Santoro decade ma per oltre un anno il suo conflitto è stato protetto dal sindaco

March 8, 2019

Come avevamo annunciato il 2 marzo scorso, l’amministrazione comunale ha preso atto dell’incompatibilità del suo consigliere Mario Santoro e ne discuterà nel consiglio comunale convocato per il prossimo martedì 11 marzo. Il sindaco Crestini, dunque, non ha potuto fare altro che confermare quanto anticipato da Lorenzo Romei il 26 febbraio, il quale per primo aveva scoperto la questione del conflitto d’interessi di Santoro a causa di un contenzioso piuttosto corposo: 7 milioni di euro.

 

Non sappiamo come si svilupperà la discussione ma, viste le dichiarazioni di alcuni assessori, è chiaro che gli interventi verteranno tutti o quasi sulla solita frase che i politici tirano in ballo quando vengono pizzicati a fare qualcosa che contrasta con le regole: “attacchi personali verso una persona perbene”. Che Mario Santoro sia una persona perbene lo diciamo tutti, nessuno ha mai detto il contrario. Ma le regole valgono per tutti, anche per le persone perbene (soprattutto per le persone perbene che devono dare l'esempio), e l’incompatibilità nel suo ruolo di consigliere comunale non è stata decretata dal cattivo Lorenzo Romei o dal giornalismo aggressivo del Segno, ma semplicemente dall’art. 63, comma 1 n. 4 del TUEL (il Testo Unico degli Enti Locali) che stabilisce una cosa ovvia: se un consigliere ha una causa in corso con il Comune non può ricoprire tale ruolo, si deve dimettere e, se non lo fa, deve essere sospeso e sostituito.

 

IN SCENA LA SOLITA LITANIA

SUGLI ATTACCHI PERSONALI!

Parlare di attacchi personali nella vicenda di Mario Santoro è francamente più imbarazzante della stessa incompatibilità venuta a galla. Se qualcuno avesse parlato dei gusti sessuali di Santoro, delle sue preferenze religiose o dei suoi hobby, allora sì che ci saremmo trovati di fronte ad attacchi inqualificabili di tipo personale, ma qui in ballo vi è un contenzioso da 14 miliardi delle vecchie lire che rischia di far chiudere il Comune visto che l’eventuale copertura assicurativa (possibile che il sindaco non lo sappia?!) arriva a manlevare fino a 2 milioni di euro, lasciando gli altri 5 a carico dell’ente. Ma d’altronde è la stessa giustificazione che tirò in ballo la precedente amministrazione, accusando il nostro giornale di fare dei vergognosi attacchi personali, quando portammo alla luce i conflitti d’interesse di Boccia e di Barbante, all’epoca rispettivamente sindaco e vicesindaco.

 

CARO SINDACO, TIRI FUORI LE CARTE!

In consiglio comunale, infatti, preso atto che Santoro è incappato pienamente in un conflitto previsto dalla legge, il primo a dare spiegazioni dovrebbe essere il sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini, responsabile di aver taciuto per oltre un anno l’incompatibilità del suo consigliere. Perché lo ha fatto? In un’intervista rilasciata a Castellinotizie, Crestini ha detto che gli avvocati gli avevano garantito che non c’era incompatibilità malgrado l’esistenza di un contenzioso. Bene sindaco, per prima cosa cambi avvocati, per seconda cosa titi fuori le carte! Renda pubblico il parere che le avrebbero dato questi fantomatici legali di cui ha parlato. Un amministratore pubblico se necessita di un parere su tematiche come quella dell’incompatibilità di Santoro, lo deve innanzitutto chiedere per iscritto agli organismi previsti dalla legge (in questo caso in primis la Prefettura). Dov’è questa richiesta? Non c’è! Così come non pare esserci alcun parere rilasciato a tal proposito da qualche legale. In caso contrario quel legale farebbe bene a cambiare mestiere. Perché, dunque, il sindaco ha mentito dicendo che a lui gli avvocati avevano garantito che era tutto a norma di legge? Non lo sappiamo perché Crestini non lo ha ancora detto.

 

IL CRESTINI BIFRONTE

Se il sindaco (come dice) si è rivolto a degli avvocati, vuol dire che il dubbio sull’incompatibilità di Mario Santoro ce l'aveva, eppure lo ha taciuto al consiglio comunale e ai cittadini. Il dubbio, invece, lo abbiamo noi sul primo cittadino di Rocca di Papa: ma è lo stesso Crestini che da consigliere comunale pretese le dimissioni di un vicensindaco, Roberto Barbante, in evidente conflitto d’interessi? Sì, è lo stesso Crestini, molto attento nel vedere le incompatibilità degli avversari politici ma complice nel coprire le incompatibilità dei suoi amici. Per oltre un anno Mario Santoro ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale non avendone diritto, provocando di fatto un’interruzione della democrazia rappresentativa. Una vicenda resa ancora più grave dal fatto che l’amministrazione comunale è rimasta in piedi grazie al voto di un solo consigliere comunale.

 

Quindi, se il consiglio comunale vuole davvero fare una discussione franca sulla vicenda, dovrebbe subito chiedere scusa per non essere intervenuto in tempo a ripristinare la legalità al suo interno. E, come seconda discussione, dovrebbe cominciare ad affrontare il conflitto d'interessi dell’attuale vicesindaco e assessore all’ambiente, Veronica Cimino, che è stata consulente di una società che ha eseguito lavori per conto dei gruppi radiotelevisivi (Caltagirone) presenti a monte Cavo, gli stessi gruppi con cui la Cimino (da assessore) dovrebbe confrontarsi per risolvere la “questione antenne”. Inoltre la Cimino (pur essendo stata sollecitata più volte) ancora non ha spiegato perché non ha mai denunciato formalmente la falsificazione di una particella catastale che aveva trasformato un’area pubblica di monte Cavo vetta in un’area privata della IDA, proprio la società che fa capo al gruppo Caltagirone.

Ecco di che cosa dovrebbe discutere il consiglio comunale ma sicuramente questo non avverrà visto che la seconda recente sentenza del Consiglio di Stato contro un colosso delle telecomunicazioni (il gruppo legato a De Benedetti) è praticamente passata inosservata. Solo Il Segno ne ha dato notizia. Il sindaco non ha emesso nemmeno uno striminzito comunicato stampa eppure il Comune ha vinto su tutta la linea. Invece niente di niente. Questa sì una vera vergogna per Rocca di Papa.

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