Via Cavour-Via Barozze, la strada sparita (insieme a 625.000 euro). Lorenzo Romei interroga il sindaco e scrive alla Corte dei Conti

Dopo tre anni di amministrazione un altro problema è ancora irrisolto: che fine ha fatto l’arteria che avrebbe dovuto collegare via Cavour (la strada di Rocca di Papa dove c’è l’ufficio postale) a via delle Barozze? La questione, dopo quattordici anni, sembra essere stata completamente dimenticata dall’attuale sindaco, eppure fu proprio lui quando ricopriva il ruolo di consigliere d’opposizione (insieme all’altro consigliere Mario Gatta, che sull’argomento presentò anche un’interrogazione) a chiedere a Boccia i motivi che ostacolavano la costruzione di questa importante via che era parte integrante del progetto di riqualificazione dell’ex Colonia. Una strada che sarebbe dovuta nascere a totale carico della società privata realizzatrice del nuovo mega-edificio, quello che sostituì l’ex grande albergo degli anni Trenta, poi diventato colonia degli sfollati.

 

A riportare a galla questa vicenda, che continua a nascondere un insieme di incapacità, abusi e furbizie amministrative, è il consigliere d’opposizione Lorenzo Romei, il quale qualche giorno fa ha protocollato un’interrogazione dal titolo che dice tutto sul danno subito dai cittadini di Rocca di Papa: “Mancata realizzazione opere pubbliche a scomputo degli oneri di urbanizzazione società R.d.P. Srl di Massimo Paganini - Strada di collegamento Via Cavour/Via delle Barozze Comune Rocca di Papa, di cui alla concessione edilizia N. 17 del 2005”. Lorenzo Romei, dimostrando grande attenzione per le questioni concrete, vuole dunque conoscere i motivi che hanno portato a disattendere quanto stabilito dall’atto d’obbligo che prevedeva, a scomputo degli oneri di urbanizzazione per una cifra niente male (625.000 euro), la realizzazione di una strada pubblica di collegamento e, successivamente, di un giardino pubblico.

 

«Ad oggi - scrive il giovane consigliere Romei - le predette opere non sono state mai realizzate con grave pregiudizio per gli interessi pubblici e dell’amministrazione comunale, a differenza della parte privata (decine di appartamenti) pienamente realizzata e immessa nel mercato immobiliare, con lucrosi guadagni per la predetta società».

 

La vicenda chiama in causa la precedente amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Boccia ma allo stesso tempo anche quella ora guidata da Emanuele Crestini visto che dopo 36 mesi di amministrazione sembra aver completamente dimenticato i problemi irrisolti per i quali i cittadini avevano scelto lui visto il fallimento dei predecessori. Da qui l’invito di Lorenzo Romei a Crestini di «dare corso alle azioni amministrative e legali tese al rispetto degli obblighi convenzionali: nella fattispecie alla realizzazione dell’asse viario e del giardino pubblico, o al  recupero degli eventuali oneri di urbanizzazione mai versati, da iscriversi tra i residui attivi del Comune. In difetto di ciò - conclude Romei - si provvederà a notiziare la competente Procura della Corte dei Conti al fine di accertare le eventuali omissioni e responsabilità amministrative con relativo danno erariale e pregiudizio per gli interessi del Comune di Rocca di Papa e dei suoi cittadini».

 

Un intervento che non fa una piega, teso a fare luce su uno dei misteri amministrativi più longevi: perché il privato non ha mai realizzato questa strada e il relativo parco? Perché nessuno ha denunciato il mancato rispetto degli accordi a tutela del bene pubblico? E perché la cifra corrispondente alla mancata realizzazione (625.000 euro) non è stata inserita da Crestini nei residui attivi del Comune? La vicenda è ancora più complessa perché per poter realizzare l’opera pubblica il Comune roccheggiano cedette un terreno comunale di 3.500 metri quadrati (fronte via dei Laghi!) a un imprenditore del posto in cambio della scarpata che vedete nella foto (anch’essa di 3.500 metri quadrati) di cui era proprietario. Una compensazione di terreni portata alla luce dal Segno in un articolo pubblicato nel marzo del 2014 e su cui Crestini fece una grande battaglia, salvo poi dimenticarsene appena diventato sindaco.

 

 

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