Due famiglie eritree hanno lasciato Rocca di Papa per il frusinate dove si applica il modello di accoglienza opposto a “Mondo Migliore”

September 4, 2018

Mentre il centro di accoglienza per migranti di Rocca di Papa continua ad essere la vetrina di politici di destra e di sinistra (l’ultimo a visitare la struttura è stato ieri il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia) gli eritrei arrivati dalla nave Diciotti stanno raggiungendo la loro vera destinazione.

 

Due coppie di giovani, dai 20 ai 25 anni, sono stati destinati alla provincia di Frosinone, diocesi di Veroli e Ferentino, e andranno a vivere in una casa del centro cittadino, dove potranno integrarsi con gli abitanti del luogo. Due famiglie ospitate, marito e moglie, per quella che viene chiamata accoglienza diffusa, basata cioè su piccoli nuclei familiari di richiedenti asilo inseriti in contesti urbani controllati. Cioè l’opposto del tipo di accoglienza che si vede nei centri come quello di Rocca di Papa, dove centinaia di persone condividono la stessa struttura. Un’accoglienza che in questi due anni ha prodotto solamente una crescita di diffidenza dei cittadini roccheggiani verso i rifugiati, visti come estranei in tutti i sensi.

 

L’unico progetto di integrazione (si fa per dire) che il Comune ha portato avanti è stato quello sulla sicurezza stradale (LEGGI QUI), 300 mila euro ottenute dalla Regione Lazio nel quale il ruolo degli ospiti di “Mondo Migliore” nessuno ce lo ha ancora spiegato. Un modo come un altro per sfruttare la presenza dei migranti.


LEGGI QUI IL MODELLO DELL’ACCOGLIENZA DIFFUSA

CHE A ROCCA DI PAPA SEMBRA IMPOSSIBILE

 

La diocesi di Veroli e Ferentino, a differenza di quello che avviene ai Castelli Romani, ha già pronto un programma serio di integrazione, gestito direttamente dalla comunità. Non solo basato sui corsi per imparare l’italiano ma anche sul coinvolgimento dei residenti che impareranno a loro volta a conoscere le due famiglie eritree. Una convivenza, appunto, in grado di dare alla parola “integrazione” il suo  vero significato. Inserire due famiglie di giovani sposi in un contesto urbano significa anche permettere alle comunità locali di toccare con mano la “questione migranti” senza la mediazione di Prefettura e grandi cooperative.

Da anni la Chiesa sta puntando su quest’accoglienza diffusa, a differenza dello Stato che preferisce la nascita di mega strutture decise a tavolino da bandi gestiti in esclusiva dalle Prefetture che, in questo settore, hanno praticamente carta bianca, dando vita a un business senza precedenti su cui si fiondano cooperative e aziende. L’accoglienza diffusa ha anche il pregio di costare molto meno rispetto a quella basata su strutture concentrate. E forse il problema sta proprio qui: ospitare una famiglia e pian piano integrarla costa pochissimo e, soprattutto, non dà margini di guadagno.

 

A dirlo è lo stesso monsignor Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana, da noi intervistato la sera dell’arrivo dei migranti della Diciotti a Rocca di Papa: «La Chiesa -ha detto- da anni applica l’accoglienza diffusa perché più rispondente alle esigenze sia dei richiedenti asilo sia dei cittadini italiani. E i risultati fin qui ottenuti in termini di qualità dell’accoglienza sono stati ottimi».

 

Tra poche ore altri richiedenti asilo di “Mondo Migliore” raggiungeranno la loro destinazione in altre diocesi: Milano, Terni-Narni-Amelia, Capua, Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Firenze e Latina. In totale una quarantina di persone. Ad attenderli delle abitazioni private. Nella struttura di via dei Laghi resteranno circa 300 migranti, alcuni dei quali vittime del cosiddetto “Accordo di Dublino”, che prevede il ritorno nei Paesi di approdo (quasi esclusivamente Italia e Grecia) quando altri Stati rifiutano l’accoglienza. Accade spesso infatti che i rifugiati, partiti dal centro di Rocca di Papa, dopo qualche settimana vi facciano ritorno perché rifiutati da altri Paesi europei. Proprio quell’accordo che il governo italiano vorrebbe cambiare ma che l’Europa invece vuole tenersi ben stretto.      

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