ESCLUSIVO: LE FOTO DELL'INTERNO - L’hotel Europa e la svolta del 2016 che avrebbe risolto il contenzioso. Ma l’uomo del monte, Crestini, disse no

March 6, 2019

«Questa mattina mi trovo presso il tribunale di Velletri per partecipare, in qualità di sindaco, ad un’udienza inerente l’ex Hotel Europa. Un caso legale e politico creato dalla leggerezza e dall’incapacità della precedente amministrazione». Così Emanuele Crestini il primo marzo ha commentato il contenzioso esistente tra il Comune di Rocca di Papa e la FAM Srl, la società vincitrice dell’appalto integrato che avrebbe dovuto portare al restauro dell’ex albergo di piazza Margherita trasformandolo nel nuovo municipio. È difficile dare torto all’attuale sindaco visto che il rudere sta lì da svariati anni mentre il contenzioso procede con una richiesta di risarcimento per 3.789.319,22 euro (circa 7 miliardi delle vecchie lire).

 

Fin qui le responsabilità (tante) della precedente amministrazione guidata da Boccia (che Il Segno ha trattato decine di volte) ma, a quasi tre anni dal suo insediamento, cominciamo a mettere sul tappeto anche le responsabilità della giunta guidata da Crestini perché se i cittadini nel 2016 scelsero lui fu proprio per risolvere problemi come quello dell’ex albergo diventato la carta d’identità in negativo di Rocca di Papa.

 

La possibilità per il Comune di uscire indenne da questa causa è pressoché nulla come ebbe a dire nel 2014 l’avvocato Rolando Grossi, legale dell’amministrazione. Ecco che cosa scriveva Grossi (una lettera mai pubblicata prima) all’allora sindaco Boccia: «La difesa del Comune risulta essere piuttosto complicata e con scarse possibilità di esiti positivi». Quindi, l’avvocato passava ai consigli: «Mi permetto dunque di sollecitare un appuntamento con i rappresentanti della società nostra avversaria, al fine di valutare la concreta possibilità di raggiungere un accordo transattivo che sia vantaggioso per entrambe le parti».

 

L'INCONTRO CON LA FAM

Così, anche alla luce del contenuto di questa lettera che Crestini conosceva molto bene, a pochi mesi dalla sue elezione a sindaco incontrò proprio il dott. Massimo Maurizi (nella foto), project executive della FAM. Ma ciò che l’attuale sindaco non dice è che proprio lui avrebbe potuto chiudere il contenzioso ma inspiegabilmente non lo fece. Oggi siamo in grado di raccontarvi quello che accadde.

 

L’incontro decisivo con i vertici della FAM avvenne in Comune a metà luglio del 2016 e il neo-sindaco si distinse subito per un ritardo di oltre un’ora, tanto che arrivò a riunione quasi conclusa. Come inizio niente male per avviare una trattativa delicata visto che il Comune rischia la bancarotta! A raccontarlo sono due ex amministratori di Crestini, Bruno Petrolati (all’epoca delegato alle antenne) e Veronica Giannone (già vicesindaco e assessore all’urbanistica). Petrolati fa una rivelazione fino a oggi mai emersa: «In quella sede la FAM ci disse che se il Comune avesse versato 700mila euro, l’azienda avrebbe chiuso il contenzioso riconsegnando l’edificio al Comune. Un’offerta che andava presa al volo ma stranamente Crestini preferì seguire altre strade e così il contenzioso è ancora aperto con le cifre che tutti conosciamo», cioè quasi 4 milioni di euro.

 

700 MILA EURO (INVECE DI 4 MILIONI)...

E PASSA LA PAURA MA...

Petrolati suggerì anche la strada per trovare questi 700mila euro: «Essendo delegato alle antenne presi contatto con l’associazione degli antennari e chiesi loro se erano disposti a riconoscere al Comune di Rocca di Papa un indennizzo per il danno subito in tutti questi anni a causa dell’occupazione di monte Cavo. Loro si dissero disposti a versare questi 700mila euro. L’unico obbligo del Comune sarebbe stato quello di collocare una targa indicando che l’edificio era stato acquistato grazie al contributo delle emittenti radio-televisive. Avremmo finalmente risolto un problema incancrenito negli anni e avremmo contestualmente dato al Comune una nuova sede municipale ridando alla piazza la dignità e il decoro che merita».  Questa rivelazione fatta dall’ex delegato di Crestini getta una luce chiara sulle responsabilità dell’attuale amministrazione comunale dopo tre anni di governo cittadino. Perché Crestini rifiutò la proposta avanzata dalla FAM? Qual era la soluzione alternativa? Con chi si consigliò il sindaco?

 

LE CONFERME

DELLA EX

VICESINDACO GIANNONE

A confermare i contenuti dell’incontro con la FAM è anche Veronica Giannone: «Successivamente a quell’incontro di luglio Crestini volle perentoriamente gestire lui la questione. Sostanzialmente l’interesse collettivo appariva ridotto ai minimi termini. Crestini era perplesso perché la nuova sede non sarebbe stata finita. Io personalmente avrei prima pensato a chiudere il contenzioso con 700 mila euro, magari versate in due soluzioni. Maurizi avrebbe accettato. Purtroppo -continua la ex vicensindaco- tutti gli appalti rimasti incompiuti sono stati gestiti in questo modo da Crestini».

 

Un anno dopo ci fu un altro incontro molto importante. È ancora la Giannone a darne notizia: «Ricordo che nell’estate 2017 ci fu una riunione con l'avvocato Grossi che difendeva il Comune, alla quale parteciparono anche Anna Maria Fondi (responsabile del settore affari generali) e Rocco Di Filippo (responsabile dell’urbanistica). Terminato l'incontro ricordo perfettamente un'esternazione di Crestini il quale riferì in giunta di una diatriba fra i responsabili di settore e i rappresentanti legali della FAM per alcuni aspetti molto gravi. I responsabili di settore la verità a me non l'hanno mai raccontata, malgrado avessi fatto loro domande dirette. Ricordo inoltre che successivamente Crestini affidò alla Cimino il compito di studiare tutti i faldoni inerenti l'ex Hotel Europa». Uno studio talmente capillare che il Comune di Rocca di Papa nell’udienza di pochi giorni fa, a detta dello stesso sindaco, ne è uscito con le ossa rotte.

Fin qui la ricostruzione di Veronica Giannone che rivela altri due aspetti molto importanti: il ruolo di due funzionari comunali nella vicenda, la Fondi e Di Filippo, che ricoprivano tali ruoli già ai tempi di Boccia, e quello più recente dell’attuale vicesindaco Veronica Cimino. Fatto sta che il Comune nel 2016 avrebbe potuto risolvere il contenzioso con una cifra piuttosto ragionevole (700 mila euro rispetto ai 4 milioni chiesti). Sarebbe rimasto da risolvere il problema del completamento dell’opera ma per questo l’amministrazione avrebbe potuto accedere a specifici fondi finalizzati proprio a portare a termine opere pubbliche iniziate e mai finite.  

 

Quindi, se la precedente giunta guidata da Boccia è colpevole di aver determinato un problema grave da cui non si riesce a vedere una via d’uscita indolore, quella guidata da Crestini l’ha ulteriormente peggiorato avendo scelto, quando se ne presentò l’occasione, di non risolverlo. E intanto l’edificio sta sempre lì, diventando mese dopo mese un serio pericolo per la pubblica incolumità.  

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