«Ciò che è accaduto poteva essere evitato?». Se lo chiede la Procura ma intanto nel paese serpeggia un clima di omertà: la verità va detta ma fino a un certo punto

June 13, 2019

«Qui bisogna dire la verità!». È uno dei tanti commenti sui social dopo l’esplosione che ha provocato 16 feriti, 50 sfollati e la distruzione del municipio e di alcuni locali privati. La sensazione generale che si respira tra i cittadini, infatti, è che non tutti stiano collaborando con la Procura al fine di accertare che cosa è accaduto dal momento della fuoriuscita del gas, avvenuta intorno alle 9,30 del 10 giugno, e le 11,15 quando si è verificata l’esplosione. «Lì si è rischiato di piangere per parecchio tempo tra bambini e impiegati, gente che abita e negozianti. È andata anche troppo bene, chi aveva qualcuno lì ne sa qualcosa tra cui io che avevo mio fratello che è un impiegato comunale» dice la signora Annamaria su Facebook, aggiungendo che «sono stati dei criminali, poi il tempo ci dirà di più… ma aggiusteranno a modo loro tutto, come si fa sempre da noi». Una considerazione amara che però ha il pregio di descrivere il clima che dopo tre giorni si respira in paese. Molti sono increduli che si arriverà alla verità dei fatti anche se la Procura sta mettendo in campo una task force che ha messo insieme tanti elementi. Come in tutte le inchieste importanti, però, anche in questa sembrano emergere dei tasselli mancanti.

 

"QUI NON DEVE USCIRE NESSUNO!"

Tra i cittadini si racconta che a un operaio comunale qualcuno avrebbe ordinato di chiudere l’ingresso del Comune ("Qui non deve uscire nessuno senza ordini!"). È vero? A che ora sarebbe accaduto questo fatto? Chi è questo operaio? E chi avrebbe dato quest’ordine? Questa persona potrebbe diventare un testimone importante, non per colpevolizzare qualcuno, ma per comprendere come si siamo effettivamente svolti i fatti, soprattutto a tutela dei feriti, a cominciare dalla bambina di 5 anni colpita violentemente dai calcinacci. Limitarsi a dire che “il destino è cattivo” e che “le disgrazie capitano” appare riduttivo in questa circostanza, bisognerebbe avere il coraggio di guardare negli occhi questa bambina e ammettere che spesso le cose accadono per incuria e negligenza di chi, per dovere, doveva intervenire. Quest’operaio comunale è stato ascoltato dagli inquirenti? In caso contrario si è presentato per rilasciare una dichiarazione spontanea?

 

I TESTIMONI DI QUELLA MATTINA

I numerosi testimoni presenti quella mattina sono stati sentiti per comprendere se abbiano assistito a fatti rilevanti per il prosieguo delle indagini? I commercianti che hanno le loro attività a pochi metri dall’accaduto, e che sono usciti attirati dal forte odore di gas, non hanno nulla da dire in proposito? Sui social tanti cittadini confermano che alle 10 l’odore del gas era talmente forte che tutto il corso ne era invaso (e chi lo dice viene pure insultato!). Come è stato possibile che nessuno abbia attuato il piano di evacuazione non solo per gli impiegati comunali ma anche per i commercianti, i cittadini presenti e i bambini della scuola materna?

 

IL CORAGGIO DI CRISTIAN

I bambini presenti nella scuola, almeno una ventina, non hanno subito conseguenze più gravi solo perché un ragazzino della Protezione Civile, il tredicenne Cristian Zanone, ha avuto la prontezza di aprire con forza il portone chiuso della scuola e di gridare: «Tutti fuori! Tutti fuori!», altrimenti oggi staremmo raccontando una strage mai vista prima a Rocca di Papa.

 

"NON ACCENDETE LE LUCI!"

Diversi commercianti hanno detto che prima dell’esplosione un delegato comunale avrebbe suggerito di non accendere la luce per evitare conseguenze gravi a causa del forte odore di gas. Se questo aspetto dovesse risultare vero, perché l’allarme non è stato lanciato anche all’interno dell’edificio comunale e della vicina scuola? Lo stesso comandante della polizia locale, Fabrizio Gatta, a Castelli Notizie ha dichiarato che un ordine di evacuazione vero e proprio non c’è stato. Il comandante Gatta è stato ascoltato dagli inquirenti?

 

"LA PUZZA LA SENTIAMO E ALLORA?"

Poi c’è questa testimonianza raccolta su Facebook della signora Rossella: «Gli operai dovevano dare l’allarme ma ha colpa anche chi sentiva puzza di gas e non si è allarmato e preso precauzioni… mio marito alle 11 (cioè 15 minuti prima del tragico evento, n.d.d.) era fuori al Comune che parlava con Zitelli (assessore ai lavori pubblici, n.d.d.), il Sindaco, Gatta (consigliere comunale, n.d.d.)… gli ha detto: ma non sentire puzza di gas? Loro hanno risposto sì che la sentiamo e allora?».

 

Il marito di questa signora si è presentato per rilasciare dichiarazioni spontanee? Non lo sappiamo ma sarebbe il caso di accertarlo. Gli stessi assessori e consiglieri comunali presenti nelle fasi prima e dopo l’esplosione, tanto prodighi nel rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, sono stati interrogati dagli inquirenti? E quelli che hanno realizzato filmati con i cellulari, li hanno messi a disposizione di chi sta conducendo le indagini? L’assessore ai lavori pubblici Zitelli ha consegnato il filmato che ha avuto la freddezza di girare proprio nel momento in cui gli operai danneggiavano la conduttura?

 

I CONSIGLIERI COMUNALI SONO PUBBLICI UFFICIALI

Molti testimoni dicono di aver raccontato alcuni fatti specifici proprio ai consiglieri comunali che, in qualità di pubblici ufficiali, avrebbero dovuto raccogliere le testimonianze e informarne gli inquirenti. Lo hanno fatto? Non lo sappiamo ma sarebbe importante saperlo.

 

Domande lecite le nostre, perché non vorremmo che si verifichi ciò che ha scritto un cittadino: «Non ci sono stati morti e quindi queste cose si sa come finiscono! Senza colpevoli». Noi non la pensiamo come questo signore perché la Procura sta vagliando tutto con la massima attenzione, ma il fatto che nessuno sembrerebbe abbia ancora raccolto le testimonianze dirette di chi era presente prima e dopo l’esplosione, e il fatto che (per quanto a nostra conoscenza) nessuno si sia recato spontaneamente a dire ciò che sa, ci fa sorgere un’altra domanda: poiché in un paese siamo un po’ tutti parenti, non è che si sia innescato un meccanismo di omertà per “proteggere” qualcuno?

 

L'IPOCRISIA E L'OMERTA'

Se così fosse ci troveremmo di fronte a tanta ipocrisia, soprattutto nei riguardi dei feriti, cioè del sindaco Crestini e del delegato Vincenzo Eleuteri (che restano in prognosi riservata), e soprattutto della bambina che ha vissuto un’esperienza di cui porterà psicologicamente i segni per tutta la vita. Laila merita di sapere se ciò che è accaduto poteva essere evitato. Gli insulti rivolti verso il nostro giornale, colpevole solo di aver posto domande sull’accaduto e sulle eventuali responsabilità, stanno a dimostrare che per qualcuno la verità va detta ma fino a un certo punto.

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