Il Ministero dà il via libera all’ex cava come nuovo sito per le antenne di monte Cavo e Madonna del Tufo. Ora la palla passa al Comune di Rocca di Papa

March 20, 2019

Lungo via Rocca Priora, nei pressi dell’edicola dedicata alla Madonna,  c’è un’area comunale che negli anni Settanta era utilizzata come cava di lapillo. Il taglio del costone della montagna è una ferita ambientale ancora aperta e di volta in volta questo spiazzo artificiale è stato utilizzato per le più diverse emergenze: discarica negli anni Novanta in seguito all’emergenza rifiuti che scoppiò a Rocca di Papa e, sei anni fa, rifugio per cani abbandonati. E questa è anche l’attuale funzione del sito.

 

Ma ora un nuovo progetto è alle porte e, vista l’inadempienza del Comune di Rocca di Papa, potrebbe essere l’unica soluzione per liberare definitivamente monte Cavo, Madonna del Tufo e Costarelle dai tralicci radio-televisivi: trasferire in questo sito le emittenti che hanno diritto di continuare a trasmettere da Rocca di Papa, mandando via tutte le altre. Questa potrebbe essere la mossa che il Comune e la Regione attendevano per dare finalmente seguito alle tante sentenze che hanno decretato incompatibili con i luoghi e la normativa urbanistica i tralicci abusivi di monte Cavo. Di questo progetto, proposto dalla CB Com Srl, si era sentito parlare un anno fa ma poi non se ne era saputo più nulla. Almeno fino a qualche giorno fa, quando l’Ispettorato territoriale del Ministero dello Sviluppo Economico ha scritto a Radio Sei (una delle emittenti facenti parte del Consorzio di monte Cavo), che aveva chiesto di spostare i propri impianti dalla vetta di monte Cavo all’ex cava di via Rocca Priora. La richiesta era stata motivata dall’incombenza delle sentenze di sgombero in base alle quali monte Cavo deve essere liberato.

 

LA LETTERA DEL MINISTERO

La risposta dell’Ispettorato del Ministero rappresenta il primo via libera al progetto anche se ovviamente siamo ancora a una fase primordiale. La direttrice Patrizia Catenacci, infatti, nel «prendere atto della necessità di Radio Sei di dover individuare un sito alternativo atto a garantire la continuità di esercizio del proprio impianto a rischio di sgombero», ha confermato che «per quanto attiene il sito proposto, da una prima analisi lo stesso risulterebbe idoneo al trasferimento del vostro impianto di monte Cavo in quanto, oltre a essere situato al di fuori di centri abitati, verrebbe garantito il servizio sulla città di Roma e provincia riducendo le emissioni incompatibili verso le province di Latina e Frosinone grazie all’abbassamento della quota e alla naturale schermatura del sito».

 

Dal punto di vista tecnico, quindi, l’area della ex cava risulterebbe idonea non solo perché distante dalle abitazioni ma anche per il fatto che il traliccio che si andrebbe a realizzare non supererebbe in altezza il profilo naturale della montagna, motivo per cui risulterebbe praticamente invisibile. Stando alla risposta del Ministero, questo sito risulterebbe essere addirittura più idoneo di monte Cavo.

 

Poi c’è l’aspetto urbanistico e qui la competenza del Ministero finisce, visto che «il soggetto preposto all’individuazione dei siti da inserire nel piano territoriale per l’insediamento di impianti di telecomunicazione» è unicamente il Comune di Rocca di Papa, anche se - precisa ancora la direttrice Catenacci - «resta inteso che questo Ispettorato a fronte della effettiva indisponibilità del sito di monte Cavo vetta, nelle more di eventuali valutazioni dal parte del Comune di Rocca di Papa sul sito proposto, si rende sin d’ora disponibile a valutare altre situazioni alternative nel rispetto dell’area di servizio assentita in concessione a Radio Sei». Quest’ultima frase lascia comunque intendere che, al di là di quello che deciderà di fare l’amministrazione comunale, il ministero potrebbe consentire un trasferimento provvisorio proprio nell’ex cava di via Rocca Priora.

 

IL PROGETTO PRESENTATO DALLA CB COM

L’area dell’ex cava dovrebbe ospitare un unico traliccio «posizionato in modo da non svettare rispetto al monte circostante, con 2 locali tecnici e uno per la sorveglianza. Non sono previste alterazioni dello stato dei luoghi o morfologiche (soltanto movimento terra per le fondazioni.) Non sono previsti abbattimenti di alberi  e il contesto boschivo non subirà alterazioni». Questo si legge nelle premesse del progetto, il quale -stando alla CB Com - consentirebbe lo spostamento in quest’area di almeno 20 impianti radiofonici oltre a tutti i servizi  WIFI (10), ponti civili e servizi (altrettanti 10). Quindi, a questo punto, potrebbe risolversi anche la questione legata ai nuovi tralicci Wind e Vodafone, tra cui quello di via delle Barozze.

 

A questo punto bisogna mettere sul tappeto i pro e i contro della proposta avanzata da Radio Sei e giudicata positivamente dal Ministero. L’aspetto negativo è rappresentato dall’andare a creare una nuova area, dopo monte Cavo, Madonna del Tufo, Costarelle e Faete, adibita ad ospitare tralicci per le telecomunicazioni. Il rischio, insomma, è che se ne crei un’altra che andrebbe ad aggiungersi a quelle già esistenti.

 

Se invece la ex cava diventasse davvero l’unica area individuata per ospitare le antenne liberando contestualmente tutte le altre (Monte Cavo e Madonna del Tufo in primis) bene farebbe l’amministrazione comunale ad aprire una discussione in merito perché in ballo vi è il luogo più importante di Rocca di Papa, monte Cavo appunto e la tutela della salute pubblica, visto che con la nuova area «si otterrebbe una notevole riduzione dei valori di campo in tutto il centro del paese  atteso che si trova a oltre  1 Km dal centro abitato». Liberare definitivamente la vetta dal business degli antennari significherebbe aprire il capitolo della riqualificazione ambientale dopo circa 40 anni di degrado.

 

METTERE FINALMENTE ORDINE

NEL SISTEMA DELLE TELECOMUNICAZIONI

Non solo, il Comune potrebbe raggiungere un secondo obiettivo: essendo l’area una proprietà pubblica, la gestione delle manutenzioni degli impianti, intorno a cui oggi ruotano società e personale che nessuno conosce, potrebbe diventare trasparente e dunque controllabile. Cosa che non avviene. Motivo per cui ogni tanto spunta una nuova antenna e nessuno sa dire chi l’abbia installata, quando e a che titolo. Se va bene lo si scoprirà dopo qualche mese, se va male dopo qualche anno. In entrambi i casi nessuno li potrà rimuovere.

 

Infine c’è l’aspetto economico, sia per l’allestimento della nuova area sia per i canoni che il Comune a quel punto dovrebbe percepire. Per quanto riguarda il primo punto, la CB Com ha scritto dicendo «di aver già raccolto alcune adesioni al bonario spostamento (senza costi per il Comune) sul realizzando traliccio, che ovviamente sarà realizzato nel pieno rispetto della normativa in materia urbanistica, ambientale e paesaggistica». Circa il secondo aspetto, invece, quello sui futuri canoni d’affitto, il Comune potrebbe ricevere un incasso annuale tra i 150 e i 200 mila euro.

 

Insomma, alla fine riconvertire la ex cava in area tecnologica a servizio delle telecomunicazioni potrebbe essere la soluzione meno invasiva visto che l’area purtroppo, dal punto di vista ambientale, è già fortemente compromessa. Quindi, dopo aver aperto una discussione nel merito della proposta, bisognerà chiamare i cittadini a votare un referendum apposito perché ogni scelta unilaterale apparirà una forzatura inaccettabile.

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