A Rocca di Papa la Lega fa il pieno e mette le basi per le amministrative del 2021

A Rocca di Papa le elezioni europee 2019 ci dicono una sola cosa: il paese si è spostato a destra con una percentuale da capogiro: 51,66% sommando il risultato di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Un risultato impensabile fino a pochi anni fa.

LA LEGA DI SALVINI E LA SFIDA CRESTINI-CALCAGNI

Quella che fino a pochi anni fa era una roccaforte della sinistra dei Castelli Romani oggi è diventata la patria dei Salviniani che hanno ottenuto un risultato incredibile: 41,33% (2.690 voti). Nel 2018 il partito di Salvini alle Politiche aveva racimolato 1.354 voti (solo 92 preferenze alle precedenti europee del 2014!). Cerchiamo quindi di capire da dove provengono i restanti voti (1.336) presi dalla Lega: 695 arrivano da Forza Italia e 137 da Fratelli d’Italia. Entrambi questi partiti, infatti, sono calati rispetto alle elezioni del 2018 (dell’8,44% Forza Italia e dello 0,8% Fratelli d’Italia). Ma all’appello mancano ancora 504 voti andati alla Lega. Da dove arrivano? 95 arrivano dagli ex CasaPound (che hanno preso 39 voti mentre nel 2018 ne avevano presi 139), e altri 15 da Forza Nuova (che ha preso appena 6 voti a fronte dei 21 presi nel 2018). Salvini li ha praticamente azzerati. Ne restano ancora 394 ed è presumibile pensare che arrivino quasi esclusivamente dall’elettorato Cinquestelle che, a questo punto, si è liberato di ogni elettore vicino alla destra.

 

LE PREFERENZE PREMIANO CALCAGNI

La guerra fratricida inscenata dal sindaco Crestini e dal presidente del consiglio comunale Calcagni, come avevamo anticipato, non ha fatto altro che mobilitare localmente i supporter dell’uno e dell’altro a favore della Lega. Se poi guardiamo le preferenze il quadro appare chiaro: la candidata Regimenti, portata dal sindaco, dalla vicesindaco Veronica Cimino, dall’assessore Danilo Romei, da alcuni consiglieri comunali (Ida Acciari e Annarita Rufini) e da alcuni cittadini delegati (Giorgio Serafini ex Pd e Paola Trinca del Vivaro), oltre che dal potente gruppo che fa riferimento al ristorante La Foresta, ha preso 584 voti. Un buon risultato se visto singolarmente ma se lo confrontiamo con quello dell’altra candidata leghista, Baldassarre, le cose cambiano.

 

La Baldassarre era portata solo da Massimiliano Calcagni e ha ottenuto 479 preferenze, appena 105 in meno rispetto alla Regimenti, che al suo fianco aveva una vera e propria corazzata. Il risultato ottenuto dal presidente del consiglio comunale è ancora più significativo considerato che a poche ore dal voto era stato sospeso dalla carica di coordinatore locale della Lega su pressione dello stesso Crestini. Calcagni ha quindi dimostrato di avere non solo un suo fedele elettorato a conferma che è stato il consigliere comunale più votato nel 2016, ma anche di poter pretendere a questo punto la riconferma nel ruolo di coordinatore.

 

Ma in gioco vi è anche la candidatura a sindaco alle elezioni comunali del 2021: come finirà questa pseudo-guerra fra Crestini e Calcagni? Che uno dei due dovrà cedere la leadership all’altro e appare difficile che a farlo possa essere Crestini, che da un anno ha spostato l'asse della sua maggioranza a destra grazie all'ingresso di Danilo Romei e Roberto Trinca (come avevamo già scritto ad aprile). Ma attenzione: le elezioni amministrative sono tutt'altra partita rispetto elle Europee e prevalgono le persone!

 

GLI ALTRI NEL CENTRODESTRA PERDONO

Guardando anche gli altri due partiti del centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, tutto sembra convergere a favore dell’attuale sindaco, il quale farà pesare lo scarso peso di esponenti come Roberto Trinca, Gianluca Zitelli ed Enrico Fondi che hanno dimostrato di non avere più un grosso elettorato alle spalle: quindi se non vogliono sparire (politicamente) possono solo aggregarsi a Crestini facendo le comparse.

 

IL PARTITO DEMOCRATICO E LA SINISTRA

Il Pd rispetto alle elezioni politiche del 2018 (in cui aveva ottenuto il punto più basso della sua storia locale: 16,8%) ha recuperato 73 voti corrispondenti a un +4,12%, attestandosi a 20,9%. Se pensate che alle Europee di cinque anni fa il Pd aveva ottenuto a Rocca di Papa oltre il 39% comprendete che ormai il suo elettorato è fortemente eroso e recuperarlo sarà molto difficile.

 

A dircelo sono anche i dati sulle preferenze. Il più votato è stato Massimiliano Smeriglio (227 voti) seguito da Roberto Gualtieri (205), David Sassoli (202) e Pietro Bartolo (201). Numeri al di sotto della media a cui il Pd roccheggiano ci aveva abituato. Pensate che nel 2014 Simona Bonafè aveva ottenuto 476 voti (oggi ne ha racimolati 186), e David Sassoli ne prese 451 (cioè -249 rispetto a cinque anni fa). Questo ci dice che il Pd è da rifondare completamente dando spazio a idee e facce nuove. In caso contrario per la rinascita bisognerà aspettare ancora molto tempo. Forse mai.

 

Stesso discorso per la sinistra cosiddetta radicale ormai ridotta a numeri insignificanti.

 

NEL MOVIMENTO 5 STELLE

AUMENTA L'ASTENSIONISMO

L’altro grande sconfitto è il Movimento 5 Stelle. A Rocca di Papa è stato votato da 1.171 persone (quasi il 18%) in perfetta sintonia con il dato nazionale, segno evidente che il meetup locale, dopo essersi praticamente assuefatto alle politiche messe in atto dal sindaco Crestini, non riesce a imporre una propria visione per il futuro della città e quindi non riesce a diventare visibile, dedicandosi esclusivamente a temi di tipo nazionale. Un po’ poco per stare sul territorio, non vi pare? Fatto sta che i 5 Stelle hanno perso 1.465 voti rispetto alle elezioni politiche del 2018: una parte di questi voti è andata alla Lega (circa 300), mentre parte dei restanti voti (ben 1.100) è andata ad arricchire l’astensione.

 

Gli elettori, insomma, hanno inviato un messaggio chiaro ai vertici: o tornate il movimento dei cittadini che aveva conquistato milioni di elettori, oppure votiamo altri. In questo senso l’esempio eclatante è quello del senatore pentastellato Dessì: a Rocca di Papa ha “imposto” ai 5 Stelle di non essere critici rispetto all’amministrazione guidata da Crestini arrivando persino a insultare il nostro giornale che da 18 anni rappresenta l’unica voce davvero libera rispetto al potere di turno che sia sinistra, destra o centro. Comportarsi come qualsiasi altro capobastone locale del Pd o della Lega non può che far perdere voti: restate cittadini!

 

Aver poi deciso, a livello regionale, di fare da stampella a Zingaretti non è stata evidentemente la mossa giusta. Se un movimento nasce in antitesi ai partiti tradizionali ma poi utilizza le stesse strategie da prima repubblica, il minimo che ti devi aspettare è perdere elettori. E così è stato.   

 

   

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Andrea Sebastianelli
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