‘Ndrangheta ai Castelli Romani, le rivelazioni di Cosimo Virgiglio fondamentali per portare alla luce gli interessi criminali della cosca dei Molè

July 12, 2018

L’operazione che ha portato al sequestro del ristorante-albergo “Il Redentore” di via Frascati a Rocca di Papa è l’ultima azione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) per contrastare l’avanzata criminale della ‘ndrangheta ai Castelli Romani. Quest’inchiesta, che ha portato al sequestro di beni per un valore di 4 milioni di euro, si lega infatti alla vicenda di Villa Vecchia di monte Porzio Catone, della quale mi occupai nel 2010 (LEGGI QUI), attività alberghiera e convegnistica di lusso utilizzata come vera e propria lavanderia di soldi provenienti dai traffici illeciti del porto di Gioia Tauro, dal clan dei Molè, e posta sotto sequestro il 22 dicembre 2009 con l’«Operazione Maestro», attraverso l’imprenditore Cosimo Virgiglio, diventato collaboratore di giustizia (uno dei rarissimi casi di ‘ndranghetista pentito).

 

I punti di contatto fra le due vicende sono almeno due a cominciare dal ruolo della ‘ndrina dei Molè, il cui boss indiscusso era Rocco, assassinato il primo febbraio 2008. Rocco era suocero del manager del ristorante roccheggiano, Francesco Cosoleto (essendo sposato con Maria Teresa Molè, oggi inserita nel registro degli indagati) ritenuto dagli inquirenti il filo conduttore della potente cosca calabrese proprio in virtù dei suoi legami familiari. Francesco Cosoleto, originario di Cinquefrondi (Reggio Calabria) insieme al padre Agostino era finito in carcere proprio per la vicenda di Villa Vecchia (LEGGI QUI), salvo poi uscire assolto dal processo tenutosi a Palmi. Oltre a Francesco e ad Agostino Cosoleto, questa volta in carcere sono finiti anche il cognato di Francesco, Teodoro Mazzaferro, e la moglie di Agostino, Maria Luppino (finita ai domiciliari).

 

Il giudice per le indagini preliminari (Gip), Elvira Tamburelli, che per gli arrestati ha avanzato l’accusa di trasferimento fittizio di beni in concorso «finalizzato ad eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali», ha sottolineato «la sempre maggiore presenza nel tessuto economico della capitale di soggetti già indiziati di far parte di contesti associativi e destinatari di misure di prevenzione, i quali nel corso del tempo si sono dimostrati capaci di acquisire numerose e redditizie attività commerciali».

 

Oltre all’appartenenza alla stessa cosca dei Molè, l’altro aspetto che lega le due vicende in un’unica storia è il metodo di acquisire strutture ricettive. Già l’inchiesta del 2009 dimostrò che l’acquisizione di Villa Vecchia di Monte Porzio Catone avvenne attraverso ripetute minacce che costrinsero Angelo Boccardelli, proprietario della struttura attraverso la società ITA Srl, a cederne la gestione all’imprenditore di Gioia Tauro Cosimo Virgiglio, trait d’union con i Molè. Ma la cessione alla ‘ndrangheta era impedita dalla presenza di una signora di Sabaudia che da tempo ne gestiva l’attività senza intenzione di lasciarla. In un’intercettazione telefonica predisposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, emerse il ruolo di Virgiglio, il quale a un certo punto dice ad Angelo Boccardelli, che si dimostrava ancora dubbioso circa la cessione: «Ti ho detto: “Angelo, queste persone te le caccio via” e tu mi hai abbracciato. E poi io te le ho cacciate via». I metodi usati per cacciare l’imprenditrice di Sabaudia sono stati molto spiccioli, e li ha raccontati sempre Cosimo Virgiglio: «I riggitani (gli ‘ndranghetisti di Reggio Calabria, n.d.d.) se avevano i coglioni di sotto dovevano sistemarli in macchina, con due pistole e dirgli (alla signora, n.d.d.): ce ne stanno altri due davanti casa di tua madre… vai e firma adesso». Risultato: l’imprenditrice liberò la struttura in tutta fretta (LEGGI QUI).

 

Anche nell’acquisizione dell’ex Regina del bosco c’è qualcosa di poco chiaro. A dirlo è l’ordinanza di custodia cautelare che, su quest’argomento, parla di un notaio amico della cosca calabrese il quale nel 2015 riesce a ottenere la gestione della struttura attraverso quello che la DDA definisce «un anomalo contratto di comodato d’uso». Come sia stato ottenuto tale contratto ancora non è stato reso noto ma questo particolare potrà emergere più chiaramente in sede d'interrogatorio. Non solo, l’operazione messa in piedi da Francesco e Agostino Cosoleto aveva anche il compito di schermare la società “Il Casale Srl”, cioè evitare che le quote azionarie potessero finire nelle grinfie dell’autorità giudiziaria. Va ricordato infatti che l’ex “Regina del bosco” era già stata sottoposta a sequestro in seguito all’inchiesta per usura ed estorsione che coinvolse i due soci, Fornaro e Merluzzi.

 

L’Operazione Maestro del 2009 portò al sequestro di beni per circa 50 milioni di euro e tra questi beni ci fu anche la cassaforte di Villa Vecchia, ritenuta ricca di documenti sulle numerose attività condotte da Cosimo Virgiglio le cui rivelazioni (LEGGI QUI) stanno diventando determinanti per portare alla luce gli interessi dei Molè nella zona della provincia di Roma e dei Castelli Romani in particolare.

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