«Caso Rufini», il protocollo del Comune non solo conferma la sua incompatibilità ma chiama in causa anche il sindaco Crestini: sapeva del conflitto di interesse

A distanza di tre giorni sono due le novità emerse sul «caso Rufini». La prima riguarda il silenzio da parte sia della consigliera comunale eletta nella lista “Insieme per Rocca di Papa” sia da parte del sindaco Crestini. La seconda riguarda il famoso numero di protocollo di cui aveva dato notizia tal Francesco Lulli (nome sicuramente di fantasia) in una lettera inviata a una decina di giornali per evidenziare l’incompatibilità della consigliera Annarita Rufini in virtù di un contenzioso pendente con il Comune di Rocca di Papa riguardante un abuso edilizio. La distanza di tre giorni tra un fatto e l’altro è un elemento che emerge spesso in questa vicenda.

 

IL PROTOCOLLO RIVELATO DAL "SIG. LULLI"
Il punto centrale resta il protocollo che, almeno fino a oggi, era solo un numero vago. Ora siamo in grado di rivelarvi almeno l’oggetto di questo protocollo del Comune di Rocca di Papa n. 13.905 del 1° luglio 2016, esattamente 12 giorni dopo l’elezione della Rufini a consigliere comunale. Questo protocollo riguarda una comunicazione inviata da uno studio legale all’ufficio urbanistica. E l’oggetto, nella sua sintesi, è piuttosto chiaro: «Atto giudiziario - TAR del Lazio - Ricorso di Rufini Annarita contro l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale». Il ricorso notificato all’amministrazione comunale porta la firma di altre due persone, legate alla consigliera Rufini da stretta parentela. 

Già dall’oggetto dell’atto si comprende che, per quanto possa apparire come parte in causa nel contenzioso in quanto affine di chi ha commesso l’abuso, Annarita Rufini è incappata pienamente con quanto stabilisce l’art. 63 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) secondi cui «non può ricoprire il ruolo di consigliere comunale chi ha una causa pendente con il proprio comune».

 

"LA LEGGE VA APPLICATA" PAROLA DEL SINDACO

“La legge spesso appare ingiusta ma, appunto, è la legge e il compito delle Istituzioni è quella di farla rispettare”. Sono più o meno le parole che il sindaco di Rocca di Papa Emanuele Crestini usò per defenestrare una consigliera scomoda dell’opposizione, Roberta Carnevali, rea di essersi assentata per tre consigli comunali consecutivi, essendo impegnata in uno stage con Legambiente. E, come ricordava il primo cittadino, anche in questo caso la legge può apparire ingiusta ma è la legge ed è suo compito farla rispettare. Crestini si dimostra integerrimo nell’applicare la legge con i suoi oppositori salvo avere un occhio di riguardo quando nelle violazioni di legge incappano i suoi sostenitori.

 

IL PROTOCOLLO

N. 13.235 AGGIUNGE

DELL'ALTRO

Nel nuovo «caso Rufini» (che segue il più noto «caso Santoro») ci sono almeno altre due novità molto importanti e inedite e a rivelarcele sono altri due numeri di protocollo del Comune di Rocca di Papa. Il primo è il numero 13.235 (che porta la data del 27 giugno 2016, cioè tre giorni prima del suddetto ricorso al TAR) avente come oggetto: «Restituzione notifiche determinazione di acquisizione gratuita immobili e diniego di definizione illeciti edilizi». Quest’oggetto un po’ cupo, è in realtà una cosa molto semplice in una vicenda di abuso edilizio, cioè il Responsabile della polizia locale consegna al Responsabile dell’ufficio urbanistica l’accertamento eseguito sull’immobile oggetto di ispezione. Anche in questo caso appare chiaro il nome della consigliera comunale Annarita Rufini.

 

ECCO LA LETTERA CHE INCHIODA

IL SINDACO DI ROCCA DI PAPA: SAPEVA!

Poi c’è il terzo numero di protocollo (13.001) ed è quello che dal punto di vista amministrativo (oltre che politico) è il più rilevante perché riguarda una lettera che la consigliera appena eletta, Annarita Rufini, invia al sindaco di Rocca di Papa. L’oggetto della comunicazione datata 24 giugno 2016, anche in questo caso, parla da solo: «Verifica motivi di ineleggibilità e incompatibilità ad assumere la carica di consigliere comunale». Non conosciamo il contenuto della lettera ma è facile supporre che la Rufini, essendo a conoscenza dell’abuso edilizio commesso da un parente su un terreno intestato però anche a lei, abbia voluto portare a conoscenza del caso il sindaco Crestini al fine di ricevere indicazioni sulla sua ineleggibilità.

 

Da quanto emerso, oltre a confermarsi i presupposti stabiliti dall’art. 63 del TUEL, dobbiamo evidenziare altri due aspetti molto gravi. Innanzitutto il fatto che Annarita Rufini (che, ricordiamolo, è anche imparentata con il sindaco) non solo è diventata incompatibile nel ruolo di consigliere comunale ma lo era già in fase della candidatura, essendo la pratica edilizia datata 28 gennaio 2016. Quindi la Rufini è diventata ineleggibile nel momento in cui è stata eletta. Ma il sindaco, come è accaduto nel caso di Mario Santoro, non è intervenuto e la Rufini è rimasta al suo posto fino a oggi. La situazione è rimasta invariata malgrado poi la stessa consigliera, il 1° luglio 2016, abbia notificato al Comune (unitamente agli altri parenti) un ricorso al TAR contro l’acquisizione al patrimonio pubblico decisa dall’amministrazione comunale.

 

Perché nemmeno in questo caso il sindaco di Rocca di Papa è intervenuto facendo dimettere la sua consigliera comunale? La faccenda, insomma, richiederà l’ennesima procedura utilizzata per Santoro in attesa che la Rufini e il sindaco chiariscano i motivi delle mancate dimissioni in virtù della norma sui diritti e doveri di chi ricopre incarichi negli enti locali. Annarita Rufini è rimasta al suo posto per quasi tre anni senza che nessuno abbia posto la questione. Di più: la consigliera non si è nemmeno posta il problema quando a dicembre ha votato l’emendamento in consiglio comunale riguardante la “definizione dell’indennità di occupazione senza titolo, da corrispondere all’Ente nelle more del rilascio degli stessi” che interessò diverse famiglie roccheggiane incappate nella stessa identica procedura per la quale lei aveva presentato ricorso al TAR. Un voto, in quel caso, non solo ipocrita (questa è una considerazione personale) ma soprattutto illegittimo. Come sempre la nostra testata giornalistica è a disposizione della stessa Rufini qualora abbia qualcosa da aggiungere, rettificare o chiarire. Certo è che tale vicenda non può finire nel dimenticatoio.

 

L'ultima cosa che bisognerà accertare è chi sia tal Francesco Lulli che ha portato alla luce la vicenda. Pensare che si possa trattare di "fuoco amico" non è poi così campato in aria.

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