IL DOSSIER SU MONDO MIGLIORE - Centro immigrati: quello che succede fuori lo sappiamo, ora diteci quello che avviene al suo interno fra proteste, aggressioni e ricorsi al TAR

August 27, 2018

Con il caso della nave Diciotti e dei suoi 177 richiedenti asilo, si è tornati a parlare del centro di prima accoglienza di Rocca di Papa, l’ex centro internazionale di spiritualità dei Padri Oblati, che da giugno 2016 ospita fra i 300 e i 400 migranti (tra cui alcune decine di bambini) anche se alla luce dell’emergenza “nuovi sbarchi”, potrebbero essere di più. Indicando la struttura “Mondo migliore” quale punto di arrivo di un centinaio di profughi eritrei, Papa Francesco fa riesplodere la discussione intorno al tema se effettivamente strutture così imponenti siano davvero il modo migliore per attuare politiche di accoglienza e di integrazione, o siano invece proprio questi i luoghi che favoriscono la nascita di vecchie diffidenze e di nuovi razzismi tra i cittadini in un paese, Rocca di Papa appunto, che si caratterizza per uno dei redditi pro-capite più bassi dei Castelli Romani e dove le difficoltà socio-economiche di centinaia di famiglie rischiano di fare riemergere contraddizioni sempre più drammatiche ravvivate dall’arrivo dei nuovi ospiti eritrei dopo quelli che un anno fa, il 23 luglio 2017, inscenarono una protesta e per questo vennero allontanati dal centro.

 

Mondo Migliore, insomma, non pare quel luogo idilliaco che molti tendono a rappresentare, a cominciare dal sindaco di Rocca di Papa, Crestini, che il 15 settembre 2016 firmò il protocollo d'intesa con la Prefettura.

 

LEGGI QUI LA CONVENZIONE CON LA PREFETTURA

 

In passato ci sono state diverse proteste e non solo dei partiti più a destra ma degli stessi rifugiati che in due occasioni bloccarono via dei Laghi (la strada panoramica per eccellenza dei Castelli Romani) salvo poi far rientrare il tutto allontanando gli organizzatori della protesta (LEGGI QUI).

 

In queste ore polemiche, discussioni e dibattiti stanno movimentando i social, Facebook innanzitutto, concentrandosi su ciò che avviene al di fuori di Mondo Migliore. Ma nessuno, dopo 26 mesi, ci ha ancora detto che cosa avviene all’interno della struttura, un tempo polo di eccellenza della ricezione turistica vaticana. Ed è arrivato il momento di abbattere il muro dell’assenza di informazioni e cominciare a parlare di questo ammasso artificiale di carne umana che, di fatto, ha dato vita a un nuovo quartiere di Rocca di Papa, il quinto, il «Mondo Migliore State». Sì, perché la gestione del centro frutta, a seconda del numero dei migranti ospitati, tra i 14.000 e i 17.000 euro al giorno, a cui vanno tolti i costi di gestione (vitto, alloggio, vestiario, stipendi di operatori e money pocket -il contributo che spetta a ogni migrante: circa 2,5 euro al giorno per le piccole necessità quotidiane: effetti personali, tessera telefonica, ecc.). Il giro d’affari, insomma, fa di Mondo Migliore la prima fabbrica di Rocca di Papa e una delle più fruttuose dell’intera provincia di Roma. E proprio a causa di questi ingenti introiti, stando alle ultime indiscrezioni, sembra che la cooperativa che gestisce Mondo Migliore abbia assunto la gestione anche di una casa di riposo (I tre ciliegi) posta nelle vicinanze, anche se non è ancora chiaro se i 40 posti disponibili resteranno a disposizione degli anziani o dei rifugiati.  Attendiamo però conferme o smentite.

 

La San Filippo Neri e la Auxilium

A gestire la struttura è la cooperativa San Filippo Neri tramite un’altra cooperativa sociale, la Auxilium, che gestisce anche il CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Castel Nuovo di Porto (900 migranti ospiti su una popolazione di 8.500 abitanti), a nord di Roma, ed è proprio lì che vengono preparati i pasti per la struttura di Rocca di Papa. Pasti trasportati ogni giorno da Castel Nuovo a Mondo Migliore, 80 chilometri in cui paste e minestre hanno tutto il tempo per diventare una specie di colla immangiabile. Questo dei pasti è uno dei problemi sollevati dai migranti e non è un aspetto secondario. La destra utilizza queste proteste per dire: «Protestano per il cibo? Si vergognino e mangino senza fiatare quello che gli viene dato gratis!». Un modo un po’ superficiale per risolvere la faccenda visto che lo Stato paga abbastanza per garantire ogni singolo pasto. Altroché gratis! Se lo Stato paga, cioè se i cittadini pagano, è giusto che i pasti rispondano a criteri medi di qualità. Se poi qualcuno dovesse pensare di risparmiare sul cibo per aumentare il gruzzolo di guadagni, allora significherebbe che qualcosa non funziona, a cominciare dai controlli. Stando ai pasti che arrivano stracotti, alcuni operatori del servizio raccolta rifiuti hanno lasciato trapelare che ogni giorno vengono letteralmente buttate decine di chili di pasta immangiata, un ammasso informe di grano duro e farina. E quello della raccolta differenziata è un altro grosso problema all’interno di Mondo Migliore.

 

Auxilium e Mafia Capitale

Ma torniamo alla Auxilium e al suo “rapporto” con la più grande inchiesta giudiziaria degli ultimi decenni, Mafia Capitale, che ha portato in carcere un esponente di primo piano della cooperazione romana: Salvatore Buzzi della cooperativa 29 giugno.

 

C’è da dire subito, per dovere di cronaca, che l’inchiesta portata avanti dalla Procura di Roma ha solo sfiorato la Auxilium, che infatti non risulta nel registro delle società indagate, ma una serie di intercettazioni ci dicono che in Italia se si vuole entrare nel business della gestione dei centri per immigrati non lo si può fare senza comunque tener conto del colosso Auxilium. Dall’Ordinanza di applicazione delle misure cautelari di “Mafia Capitale” si apprende che «al fine di mantenere elevati i prezzi relativi alla gara in questione (si sta parlando della gara per l’accoglienza di immigrati indetta dalla Prefettura di Roma il 30 giugno 2014, N.d.d.) Buzzi si è avvalso di Angelo Chiorazzo (detto ‘o vaticanista), riconosciuto dalla Procura come reale rappresentante della società Auxilium Società Cooperativa Sociale, con il quale ha stretto un accordo imprenditoriale lecito: la costituzione di un’associazione temporanea d’impresa (A.T.I.) per la congiunta partecipazione alla stessa gara, in una sorta di “patto di non belligeranza” e di piena condivisione degli interessi economici in gioco, per superare precedenti contrasti nati a seguito della gara europea relativa all’affidamento del CARA di Castelnuovo di Porto. Grazie a tale accordo, l’A.T.I. Auxilium/Eriches 29 riusciva ad aggiudicarsi la gestione di 1.000 immigrati (secondo quanto emerso dalle affermazioni di Buzzi). Gara aggiudicata al consorzio Eriches e poi, a seguito di ricorso giurisdizionale, affidata all’impresa Auxilium».

 

La Auxilium, infatti, è vista come la vera concorrente del sistema messo in atto dal duo Buzzi-Carminati. Il 4 luglio 2013, un’intercettazione ambientale all’interno degli uffici del presidente della 29 giugno, rivela che il sodalizio criminale stava ragionando «sulla possibilità di addivenire a “un patto di non belligeranza” con un’impresa antagonista, Auxilium (“facciamo un accordo con Auxilium?”), da realizzarsi attraverso l’appoggio mediato dell’avv. Angiolo Marroni. In proposito, appare significativo il fatto che Buzzi abbia sottolineato: “Ciccio … noi stiamo alleati con Cascina contro di loro (loro sono l’Auxilium, il cui referente Angelo Chiorazzo, in passato ha ricoperto il ruolo di vicepresidente de La Cascina da cui ne uscì in malo modo, N.d.d.) confermando l’esistenza di un’intesa in atto con La Cascina».

 

L’Ordinanza di custodia cautelare della Procura di Roma chiarisce poi un aspetto delicato della vicenda: «Il 4 luglio 2013 veniva documentato, per la prima volta, l’interessamento di Buzzi al nuovo bando di gara indetto dalla Prefettura di Roma per l’accoglienza di 1.200 immigrati». Dice Buzzi: «La Prefettura in questo momento c’ha 1.200 posti... c’ha 1.200 posti convenzionati… sono 1.200 da prendere… cioè noi c’abbiamo informazioni prima degli altri!... la gara è imminente”. Il 10 luglio 2014 Buzzi chiama Luca Odevaine informandolo che la gara era stata istruita prevedendo il massimo ribasso in difetto di una corretta procedura».

 

Aggiunge poi Buzzi: «Le cose vanno molto molto bene, no? Su questa gara della Prefettura abbiamo fatto una specie di cartello per tenere alti i prezzi, abbiamo fatto un accordo con Auxilium, facciamo una gara in ATI anche con loro e andiamo a caccia dei 1.000 posti... questi 1.000 posti dovrebbero essere 500 a metà con Auxilium e 500 noi... stiamo facendo degli accordi per tenere alti i prezzi a 33 euro e 60 centesimi... sommiamo 33,60 per 30 al giorno, al mese... stiamo a parla’ di 900, 1.000 euro al mese (per ogni singolo straniero accolto, N.d.d.)”. Le persone presenti esprimevano stupore per le cifre esposte da Buzzi, il quale aggiungeva: “Di 2.700 [posti] complessivi noi ne abbiamo 1.000”».

 

 

(LEGGI L’ORDINANZA INTEGRALE DELLA PROCURA,

in particolare il capitolo III dal titolo: "Le corruzioni nella gestione dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo")

 

C’è da dire che, a proposito di questa associazione temporanea d’impresa tra la cooperativa di Buzzi e la Auxilium, quest’ultima ha chiarito che «non ha mai formalizzato alcuna costituzione di A.T.I. con la cooperativa Eriches 29». Quello «era un progetto di Buzzi. Quando abbiamo visto che saltava fuori lo stesso prezzo della cooperativa “La Cascina”, -spiegò al Corriere della Sera Nicola D’Aranno, consigliere della Auxilium- abbiamo capito che qualcosa non quadrava, non siamo fessi. E non siamo andati dal notaio a costituire l’A.T.I.». E infatti, come già detto, la Auxilium è stata solo sfiorata dall’inchiesta su Mafia Capitale, non essendo mai finita nel registro delle società indagate. Questo però ci permette di capire la forza della Auxilium nell’ambito della gestione dei richiedenti asilo e soprattutto i rapporti di odio-amore tra due colossi della cooperazione sociale, Auxilium e La Cascina. Non solo, con l’uscita di scena del “sistema Buzzi-Carminati” la Auxilium appare sempre più un gigante incontrastato. A tal proposito può essere interessante un’inchiesta a firma Andrea Cinquegrani pubblicata sul numero di giugno del mensile “La Voce”, storica testata campana d’inchiesta di cui Cinquegrani è direttore (LEGGI QUI).

 

Le proteste del 2016 e del 2017,

il ricorso al TAR di Jombèlé e altri fatti accaduti

Ora è il caso di tornare alla protesta del 12 novembre 2016. La maggior parte delle cronache di quei giorni tende a sminuire la protesta, relegandola all’assenza di acqua calda e alla scarsa qualità del cibo. In realtà, come ben documentato dalla nostra Daniela Di Rosa, che il 12 novembre ebbe modo di scambiare qualche battuta con un giovane migrante (LEGGI QUI L’ARTICOLO E GUARDA IL VIDEO), alla base dell’azione dimostrativa vi erano soprattutto le lungaggini nella valutazione delle richieste di asilo politico e l’impossibilità a raggiungere le mete ambite dai migranti, in primis la Germania. Due punti importanti che, guarda caso, sono gli stessi emersi nella protesta del 23 luglio 2017. Il 12 novembre andò in scena, scriveva Daniela Di Rosa, «l’insofferenza per la forzata “reclusione”, la voglia di scappare, il desiderio di essere trattati come uomini e non come bambini da intrattenere o criminali da controllare». Il 12 novembre, però, avveniva anche un’altra cosa: l’allontanamento di un giovane ospite ritenuto il responsabile della sommossa, lo stesso che scambiò alcune battute con la nostra redattrice: «Di lui -concludeva l’articolo della Di Rosa- non ho saputo più nulla».

 

Oggi, però, qualcosa in più siamo riusciti a saperla. A circa tre mesi dall’accaduto, il 25 gennaio 2017, al giovane africano (che, per convenzione, chiameremo Jombèlé) viene notificato il provvedimento di revoca delle misure di accoglienza presso l’Hub di Mondo Migliore poiché dalla relazione redatta il 12 novembre dalla cooperativa sui fatti accaduti, emergeva che Jombèlé «avrebbe partecipato alla protesta del medesimo giorno, bloccando l’ingresso personale addetto al servizio mensa, nonché il passaggio dei veicoli che transitavano sulla via dei Laghi». Un modo come un altro per far comprendere a tutti gli altri che ogni altra forma di protesta sarebbe stata sanzionata con il rimpatrio e la revoca del diritto di richiesta di asilo. Punirne uno per raddrizzarne cento verrebbe da pensare.

 

Ma il giovane Jombèlé non si arrende e chiede alla cooperativa che gestisce Mondo Migliore l’accesso agli atti di una serie di documenti:

1) nota dell’Hub “Mondo Migliore” in cui si rilevava che l’istante avrebbe partecipato alla protesta del 12 novembre 2016;

2) comunicazione di avvio del procedimento amministrativo prot. n. 371563 del 22 novembre 2016;

3) regolamento del centro;

4) istruttoria relativa alla domanda di riconoscimento della protezione internazionale;

5) provvedimento prefettizio con il quale sono state disposte le misure di accoglienza in favore del giovane;

6) convenzione per l’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale, sottoscritta tra la Prefettura di Roma e/o la Questura di Roma e/o il Ministero dell’Interno - Dipartimento per le libertà civili e l’Immigrazione e/o il Comune di Roma - Ufficio Immigrazione, e la Cooperativa San Filippo Neri o qualsiasi altro ente, soggetto di diritto e/o associazione che gestisce l’HUB “Mondo Migliore”;

7) provvedimento amministrativo istitutivo dell’Hub “Mondo Migliore”.

 

Una richiesta tesa a portare alla luce alcuni documenti importanti attraverso i quali ricostruire il percorso individuale di uno dei giovani entrati nella struttura come richiedente asilo e successivamente colpito da un procedimento di espulsione per aver osato protestare.

 

Ma la richiesta di Jombèlé non ottiene risposta. Né da parte della cooperativa né da parte della Prefettura di Roma. Così il giovane migrante si rivolge a un’associazione per i diritti umani che, tramite i propri legali, presenta un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro «il silenzio serbato dagli intimati soggetti (cooperativa San Filippo Neri, Prefettura e Questura, N.d.d.), destinatari dell’istanza di accesso documentale».

 

Il 23 maggio 2017 i giudici si riuniscono in camera di consiglio e, dopo aver ascoltato i difensori di tutte le parti convolte, e dopo aver preso atto che agli atti della Questura di Roma «non risultava alcuna domanda di protezione internazionale riguardante l’istante», concludono rilevando «che il diritto di accesso è riconosciuto in capo al soggetto che abbia un “interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”; che sono tenuti all’ostensione documentale non solo le Pubbliche Amministrazioni in senso stretto, bensì anche “i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse”.

 

Le mancate risposte della cooperativa assumono un aspetto ancora più palese considerato, rilevano i giudici del TAR, «che gli atti necessari a tal fine non risultano neppure secretati». La sentenza della Sezione Prima Ter del tribunale amministrativo, presieduta dalla giudice Germana Panzironi e pubblicata il 29 maggio 2017, ha quindi accolto parzialmente il ricorso di Jombèlé, con onere, «in capo alla Prefettura di Roma ed alla Cooperativa San Filippo Neri, gestore dell’Hub “Mondo Migliore”, ciascuna per la documentazione di competenza, di rendere accessibili, mediante visione ed estrazione di copia, gli atti strettamente necessari alla difesa in giudizio del ricorrente avverso il provvedimento di revoca delle misure di accoglienza». Uno spiraglio per il giovane ritenuto fautore della protesta del 12 novembre 2016.

 

Dopo otto mesi la procedura si ripete. Il 23 luglio 2017 scoppia una nuova protesta con a capo un gruppo di eritrei che, in quanto organizzatori, verranno trasferiti altrove. (LEGGI QUI l’articolo de Il Mamilio).

 

Chi protesta, insomma, ha sempre torto. Ma chi valuta i contenuti della protesta? Non possono essere coloro che protestano, certo. Ma non possono essere nemmeno le cooperative che gestiscono i centri di accoglienza. Né tantomeno le Prefetture che con quelle cooperative hanno sottoscritto accordi. L’unica strada sarebbe il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni non governative, tema su cui torneremo in seguito.

 

Più recentemente, il 27 giugno 2018, un ragazzo proveniente dal Gambia e ospitato nella struttura di Rocca di Papa, venne arrestato dopo aver picchiato il cliente di un bar nella vicina Grottaferrata e aver girato nudo per le vie della cittadina dei Castelli (LEGGI QUI). Lo stesso richiedente asilo, scriverà Il Messaggero, era già noto alle forze dell’ordine. Eppure, un paio di settimane più tardi lo stesso ragazzo venne arrestato nuovamente a Roma con l’accusa di aver aggredito una ragazza mentre faceva jogging. Allora viene da domandarsi: se un richiedente asilo dà segni di squilibrio una prima volta, tanto più se è già segnalato dalle Autorità, non dovrebbe essere sottoposto a controlli serrati così da impedire che possa farsi male e, contemporaneamente, che possa far male a qualcuno?

 

La struttura di Mondo Migliore

Approfondiamo ora il tema spinoso del centro di prima accoglienza di “Mondo Migliore”. Prima di essere trasformata in Hub, le funzioni della struttura venivano descritte in questo modo: «Costruito nel 1956, fu inaugurato da Pio XII nel 1957. Da questi fu donato al Padre Riccardo Lombardi, gesuita, fondatore del “Movimento per un Mondo Migliore”, sorto subito dopo la seconda guerra mondiale. La presenza della Congregazione dei Padri Oblati risale al 1982. Accoglienza di pellegrini e turisti, convegni, congressi, corsi di studio, esercizi spirituali, incontri di formazione e orientamento, incontri di preghiera, ricerca vocazionale, ritiri spirituali, turismo giovanile, vacanze per clero, famiglie, gruppi, laici, religiose, religiosi, singoli; in struttura religiosa presso lago, associato a Cits - Centro Italiano Turismo Sociale, Ctg - Centro Turistico Giovanile, Fies - Federazione Italiana Esercizi Spirituali. Mondo Migliore è dotata di 216 camere e 410 posti letto, 3 sale ristorante, un Auditorium, 19 sale per riunioni da 15 a 100 posti e spazi espositivi per meeting e congressi con Auditorium da 330 posti. Dispone di una chiesa e due cappelle per ogni tipo di evento. La casa per ferie è dotata di un ampio parcheggio privato».

 

Una struttura immensa e, come tale, in grado di garantire un business come poche nella provincia di Roma. L’Hub, come una grande mappa geografica per orientarsi, è suddiviso in settori contraddistinti da lettere. Ecco uno schema sintetico per orientarsi:

 

Poi ci sono le stanze riservate all’infermeria, aperta 24 ore su 24, che vede la presenza di due medici a turno (tra cui il dottor Iarno, sostituto del dottor La Motta, il cui studio si trova a Rocca di Papa) e di 3-4 infermieri.

 

C’è anche la “sala tv”, la lavanderia, i bagni riservati ai dipendenti e, cosa che in pochi sanno, una piccola moschea interna. Bagni e docce non sempre funzionano e anche l’acqua calda spesso è un miraggio, così come gli ascensori la cui manutenzione è in alcuni casi determinata dal semplice cartello: non funziona.

 

Ricapitolando: le stanze riservate ai migranti sono dunque circa 200 per un totale sulla carta che va da un minimo di 630 posti a un massimo di 848. In un caso o nell’altro ben oltre la quota stabilita inizialmente di 380 migranti.

 

Nel 2017 il numero di dipendenti che operavano nella struttura era di 64, 30 con contratto a tempo indeterminato (scadenza al 31 dicembre 2017) e 34 con contratto a tempo rinnovato mensilmente. Tra i dipendenti, 16 erano addetti alle pulizie (di cui tre maschi), 6 al servizio mensa. Poi c’erano gli operatori culturali e il personale adibito alla manutenzione della struttura. Infine medici e infermieri. Nel 2018, a causa della diminuzione dei rifugiati, il numero dei dipendenti si è notevolmente ridotto, salvo poi rivedere un nuovo un incremento che ha portato a richiamare gli operatori il cui contratto era scaduto.

 

Si tratta comunque di un piccolo esercito di lavoratori che devono coprire turni piuttosto massacranti, dalle 7 alle 12 e dalle 13 alle 18. In totale 25 ore settimanali anche se a volte ad alcuni operatori ne toccavano anche 40 a causa delle emergenze di carattere straordinario. Ogni 4 giorni è previsto un turno di riposo spesso soggetto a saltare a causa delle solite necessità emergenziali. La paga può arrivare a 1.000 euro lorde, che significa circa 750 nette.

 

Nel 2017 il personale proveniente da Rocca di Papa era composto da circa 10 persone, impegnate nei vari ruoli: dal mediatore culturale alle pulizie fino alla manutenzione. Ma i loro nomi, e  la data di assunzione, sono top-secret, a parte quelli già noti all’opinione pubblica. Poi ci sono persone provenienti dai paesi vicini, tra cui Ariccia, Lanuvio, Marino, Velletri, ecc.

 

Molti operatori parlano di assenza di indumenti idonei, addirittura ad alcuni non verrebbero nemmeno forniti i guanti necessari per operare all’interno delle stanze. Affermazioni tutte da verificare. Se fosse però confermato sarebbe un aspetto grave se consideriamo che alcuni migranti  nel corso di questi mesi sono stati ricoverati presso l’ospedale Spallanzani di Roma, specializzato in malattie infettive.

 

I controlli presso il centro di Mondo Migliore vengono effettuati periodicamente dalla Asl di zona. Ma stando ad alcune fonti interne, voci sempre più insistenti che non abbiamo però avuto modo di verificare, sembrerebbe che tali controlli siano affidati a una dipendente della Asl che sarebbe legata sentimentalmente con uno dei responsabili della struttura. Sarà vero? Solo chiacchiere? Non lo sappiamo ma speriamo che al più preso la stessa Asl renda pubbliche le generalità del personale impegnato nelle verifiche periodiche di Mondo Migliore. Al contrario, se la notizia fosse vera, sarebbe un fatto gravissimo che getterebbe una luce oscura sul sistema dei controlli igienico-sanitari messo in piedi dallo Stato. Il nostro giornale è a disposizione  per ogni chiarimento o smentita che dovesse arrivare in tal senso.

 

L'INTERROGAZIONE DEL 2017

Questo aspetto dei controlli da parte della Asl è molto importante perché nel gennaio del 2017 un consigliere comunale di Rocca di Papa, Massimo Grasso, presentò un esposto chiedendo alla Asl di “predisporre i necessari controlli e destinare le sanzioni dovute informando l’autorità giudiziaria competente contro tutti coloro che verranno ritenuti responsabili”. Grasso si riferiva all’articolo 5 dell’accordo tra Comune e Prefettura, il quale stabilisce i criteri per utilizzare i rifugiati per lavori socialmente utili. Criteri completamente disattesi visto che i ragazzi utilizzati per pulire alcuni muri fatiscenti da sterpaglie varie non vennero dotati dei normali dispositivi di sicurezza. Scriveva il consigliere a tal proposito: “Non indossavano il casco, nelle attività di falegnameria non indossavano gli occhiali, non indossavano le scarpe antinfortunistiche, nei lavori delle scale e sui tetti non indossavano la cintura di protezione, né erano assicurati con le funi. Apparentemente - continuava l’esposto- non indossavano guanti idonei alle attività lavorative eseguite”. Infatti, l’articolo 5 della convenzione dice che spetta al Comune garantire la necessaria formazione dei migranti impiegati, dotandoli di strumenti, attrezzature e dispositivi di protezione individuale.

 

Ma il fatto più grave riguarda una richiedente asilo di circa 27 anni che nel giugno scorso è stata ricoverata d’urgenza presso l’ospedale di Frascati con fratture multiple. Massacrata di botte da chi ancora non è dato sapere ma ritenere che all’interno del centro di via dei Laghi ci possa essere qualche rifugiato che gestisca un giro di prostituzione è un sospetto terribile. Sulla vicenda però sono ancora in corso indagini.

 

Questo ci permette di poter dire che “Mondo Migliore” non appare proprio quel centro che tutta l’Europa ci invidia, come ama ripetere il primo cittadino di Rocca di Papa.   

  

La raccolta differenziata

Veniamo ora alla raccolta differenziata che a Mondo Migliore verrebbe fatta alla bene e meglio. Alcune operatrici raccontano che, per differenziare le varie tipologie di rifiuti, dovevano mettere le mani direttamente nei cestini presenti in ogni stanza, visto che i migranti spesso non sanno nemmeno che cosa significhi dividere i rifiuti prodotti. Un lavoro al limite del consentito: mettere le mani dove puoi trovare di tutto, dai fazzoletti sporchi di sangue agli assorbenti, e poi tutto il resto: dagli avanzi dei pasti alle cicche. Per diversi mesi tale ingrato lavoro sembre venisse svolto addirittura da un giovane migrante di nome John, che lo eseguiva senza indumenti idonei. Semplicemente si rendeva disponibile a farlo. Fino a quando ha deciso di “licenziarsi”. Per capire come venga svolta la raccolta differenziata a Mondo Migliore, e con quali risultati, bisognerebbe consultare i dati di conferimento. Ma ottenerli è praticamente impossibile.

 

Il progetto “strade sicure”

Qui entriamo in un ambito che potremmo definire: commedia dell'assurdo. E' il mega-progetto del Comune di Rocca di Papa, fortemente voluto dal sindaco Crestini. Incredibile a dirsi ma riguarda la sicurezza stradale con un finanziamento regionale di circa 300.000 euro per un paese che presenta poche criticità in questo settore. Nel progetto si parla esplicitamente del coinvolgimento del centro immigrati di Mondo Migliore ma nessuno, a un anno dalla sua presentazione alla Regione Lazio, ci ha ancora spiegato come saranno coinvolti i migranti e per quale scopo. Tanto più che nel progetto manca persino il benestare della cooperativa che gestisce Mondo Migliore. Il dubbio è che l’amministrazione comunale abbia inserito nel progetto il centro di via dei Laghi a insaputa della cooperativa stessa, solo per ottenere un punteggio migliore in fase di approvazione del progetto, avendo il centro immigrati un impatto emotivo molto forte dal punto di vista sociale.

 

LEGGI QUI IL PROGETTO STRADE SICURE

 

Il ruolo delle ONG si ferma nei porti

In questi mesi il mondo politico si è scontrato varie volte sul ruolo svolto dalle associazioni non governative (ONG), accusate in alcuni casi di andare a soccorrere i migranti direttamente nei porti di imbarco. C’è però una questione che nessuno sembra voler affrontare: una volta arrivati in Italia, e una volta destinati a uno dei centri di prima accoglienza, il destino e la storia individuale dei migranti sono segnati da una nebbia fitta. Le cooperative che gestiscono i centri non gradiscono intromissioni o eccessive curiosità. Eppure, soprattutto in questi casi, il ruolo delle ONG potrebbe essere davvero di garanzia che tutto avvenga nel modo migliore sotto tutti i punti di vista, a cominciare dalle condizioni a cui devono sottostare i migranti fino alle procedure per ottenere in tempi ragionevoli una risposta, positiva o negativa, alla richiesta di asilo politico. A Mondo Migliore, per esempio, dove i migranti dovrebbero rimanervi solo qualche giorno per essere assegnati a una destinazione definitiva, sembra ci siano richiedenti asilo da più di un anno.

 

Non solo, gli ospiti possono uscire liberamente ma potrebbero decidere di non rientrare, solo dopo un’assenza prolungata di tre giorni scatta per loro la qualifica di clandestini. C’è qualcuno che a Rocca di Papa si è dileguato nel corso di questi due anni? I controlli ferrei, insomma, sono impossibili perché il personale disponibile non riesce e non può farlo. Allora perché il mondo delle cooperative non può avvalersi della collaborazione delle ONG? E perché queste ultime sono soggette e controlli e diffidenze di ogni sorta mentre alle cooperative è concesso praticamente tutto?

 

 

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