Orti comunali, la Regione condanna un cittadino a restituire il bene al Comune

April 23, 2019

La questione dei terreni demaniali è uno dei labirinti più intricati che caratterizzano la storia di Rocca di Papa. Una storia che ha attraversato decenni e su cui fare chiarezza appare impossibile visto che ettari di territorio comunale sono stati occupati più o meno legittimamente fin dall’inizio del secolo scorso. Di anno in anno, poi, le cessioni di questi appezzamenti sono andate avanti fino agli anni Ottanta, quando si è raggiunto l’apice dell’illegalità: bastava un foglio scritto a mano in cui il cedente dichiarava il subentro del nuovo occupante e il gioco era fatto. Il pagamento, ovviamente, avveniva rigorosamente in nero. Ne abbiamo viste di tutti i colori. Chi non ha mai ricevuto un’offerta d’acquisto per un orto comunale? Pensate che c’è stato anche chi aveva creato un vero e proprio affarismo, occupando e rivendendo terreni, anche a più persone e spesso all’insaputa degli occupanti regolari. Cessioni che, sia chiaro, erano anch’esse illegali visto che il “regolamento dell’affitto” (deliberato nel 1877 e mai revocato) all’articolo 1 sancisce che: “La concessione è personale, niuno vita natural durante potrà cederla ad altri, siano pure della propria discendenza e famiglia”.

 

LA SVOLTA DEL 1994

Nel 1994 accade qualcosa che porterà alla luce un vero e proprio «sistema» legato alla gestione di questi orti comunali: la Regione Lazio nomina un perito demaniale per mettere ordine nella “sistemazione degli usi civici del Comune di Rocca di Papa”, rilevando “tutti i possessi privati esistenti […] distinguendo i possessi legittimi dalle arbitrarie occupazioni”. In totale gli occupanti di tali terreni a Rocca di Papa sono circa 200, una bella fetta di popolazione. Ma tra questi “privilegiati” ci sono anche degli abusivi. È il caso portato alla luce recentemente dal perito demaniale Cosimo Pica che un anno fa trasmise all’area usi civici della Regione «una relazione afferente l’istanza di legittimazione di occupazione abusiva del terreno di demanio collettivo […] per mq 12.210». Un terreno demaniale di oltre un ettaro «totalmente privo di miglioramenti agronomici, incolto e con presenza di vegetazione spontanea e boschiva, raggiungibile solo attraverso i terreni limitrofi».  

 

ORA IL COMUNE DEVE RIPRENDERSI L'AREA

Adesso l’occupante abusivo dovrà restituire al Comune di Rocca di Papa l’area illegittimamente posseduta con tanto di trascrizione nei registri con il titolo di “bene demaniale della collettività del Comune di Rocca di Papa”. La Direzione agricoltura della Regione Lazio ha chiesto al Comune di «eseguire, anche tramite l’ausilio delle Forze dell’ordine locali, in caso di inottemperanza, la riconsegna del fondo procedendo all’allontanamento degli occupatori». Contemporaneamente, però, la Regione ha anche chiesto al Comune di dotarsi di un’amministrazione separata per la gestione dei beni di dominio collettivo ma, «atteso che alla data odierna (7 gennaio 2019, n.d.d.) non ha ancora provveduto a costituire una “amministrazione separata”, dovrà provvedere a richiedere all’ufficio dei registri immobiliari presso la competente direzione regionale dell’Agenzia delle entrate la trascrizione ai sensi dell’articolo 2643 del Codice civile».

 

GLI ORTI COMUNALI DEVONO

ESSERE GESTITI CON TRASPARENZA

Dotarsi di un’amministrazione separata per la gestione dei beni di dominio collettivo, come chiede l’ente regionale, è fondamentale perché significherebbe avviare finalmente una gestione trasparente dell’intero settore dei terreni comunali e degli usi civici. Trasparenza che fino a oggi non sembra ci sia stata visto che anche conoscere un semplice dato su quanti terreni siano del Comune e quanti siano occupati (e da chi) e quanti ancora liberi appare praticamente impossibile. E si sa, la confusione è spesso il regno del malaffare. Infatti, l’introduzione di un’amministrazione separata porrebbe fine anche al mercimonio illegale che è sempre esistito intorno alla vendita di quelli che una volta chiamavamo orti comunali. Quindi, con la restituzione alla cosa pubblica di questo terreno di 12.210 metri quadrati (che salutiamo con particolare enfasi), torna alla ribalta l’importanza di gestire correttamente i beni che sono di tutti i cittadini. Perché i furbi sono sempre in prima linea quando si tratta di farsi assegnare un bell’orto comunale. Se poi è di oltre un ettaro, l’appetito vien mangiando.

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