LE IENE CONTRO I DI MAIO, MA LE ANTENNE DA CUI TRASMETTONO SONO ABUSIVE. PERCHÉ L’INVIATO FILIPPO ROMA NON MOSTRA LE IMMAGINI DEI RIPETITORI ABUSIVI DI MEDIASET?

December 3, 2018

Anche Le Iene hanno il loro scheletro nell'armadio. E che scheletro!

 

Nelle ultime settimane il programma di Italia Uno sta facendo i peli e i contropeli al padre di Luigi Di Maio. Dopo l’accusa di aver fatto lavorare personale in nero si è passati a quella di aver costruito quattro edifici abusivi. Il giornalista Filippo Roma è stato inflessibile con il ministro 5 Stelle, reo di essersi trovato varie volte in quelle strutture abusive. L’accusa velata, ma nemmeno troppo, è stata quella che Luigi Di Maio forniva prestazioni di lavoro proprio in quella struttura abusiva. Su questo perfino Matteo Renzi ha chiesto a Di Maio di riferire in Parlamento.

 

Se Di Maio deve rispondere di questo, lo deve fare anche l’inviato delle Iene, Filippo Roma, visto che il ripetitore da cui lui trasmette su Roma e provincia, su parte delle province di Latina e Frosinone e su parte della Campania, è abusivo. Non solo, il gruppo Mediaset ha perso tutti i ricorsi compreso l’ultimo al Consiglio di Stato (sentenza n. 2200 del 2017: LEGGILA QUI), il cui presidente era niente di meno che l’ex ministro di Berlusconi, Franco Frattini.

 

Mediaset è stata condannata a pagare anche le spese sostenute dal Comune di Rocca di Papa che nel 2003 aveva notificato all’azienda per cui lavora Filippo Roma un’Ordinanza di demolizione. Dopo 17 anni EI Towers (Gruppo Mediaset) si è vista rigettare dal Consiglio di Stato l’ennesimo ricorso (dopo quelli già bocciati dal TAR) contro la decisione dell’allora sindaco di Rocca di Papa. Ma la cosa bella è che malgrado la sentenza definitiva, dopo circa 20 mesi Mediaset non ha ancora provveduto a togliere le parabole abusive malgrado - hanno scritto i giudici - «La normativa paesaggistico-ambientale presiede alla tutela di interessi di indubbio rilievo costituzionale e del tutto ragionevolmente pone limiti alla libertà di iniziativa privata quando quest’ultima possa risultare potenzialmente dannosa». Pertanto - conclude la sentenza del 4 aprile 2017 - «Non può ipotizzarsi, avuto riguardo all’attuale pluralità e diffusione delle fonti di informazione, una restrizione del diritto di cui al l’art. 21 costituzione tale da giustificare la permanenza in funzione di apparati gravemente lesivi del paesaggio, e da determinare, sul piano normativo, l’incostituzionalità delle disposizioni che ne impongono la rimozione».

 

Quindi, caro Filippo Roma, se si è tanto inflessibili (e bisogna esserlo) con il “caso Di Maio” altrettanto ci aspetteremmo nel caso di tralicci e parabole abusive da cui la sua trasmissione diffonde il segnale. Italia Uno che fa? Vede la pagliuzza nell’occhio del vicino e la sua trave fa finta di non vederla?

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