Si tratta di uno dei pochi boschi (forse l’ultimo) di quercia, qualche castagno e qualche sporadica altra pianta autoctona (nocciolo soprattutto). Ma dovrei dire “si trattava” visto che le querce (anche quelle di una settantina d’anni o più) sono state tutte tagliate. Non solo, la ditta vincitrice del taglio ha realizzato una bella e ampia piazza (l’imposta), ha realizzato delle larghe strade (che quelle del paese sembrano viottoli) e ha raschiato metri cubi di terra e fango accumulandoli nei punti in cui si aprono dei canali naturali per lo scolo delle acque meteoriche. Poi, per evitare che qualcuno potesse documentare tali accumuli abusivi di terra, ha messo davanti un muro fatto di rimasugli di rami e foglie secche così da impedirne la vista.

 

Cari amici dell’Alveare, se vi siete ridotti a dimenticarvi del bosco vero in cambio della gestione di un pezzetto di bosco comunale adibito a orto botanico, avete perso il vostro ruolo di amici del castagno diventando gli “amici che stanno sempre con l’amministrazione che vince, qualunque essa sia e qualsiasi cosa faccia”. Niente di nuovo per carità. Quando Il Segno denunciava tagli impropri dei nostri boschi non avete mai speso una parola; quando Il Segno presentava un esposto sui tagli illeciti presso il parco comunale Landsberg da voi solo silenzio. Tutto scontato, sia chiaro. Da voi non ci siamo mai aspettati né denunce né prese di posizione. Tanto più che ora avrete il vostro orto botanico (Cotral garantendo) e chi se ne frega del resto. L’appezzamento da adibire a orto botanico vi venne concesso dal precedente sindaco Boccia e, per questo, malgrado la gestione fallimentare dei boschi, non avete mai mosso critiche alla passata giunta. Dico questo perché il presidente dell’Alveare, Claudio Botti, alla fine del convegno ha detto più volte che con la passata amministrazione non c’era dialogo mentre ce n’è con questa targata Crestini. Il buon Botti dovrebbe ritirare fuori i suoi comunicati stampa a sostegno degli ex assessori della giunta Boccia, nei quali venivano elogiati senza mezzi termini per le loro politiche ambientali e boschive malgrado il fallimento delle stesse. Caro Botti, se è come lei ha detto (con la passata amministrazione non c’era dialogo) perché i comunicati stampa per elogiarli? Siamo al Giano bifronte di romana memoria.

 

LEGGI QUI UNO DEI COMUNICATI STAMPA

 

 

Pur di gestire qualcosa che ancora non c’è, un futuribile orto botanico, L’Alveare ormai è diventata una schiera di pensionati il cui compito è quello di trovarsi un’occupazione per il futuro, tanto per passare la giornata a guardare le piante.

 

Il convegno del 30 giugno, però, ha fatto emergere anche qualcosa di inedito (almeno per me). L’ex delegato comunale Bruno Petrolati, intervenuto inaspettatamente, ha ricostruito l’impegno che prima delle elezioni l’attuale sindaco Crestini prese con l’associazione di Claudio Botti: il delegato ai boschi sarebbe stata una figura tecnica indicata dall’associazione. Una promessa elettorale che, come quasi tutte le promesse dei politici, si è rivelata ben presto per quello che era: una burla!

 

Alle parole di Petrolati il viso di Claudio Botti diventava paonazzo, superando anche la vibrante abbronzatura. Pareva infastidito così come la vicensindaco e delegata all’ambiente di Rocca di Papa, Veronica Cimino, presente al convegno. Cimino alle accuse di Petrolati non ha replicato nulla. Così come Eleuteri, Bruno Fondi e altri consiglieri presenti. Silenzio e basta. La paura di Botti era chiara: la rivelazione della mancata promessa avrebbe potuto far venire meno il progetto dell’orto botanico, non sia mai!

 

Il giorno successivo, domenica, ho incontrato in piazza un amico boscaiolo il quale a proposito di questo fantomatico orto botanico dell’Alveare, mi ha detto una cosa semplicissima: «Ma a che serve ‘sto orto botanico? Rocca di Papa è tutta un orto botanico!». Mai affermazione fu tanto vera. La nostra terra è un giardino di per se… e vedere in un pezzetto di bosco recintato, circondato da boschi, la propria mission rasenta l’idiozia. Trovo francamente imbarazzante questa deriva dell’accontentarsi del nulla dopo aver condotto battaglie importanti per Rocca di Papa, una su tutte la guerra al cinipide del castagno, e l’attività di comunicazione presso le scuole che è oggi l’unica vera medaglia che L’Alveare si può appendere al petto.

 

Verso la metà degli anni Ottanta Claudio Botti propose una serie di progetti a tutela dei castagni e per il loro utilizzo in modo multifunzionale. Idee di grande valore forestale e scientifico. Ho ritrovato a casa questi progetti in uno scatolone. Li ho riguardati e riletti e devo dire che da allora gli argomenti sono sempre gli stessi con il guaio che i boschi sono visti sempre più dalle amministrazioni comunali come un bancomat per ripianare i buchi di bilancio. E nessuno si oppone a queste pessime politiche di gestione forestale che hanno determinato che le gare per i tagli subiscono continui ribassi facendo perdere un valore inestimabile in termini economici e in termini ambientali. Le ditte, poi, sembra facciano ciò che vogliono: sbagliano i confini delle particelle, tagliano alberi che non dovrebbero, creano strade enormi nei boschi per far passare i loro grossi mezzi, aprono veri e propri spiazzi, ammucchiano terra, fango, lasciano il sottobosco disastrato. E L’Alveare che fa? Pensa al suo orto botanico!

 

In quel bosco di querce del Vivaro, tagliato in tutto e per tutto, non poteva ovviamente mancare il passaggio di decine di caprette che hanno divorato tutti i ricacci freschi dei castagni rimasti. Una ciliegina sulla torta che ovviamente L’Alveare non vede.

 

Insomma, alla fine di questa fiera, L’Alveare sta diventando sempre più un’associazione che rappresenta esclusivamente la sua élite e quella di chi amministra il Comune in quel momento. Dirsi rammaricati è poco.   

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