Dopo Mediaset tocca al gruppo L’Espresso/Repubblica: le antenne sono abusive e devono traslocare. Altra sentenza del Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Rocca di Papa

February 8, 2019

La giustizia si abbatte sui due più grandi gruppi di telecomunicazione italiana. Dopo Mediaset (Ei Towers), condannata l'11 maggio 2017 ad abbattere le postazioni abusive, è la volta del gruppo L’Espresso/Repubblica (Elemedia). Il Consiglio di Stato con una sentenza pubblicata questa mattina (8 febbraio 2019) ha rigettato i ricorsi presentati contro l’ordinanza di demolizione (sindaco Boccia) riguardante il traliccio posto in località Madonna del Tufo/Costarelle di proprietà della società L’Immagine 87 e su cui Elemedia aveva installato quattro parabole per diffondere il segnale radio di M2O.

 

A questo punto si segnala un’anomalia: da una parte c’è la giustizia che fa il suo corso senza guardare in faccia nessuno condannando le emittenti radio-televisive ree di aver costruito tralicci e innalzato parabole senza alcuna autorizzazione, e dall’altra c’è una pubblica amministrazione che rallenta volutamente le procedure di abbattimento attuando il classico scaricabarile tra poteri dello Stato (il più patetico resta il sindaco di Rocca di Papa che accusa la Polizia Locale di non fare i verbali, sapendo che nei Comuni il capo dei vigili è proprio il primo cittadino!).

 

Per il gruppo Elemedia, in realtà, si tratta di un infelice ritorno sulle cronache roccheggiane. Nel 2012 le sue parabole (insieme a quelle di Caltagirone) furono pescate a superare i limiti di esposizione, cosa che provocò un’indagine della Procura della Repubblica e una salata multa allora emessa dal Comune di Rocca di Papa. Il Segno fece un’accurata inchiesta sull’argomento (LEGGI QUI).

 

ECCO CHE COSA DICE LA SENTENZA

Ma andiamo a leggere questa sentenza della sesta sezione del Consiglio di Stato (presieduta dal dott. Sergio De Felice e composta dai consiglieri Vincenzo Lopilato, Oreste Mario Caputo, Giordano Lamberti e Itali Volpe), a cui si erano rivolti sia la società L’Immagine 87 sia il gruppo Elemedia. Si segnala purtroppo l’assenza degli avvocati del Comune di Rocca di Papa che nell’occasione hanno deciso di non costituirsi in giudizio. Fatto molto grave su cui il sindaco Crestini dovrebbe dare un chiarimento.

 

Su che cosa si basa il ricorso degli antennari? Su cinque violazioni che a loro dire avrebbe commesso l’amministrazione comunale nel notificare le ordinanze di demolizione n. 21 del 9 febbraio 2015 (Elemedia) e n. 122 del 22 ottobre 2015 (L’Immagine 87). C’è da dire che già il TAR del Lazio in due giudizi precedenti aveva rigettato i ricorsi e ora a decretare la parola fine è il Consiglio di Stato. Il primo motivo addotto dai ricorrenti era basato sul fatto che si trattava di «un modesto impianto, che non necessiterebbe di titolo abilitativo» e che tale impianto «esisterebbe da oltre trenta anni». I giudici hanno demolito questa tesi sostenendo che anche «l’installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione» necessitano del permesso di costruire, visto che «da quanto esposto risulta come si tratti di un intervento di rilevante impatto che rientra nell’ambito degli interventi per i quali la normativa sopra riportata richiede il permesso di costruire». Anche sull’esistenza del traliccio fin dal 1976 i giudici sono stati chiari: evocare il lungo tempo trascorso non serve a considerare l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione.

 

LA MANCATA DELOCALIZZAZIONE REGIONALE

NON È UNA SCUSANTE

Anche l’altro motivo portato in giudizio, secondo cui l’infrastruttura di radiocomunicazione essendo in attesa di delocalizzazione in base alla legge regionale poteva continuare a trasmettere anche in assenza di un’autorizzazione, è stato rigettato perché «la valutazione dell’opera in esame deve essere compiuta unitariamente considerando sia il traliccio sia le antenne. Non è possibile -hanno scritto i giudici- scindere il contenuto e applicare esclusivamente la normativa relativa ai sistemi di comunicazione.

 

LE ANTENNE ABUSIVE NON SONO

OPERE DI PUBBLICA UTILITÀ

I proprietari del traliccio (L’Immagine 87) hanno poi chiesto il rigetto dell’ordinanza di demolizione perché «non ha considerato che gli impianti di radiocomunicazione sono opere di urbanizzazione primaria e di pubblica utilità». Tesi alquanto bizzarra visto che «la parificazione degli impianti di radiocomunicazione alle opere di urbanizzazione non può valere nei casi in cui viene in rilievo, come nella specie, un intervento edilizio di rilevante impatto sul territorio».

 

NON ESISTONO PREVALENTI

INTERESSI PUBBLICI

Anche il quarto motivo utilizzato nel ricorso dagli antennari è stato rigettato perché infondato. Questo si basava sul fatto che «l’ordinanza di demolizione non avrebbe concesso il termine di novanta giorni per provvedere alla demolizione stessa, impedendo così di poter chiedere la domanda di sanatoria […], sia nella parte in cui non avrebbe valutato l’esistenza di prevalenti interessi pubblici». Tesi liquidata in poche righe.

 

L’ATTESA DI UN NUOVO SITO

NON GIUSTIFICA GLI ABUSI

Anche l’ultimo motivo addotto da Elemedia, secondo cui bisognava attendere l’indicazione di una soluzione alternativa per la localizzazione dell’antenna, è stato rigettato. Resta da capire chi aveva dato assicurazioni al gruppo de L’Espresso che era in arrivo un sito alternativo sempre a Rocca di Papa. Essendo maliziosi, noi qualche sospetto lo abbiamo, visto il tentativo fatto dalla giunta comunale di gestire in proprio il business delle antenne nell’area attualmente occupata dall’Ente Poste proprio a poche decine di metri dalla vetta di monte Cavo su cui insistono parabole non anocora soggette a ordinanza di demolizione (il perché ce lo dovrebbero spiegare il sindaco Emanuele Crestini e l'assessora all'ambiente, Veronica Cimino).

 

LEGGI QUI LA NUOVA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

 

E ADESSO IL COMUNE ABBATTERÀ

LE ANTENNE ABUSIVE?

Con questa ennesima sentenza che ancora una volta dà ragione ai cittadini di Rocca di Papa circa l’irregolarità dei tralicci e delle parabole innalzate senza alcuna autorizzazione e che di fatto hanno determinato un danno al paesaggio e all’economia del territorio, si riducono al lumicino anche le giustificazioni fino a questo momento utilizzate dall’amministrazione comunale pur di evitare l’abbattimento delle antenne.

 

Resta il rammarico che il Comune abbia deciso di non costituirsi in giudizio mentre la presenza davanti ai giudici del Consiglio di Stato avrebbe rappresentato, anche simbolicamente, la tenacia e l’orgoglio rispetto a un tema che vede Rocca di Papa in lotta da oltre 40 anni.   

 

LEGGI QUI L'INCHIESTA SULLE DIECI COSE CHE NON VORREBBERO FARVI SAPERE SULLE ANTENNE ABUSIVE DI MONTE CAVO

 

LEGGI QUI L'INCHIESTA SUL POTERE RADIOTELEVISIVO CHE DA 40 ANNI TIENE IN OSTAGGIO I CITTADINI DI ROCCA DI PAPA

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