La maggioranza, astenendosi, ha dato il benservito a Santoro. I silenzi di Crestini

March 13, 2019

Immaginate di partecipare a un’assemblea condominiale in cui un vostro vicino dopo essersi battuto fino alla morte per ridipingere la facciata dell’edificio, al momento del voto si dicesse contrario. Questo è quello che è accaduto nel consiglio comunale del 12 marzo 2019, convocato per avviare la procedura di sostituzione di Mario Santoro, il consigliere diventato incompatibile a causa di un contenzioso da 7milioni di euro iniziato più di un anno fa contro il Comune. Dopo quasi due ore di chiacchiere in cui i membri della maggioranza hanno accusato Lorenzo Romei ed Elisa Pucci di aver avviato contro Santoro una campagna di odio attraverso attacchi personali, e dopo aver inveito contro la stampa locale (cioè Il Segno) rea di aver diffuso vilmente la notizia, ci si aspettava che i consiglieri di maggioranza e il sindaco alla fine votassero contro la surroga del loro amico consigliere, così da salvargli il ruolo. E invece manco per sogno! Si sono astenuti determinando, di fatto, l’avvio della procedura prevista dalla legge. Infatti sono stati sufficienti i cinque voti dei consiglieri di opposizione per ripristinare la vittoria del diritto nell’aula consiliare.

 

L’unico che ha votato a favore di Santoro è stato il consigliere Massimo Grasso, di professione avvocato, che ha fatto un intervento che da domani sarà trasmesso in tutte le università di giurisprudenza: “L’articolo 63 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) in cui è incappato Santoro può essere interpretato e quindi Santoro deve rimanere al suo posto!”. Una pietra miliare del codice amministrativo italiano!

 

Insomma, Crestini & company, dopo tante belle parole spese a sostegno di Santoro lo hanno mollato al suo destino. Ora il consigliere avrà 10 giorni di tempo per dare la sua versione sul conflitto d’interessi che lo riguarda ma se tale versione dovesse ricalcare l’intervento che abbiamo ascoltato in aula, per lui non ci sarà scampo: dovrà lasciare il ruolo di consigliere comunale. Infatti Mario Santoro si è limitato a citare numerosi articoli della Costituzione Italiana che ovviamente né smentiscono né contraddicono quanto previsto dal famoso art. 63 (“Non può ricoprire la carica di Consigliere Comunale colui che ha lite pendente con il Comune”). Tra gli articoli costituzionali citati da Santoro è mancato l’art. 21, quello sulla libertà di stampa e sul diritto dei cittadini a essere informati, ma visto che anche lui se l’è presa con il sottoscritto per gli articoli pubblicati, ne approfitto per ribadire che a far diventare di pubblico interesse un fatto privato è stato lo stesso Santoro il 24 gennaio 2018, quando ha citato per danni il sindaco di Rocca di Papa Crestini, dando quindi una valenza diversa al fatto di cronaca risalente al 2013. Noi ci siamo limitati a esercitare il diritto di cronaca e di critica (anch’esso tutelato dalla legge). Santoro, insomma, sarà sicuramente un bravissimo medico ma come giurista lascia un po’ a desiderare.

 

Ma la parte più stonata del suo intervento è quando ha detto che, dovendo scegliere tra due opzioni (restare consigliere o rinunciare alla causa) è come se Lorenzo Romei ed Elisa Pucci gli avessero puntato una pistola alla tempia. Questo sì è inaccettabile caro consigliere Santoro, questa ipotetica pistola (volendo seguire il suo sragionamento) non gliel’hanno puntata i consiglieri d’opposizione (che si sono limitati a scoprire la sua incompatibilità dal punto di vista delle regole) ma se proprio vogliamo dirla tutta, questa immaginaria pistola se l’è puntata da solo o, al limite, gliel’ha puntata il sindaco tacendo per oltre un anno questo evidente conflitto d’interessi.

 

E il punto sta proprio qui: nessuno della maggioranza ha spiegato il motivo per cui l’incompatibilità del consigliere Santoro è emersa con 14 mesi di ritardo. Chi ne era al corrente? Quello che sappiamo per certo è che il sindaco Emanuele Crestini lo sapeva ma, ovviamente, su questo aspetto non ha spiccicato parola. Non solo, il sindaco è stato reticente anche sulla delibera di giunta n. 56 del 23 aprile 2018 (la delibera con cui l’amministrazione decideva di difendersi dalla causa avviata da Santoro). Una delibera in cui qualche manina sapiente ha modificato l’oggetto sostituendo la dicitura “Santoro Mario + altri” con una neutra, “Trinca Stefania + altri”, così che ogni riferimento al consigliere in carica fosse eliminato.

 

A quella riunione di giunta oltre al sindaco erano presenti due assessori, Veronica Cimino e Gian Luca Zitelli. Ieri in consiglio Zitelli era assente (giustificato), mentre era presente la vicesindaco Cimino la quale, sollecitata a dare la sua versione dalla consigliera Silvia Sciamplicotti, al pari di Crestini non ha spiccicato parola su ciò che accadde durante la giunta del 23 aprile 2018. Ma d’altronde la Cimino è la stessa che non riesce a spiccicare parola nemmeno sul suo conflitto d’interesse, avendo collaborato con una società che ha lavorato per alcuni gruppi radiotelevisivi di monte Cavo, figuriamoci sui conflitti degli altri!

 

Tra dieci giorni vedremo come finirà questa storia anche se il primo dado è tratto: la maggioranza sta già preparando l’accoglienza al subentrante anche se, ci hanno tenuto a precisare, Santoro continuerà a collaborare con il Comune.

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