CRESTINI INCHIODA CRESTINI - Nuova Chiesa, per l’accordo non rispettato il Comune poteva incassare la fideiussione di un milione di euro, invece ha lasciato scadere la convenzione

January 24, 2019

Il nostro precedente articolo sulle intenzioni del sindaco di Rocca di Papa di realizzare una nuova chiesa nel quartiere Vigne, ci porta ad approfondire ulteriormente l’argomento concentrandoci sul progetto del Giardino degli Ulivi la cui convenzione con il Comune di Rocca di Papa è scaduta un anno e mezzo fa, il 27 luglio 2017, con Crestini sindaco. Quanto previsto da quel progetto edificatorio, con impegni sottoscritti da tutte le parti coinvolte, è stato effettivamente realizzato? Questa sarebbe stata la domanda che il primo cittadino di Rocca di Papa, a tutela del bene pubblico e degli impegni presi, avrebbe dovuto farsi prima di lasciar scadere la convenzione, così da poter chiedere conto circa la mancata realizzazione delle opere previste. E perché Crestini non ha diffidato i Padri Passionisti, la Presti Srl e il Consorzio della zia del sindaco, circa le inadempienze contrattuali?

 

Proprio la vicenda della nuova chiesa annunciata da Crestini (che ringraziamo per aver così riportato in auge il progetto Giardino degli ulivi) è la dimostrazione che qualcuno non ha rispettato i patti sottoscritti, arrecando un danno alla collettività, visto che la realizzazione della nuova chiesa non era una eventualità ma un obbligo, essendo la seconda opera pubblica più importante dopo la scuola che il Consorzio Giardino degli Ulivi avrebbe dovuto realizzare. Ma il fatto che il sindaco di Rocca di Papa abbia riproposto la faccenda della nuova chiesa a convenzione scaduta è molto grave, soprattutto in considerazione del fatto che la zia del sindaco, Antonella Ferri, è stata per un lungo periodo legale rappresentante del Consorzio Giardino degli Ulivi, detenendone importanti quote. Cosa che potrebbe valere anche per altri parenti dell’attuale sindaco ma al momento non siamo in grado di saperlo. Un’azione talmente grave che solo un’indagine approfondita sull’intero comparto edificatorio potrebbe dirci come sono andate e come stanno le cose oggi, a convenzione scaduta.

 

ECCO COME IL CRESTINI/CONSIGLIERE

INCHIODA IL CRESTINI/SINDACO

Noi cercheremo di farlo dal punto di vista giornalistico, perché questo è il nostro ruolo, e nel farlo non possiamo non ringraziare un consigliere comunale d’opposizione che qualche tempo fa ci fece avere, insieme ad altri documenti, un atto molto importante che inchioda i firmatari di un accordo alle loro responsabilità e ai loro obblighi disattesi. Quel consigliere d’opposizione oggi ricopre il ruolo di sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini. Siamo al paradosso letterario per eccellenza: il consigliere d’opposizione Crestini inchioda il sindaco Crestini! Fantastico!

 

Ma, come è nostra abitudine, partiamo dai fatti.

 

L'ACCORDO DEL 2008

L’8 ottobre 2008 quattro soggetti, il Comune di Rocca di Papa, i Padri Passionisti, la società Presti Srl e il Consorzio Giardino degli Ulivi, sottoscrivono un accordo procedimentale diventato necessario dopo che i religiosi avevano venduto alcune delle particelle catastali (che avrebbero dovuto ospitare la nuova chiesa) a una società, la Presti Srl con sede a Terme Vigliatore (Messina) per realizzarvi opere commerciali. Infatti nelle premesse (punto E) si legge che «il progetto [della chiesa] ha costituito e costituisce per l’amministrazione comunale elemento qualificante dell’intero Programma di Recupero Urbano la cui pronta realizzazione è di importanza essenziale per l’attuazione dell’intero programma di recupero e, con la sottoscrizione della presente convenzione, tutte le parti ne condividono tale valenza, considerando la realizzazione del centro parrocchiale uno degli elementi essenziali dell’intero Programma di Recupero Urbano».

 

Per l’amministrazione comunale, dunque, la nuova chiesa Santa Maria Mater Spei (di cui vi possiamo mostrare in esclusiva anche alcuni disegni progettuali) era essenziale per l’attuazione del piano edilizio del Giardino degli ulivi. Di più: senza il centro parrocchiale il P.R.U. (Piano di Recupero Urbano) non poteva dirsi attuato.

 

GLI OBBLIGHI SOTTOSCRITTI

Così al "punto I" dell’accordo sottoscritto l’8 ottobre 2008, viene ulteriormente specificato che «i Padri Passionisti e la Presti Srl si obbligano a realizzare il progetto secondo quanto previsto dalla normativa canonica vigente sia per quanto concerne le caratteristiche strutturali sia per quanto concerne gli arredi».

 

Il punto forte dell’accordo, però, si trova all’articolo 2 (caratteristiche della nuova chiesa) quando viene specificato nero su bianco che «lo stesso progetto verrà realizzato a cura e spese dei Padri Passionisti», mentre all’articolo 1 viene scritto che i religiosi «e la Società Presti Srl si obbligano a presentare il Progetto definitivo […] entro il termine essenziale di 60 giorni dalla sottoscrizione della presente» e che la chiesa (art. 4) dovrà essere realizzata «entro due anni dal rilascio del permesso di costruire che verrà rilasciato dal Comune di Rocca di Papa». Come avete letto si parla di obblighi e non di scelta, cioè i Padri Passionisti e la Presti Srl si obbligano a portare avanti il progetto della nuova chiesa e del nuovo centro parrocchiale (due piani da 500 metri quadrati ciascuno con sala cerimoniale, ufficio parrocchiale, una sala polifunzionale per le attività, quattro alloggi completi di bagni oltre a diverse sale per pranzo, tv e lettura), a oggi mai realizzati.

 

LA FIDEIUSSIONE DA UN MILIONE DI EURO

Ma i veri nodi vengono al pettine con l’articolo 7 dell’accordo (Garanzia per gli obblighi assunti) visto che «a garanzia del completo e puntuale adempimento di tutti gli obblighi assunti con il presente accordo dai Padri Passionisti e dalla Presti Srl, viene consegnata al rappresentante del Comune una fideiussione (garanzia bancaria, n.d.d.) per l’importo complessivo di euro 1.000.000». Infatti tale garanzia -si legge ancora a pagina 7 dell’accordo- «viene accettata dal Comune sia per quanto attiene il contenuto sia per quanto riguarda la idoneità della fideiussione, valida per l’intero periodo durante il quale i Padri Passionisti e la Presti Srl dovranno adempiere a tutte le obbligazioni di cui al presente accordo».

 

A questo punto, non essendo stato realizzato alcun centro parrocchiale, non comprendiamo come l’attuale amministrazione comunale non abbia pensato di incassare il milione di euro per il mancato rispetto degli accordi, lasciando scadere la convenzione con il Consorzio Giardino degli Ulivi senza proferire parola sull’argomento, senza chiedere una nuova rimodulazione così da capire le reali intenzioni dei Passionisti, della Presti Srl e del Consorzio Giardino degli ulivi nei riguardi della nuova chiesa. Crestini è rimasto silente, salvo poi, pochi giorni fa (a buoi scappati verrebbe da dire!) annuncia di aver fatto visita al Vescovo di Frascati per parlare della nuova Chiesa dei Passionisti. Se non siamo di fronte ai furbetti del quartierino poco ci manca!

 

La ricostruzione giornalistica finisce qui, mentre sarebbe auspicabile anche un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica per fare piena luce sulle responsabilità, ossia sugli obblighi rispettati e su quelli mancati, sulla vigilanza da parte della pubblica amministrazione e sui motivi che hanno indotto il sindaco Crestini, vista la mancata realizzazione della chiesa (ritenuta essenziale  dal Comune per l’attuazione dell’intero Programma di Recupero Urbano) a non chiedere la rimodulazione della convenzione scaduta il 27 luglio 2017 e a non riscuotere la fideiussione di 1 milione di euro sottoscritta dai religiosi e dalla Presti Srl. Una vicenda su cui anche i consiglieri comunali d'opposizione (almeno di quello che ne resta: Lorenzo Romei, Roberta Carnevali ed Elisa Pucci) potrebbero presentare interrogazioni e denunce su quanto accaduto. La faccenda, per chi non lo avesse ancora capito, è molto seria, e l’amministrazione comunale a sua tutela e a tutela del bene pubblico dovrebbe tornare ad analizzare il Piano di Recupero Urbano del Giardino degli ulivi attraverso un semplice atto in autotutela. Questo avverrebbe in un paese normale, in un paese cioè dove l'intreccio tra affari e politica non esiste. Ma noi ci troviamo a Rocca di Papa dove tale intreccio tiene banco da almeno un ventennio.

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