Si scalpita sull’urbanistica… all’orizzonte si intravede il richiamo della foresta?

February 14, 2019

Qualcosa si muove a Rocca di Papa nel settore dell’urbanistica. A dircelo è una delibera votata dalla giunta Crestini (lo direste? Assente proprio l’assessora all’urbanistica Zecchinelli!) con cui l’amministrazione chiede alla Regione un contributo di 24.000 euro (altri 16.000 ce li mette il Comune) per apportare alcune integrazioni al Piano regolatore approvato nel 2007 (sì, proprio quello fatto dal sindaco Boccia e che il Crestini consigliere riteneva sbagliato in tutto e per tutto), «al fine di programmare lo sviluppo economico […] e inserire azioni per la salvaguardia dell’ambiente». Con questa richiesta il Comune di Rocca di Papa, intende assolvere a quanto precedentemente chiesto dalla Regione circa l’aggiornamento di alcune mappe del territorio presenti in quel Piano, ma se ragioniamo sul concetto contenuto nella delibera (sviluppo economico da una parte e tutela ambientale dall’altra) l’operazione urbanistica messa in atto potrebbe diventare più comprensibile.

 

A chi toccherà la tutela ambientale?

 

A chi invece lo sviluppo economico?

 

A rispondere a questi interrogativi interviene un ragionamento che, in questi casi, è il solo che possa tenere insieme sviluppo economico e tutela ambientale. Cioè: sostituire le aree su cui il Piano prevedeva interventi di urbanizzazione, e quindi cubature di cemento (in una parola: sviluppo), con altre aree, quelle dove il Piano prevedeva solo verde. Spieghiamola in questo modo: l’area A è destinata a ospitare opere di edilizia per un numero indefinito di metri cubi, mentre l’area B ha il divieto assoluto di edificazione perché ricadente, in base al PRG, in V8 (verde). Ma come sappiamo (vedi il recente caso di Costarelle), niente è impossibile e la legge consente di condurre svariate opzioni urbanistiche purché lascino inalterati gli equilibri tra sviluppo economico e tutela ambientale, tra questo V8 e le aree edificabili: se togli da una parte devi mettere da un’altra, l’importante è che il risultato finale (cioè le cubature) sia sempre lo stesso. Semplice no?

 

È sufficiente spostare le prerogative urbanistiche previste nell’area A verso l’area B, e viceversa, e il giochetto è fatto: all’area A vengono tolte le cubature esistenti che passano interamente all’area B che, di colpo, si trasforma in zona da sviluppare. Magari non subito, perché gli strumenti urbanistici al momento possono non essere idonei, ma fra una decina d’anni potrebbe dare i suoi frutti. Prevenire, insomma, è meglio che curare. Soprattutto in urbanistica!

 

Ora sviluppiamo ulteriormente questo nostro ragionamento: immaginate che un amministratore pubblico sia legato per linea parentale a una delle famiglie che degli interventi edilizi ne ha fatto una delle sue attività più redditizie negli ultimi decenni ed ecco che la delibera approvata dalla giunta potrebbe assumere un significato molto diverso. Al cuore, si sa, non si comanda e di fronte al richiamo della foresta gli istinti primordiali potrebbero sempre riemergere.

 

In questo giochetto urbanistico tra sviluppo economico e tutela ambientale resta da capire che cosa pensa il proprietario dell’area A, quello che deve cedere il suo diritto di sviluppo all’area B. E qui i giochi rischiano di saltare (a meno di accordi tra i due) perché A non ci sta mentre B scalpita per arrivare al risultato. In attesa di capire quanto possa valere, in moneta fumante, questo annunciato «sviluppo economico», immaginiamo, a puro titolo di esempio, che questa integrazione alla Variante al piano regolatore possa riguardare un’area (boscata: V8), posta a ridosso di un comprensorio nato negli anni ’70 in un comune vicino (zona Monte gentile) e che tanto sviluppo economico ha portato in quel territorio. Interessante no? E con questo siamo al compimento della parte della delibera che prevede, appunto, «di programmare lo sviluppo economico» in un’area che precedentemente non lo prevedeva.

 

Poi bisogna mettere mano alla seconda parte della delibera, quella dell’integrazione scandita dalla parola “riequilibrio” o, se preferite, dal termine fascinoso di «tutela dell’ambiente»: togliere all’area A l’equivalente delle cubature date all’area B. Prendiamo, anche qui a titolo di esempio, una delle zone di Rocca di Papa che nell’ultimo decennio ha visto un’urbanizzazione diffusa: le Calcare. Il ragionamento potrebbe essere su per giù questo: le Calcare hanno avuto un’urbanizzazione eccessiva, centinaia di manufatti di cemento privi di aree a verde. Bisogna quindi rimediare: togliamo le cubature rimanenti, destinate ad ulteriore cemento, e diamo ai residenti lo spazio verde di cui hanno bisogno. Il gioco, a questo punto, è arrivato a compimento: sviluppo economico da una parte (che prima era inedificabile) e tutela ambientale dall’altra (che prima era cementabile).

 

Al fine di non destare immediati sospetti e incontrollate voci di piazza, una cosa deve essere chiara: all’amministrazione non interessa di chi sia l’area A né di chi l’area B, l’importante è riequilibrare. Sempre e comunque! E ci sono ancora due anni di tempo per riequilibrare al meglio.

 

Nota a margine: le notizie secondo cui l’ex assessora all’urbanistica di Rocca di Papa, Barbara Barboni, avrebbe fatto più di una visita agli uffici tecnici comunali anche dopo la sua sostituzione, c’entrano qualcosa con queste modifiche urbanistiche annunciate dalla sua ex giunta? Sarebbe interessante saperlo.

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