La Pucci rinviata a giudizio su una prassi (purtroppo) consolidata

La Procura ha deciso il rinvio a giudizio di Elisa Pucci, consigliera comunale di Rocca di Papa, accusata di aver affisso firme false su un atto pubblico. La vicenda risale al giugno del 2017 ed è bene effettuare una ricostruzione di quanto accaduto, fermo restando che la giovane consigliera eletta nel centrosinistra, ha commesso una grave leggerezza. Perché in effetti, dal punto di vista politico, si è trattato di una leggerezza. Ecco perché.

 

Da pochi giorni c’era stata una sentenza storica per i cittadini di Rocca di Papa: il Consiglio di Stato, con 14 anni di ritardo, aveva sentenziato che i tralicci radio-tv di monte Cavo erano abusivi e andavano abbattuti immediatamente. Questa sentenza è stata pubblicata l’11 maggio 2017 e dopo quasi un mese l’amministrazione non aveva ancora convocato un consiglio comunale per discuterla nei dettagli. Vista la lentezza con cui l’amministrazione procedeva, la consigliera Elisa Pucci decise di prendere l’iniziativa avviando l’iter per convocare un consiglio comunale straordinario unitamente agli altri membri dell’opposizione (come prevede il regolamento comunale). Anche perché nel frattempo la pressione dei cittadini aumentava giorno dopo giorno e, con la mancata convocazione di un Consiglio comunale da parte della maggioranza, i malumori cominciavano ad essere visibili in tutto il paese.

 

Che cosa ha fatto dunque la Pucci? Semplice: poiché i consiglieri comunali (soprattutto quelli di opposizione) non vivono perennemente in Comune, la Pucci ha pensato bene di telefonare a quelli irreperibili in municipio chiedendo se fossero d’accordo nel convocare un consiglio straordinario sulle antenne. Tutti quelli contattati hanno dato il loro assenso, dopodiché la consigliera (visto che i tempi per convocare il consiglio erano stretti e considerata l’importanza dell’argomento) ha pensato bene di porre lei una sigla sui nomi dei consiglieri (si presume dietro loro assenso verbale, perché altrimenti il reato sarebbe stato molto più grave!) salvo poi far firmare la richiesta di convocazione straordinaria in originale. Per quanto possa sembrare un azzardo per chi non segue le vicende amministrative, questa a Rocca di Papa è purtroppo una prassi consolidata negli anni.

 

Seguo le vicende istituzionali di questo Comune dall’età di 17 anni (ora ne ho 50) e posso affermare che è una prassi consolidata nelle convocazioni dei consigli comunali straordinari (quelli cioè convocati da un certo numero di consiglieri su vicende ritenute eccezionali): i consiglieri irreperibili danno il loro assenso telefonicamente, qualcuno mette una sigla al loro posto, e poi firmano il documento originale che va a sostituire quello precedente. Questo ovviamente non significa che è giusto che funzioni così. Anzi, è completamente sbagliato e quindi il rinvio a giudizio della Pucci ci sta tutto e bene ha fatto la Procura ad applicare la legge. Ma tutti nel Comune di Rocca di Papa hanno sempre sorvolato su questo modus operandi ritenendolo consolidato. Modus operandi su cui invece Crestini ha ritenuto di presentare una denuncia. Ha fatto bene? Ha fatto male? Per quanto possa apparire strano è difficile rispondere sì o no visto che, prima di rispondere, bisognerebbe accertare se anche nei cinque anni precedenti (quelli in cui l’attuale sindaco ricopriva il ruolo di consigliere d’opposizione) questa prassi sia stata utilizzata. Cosa peraltro difficile da provare visto che sostituendo l’atto “falso” con quello originale, del precedente è difficile che resti traccia.

 

Ma è proprio l’atteggiamento tenuto dalla consigliera comunale a dirci che, nella sua ingenuità ad appena un anno dalla prima nomina politica, ha dato evidentemente retta a qualcuno che potrebbe avergli suggerito che, per convocare un consiglio comunale straordinario, si poteva procedere in questo modo. E lei, ritenendola appunto una prassi, si è subito adeguata. E questo è stato sicuramente un errore perché, essendo anche un avvocato, avrebbe potuto far presente che apporre una sigla su un atto pubblico, seppur ritenuto provvisorio, al posto di qualcun altro (anche col suo consenso) è comunque un reato.

 

Però sinceramente, da giornalista che segue da decenni le vicende amministrative di questo paese, non me la sento di tatuargli addosso un marchio d’infamia. Dal mio punto di vista è molto più grave che un consigliere di maggioranza sia rimasto al suo posto per oltre un anno pur essendo incappato in un chiaro conflitto d’interesse avendo una causa in corso con il Comune per svariati milioni di euro, e che un’altra consigliera di maggioranza sia ancora al suo posto pur essendosi palesato una identica incompatibilità. Insomma, ora Elisa Pucci dovrà sostenere un processo su quanto accaduto e il mio augurio (oltre a quello di poter dimostrare ampiamente la sua buona fede che pure, nei processi, ha la sua importanza) è che lasci il suo posto di consigliere comunale dando per prima l’esempio che di fronte a evidenze giuridiche, piccole o grandi che siano, è sempre bene fare un passo indietro in attesa che i tribunali chiariscano definitivamente. Considerata la giovane età, il tempo per continuare a dedicarsi alla politica è ancora molto. C’è una cosa, però, che mi sorprende in tutta questa storia: che nessun consigliere (passato e presente) abbia detto apertamente che a Rocca di Papa quella adottata dalla Pucci è una prassi consolidata da anni. C’è una cosa peggiore dell’incorrere in un reato, ed è la vigliaccheria.

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