Il progetto sulle cavità naturali era davvero necessario e urgente? 15 anni fa i lavori lungo il corso. E il gas radon ha giocato qualche ruolo nell’esplosione?

June 13, 2019

Mentre la Procura di Velletri continua ad acquisire elementi per comprendere se l’esplosione che ha provocato 16 feriti, una cinquantina di sfollati e deteriorato il municipio e altri edifici privati, poteva essere evitata, c’è un aspetto che bisogna attentamente valutare: che tipo di lavori dovevano essere effettuati nel centro storico? L’amministrazione comunale non ha mai spiegato nei dettagli che cosa abbiano rilevato le ispezioni effettuate nel mese di marzo 2019 nel sottosuolo di fronte al Comune. Il comunicato stampa emanato il 14 marzo dal sindaco Crestini, diceva soltanto che «sono iniziate le prime indagini geotermiche per la predisposizione del progetto esecutivo per gli interventi di consolidamento delle cavità naturali presenti in gran parte del centro storico. Un progetto di 800mila euro, finanziato con un contributo a fondo perduto, che servirà per garantire più sicurezza sul nostro territorio, che per la sua naturale conformazione è esposta a rischio idrogeologico. Uno dei tanti frutti di un lavoro di programmazione delle opere pubbliche portate avanti da questa amministrazione comunale per la risoluzione di criticità che da tempo andavano affrontate». Un comunicato scarno che non dice nulla sulla consistenza di queste cavità. Non sempre le cavità presenti nel sottosuolo rappresentano un pericolo, mentre in questo caso sembra di capire che vi fosse un pericolo imminente. La frase finale del comunicato stampa del 14 marzo, dice che si tratta della «risoluzione di criticità che da tempo andavano affrontate».

 

IL RIFACIMENTO DEL CORSO DI 15 ANNI FA

Sarà sicuramente come viene scritto in quel comunicato circa la presenza di criticità (cioè: cavità) da tempo immemore, ma il ricordo va a una quindicina di anni fa (non proprio un tempo lunghissimo) quando tutto il corso di Rocca di Papa venne sottoposto a un intervento straordinario che mise ordine agli impianti dell’acqua, dell’energia e del gas (risalenti tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90), per poi procedere alla costruzione dei nuovi marciapiede e del piano pavimentale con sanpietrini e speroni. Fu un intervento che scoperchiò letteralmente il corso per circa una metrata in altezza e non accadde nulla perché gli scavi vennero eseguiti ben conoscendo il sottosuolo e la mappa delle condutture. In quella circostanza non emersero né cavità naturali, né cedimenti sotterranei né altri problemi di natura idrogeologica. Possibile che quindici anni dopo vi sia stata l’emergenza e l’esigenza di effettuare questi interventi ritenuti urgenti per la messa in sicurezza del centro storico? Tutto è possibile però a noi qualche dubbio viene.

 

I commercianti storici del corso ricorderanno sicuramente quei lavori. Durarono oltre un mese. Crearono anche disagi per le stesse attività visto che la chiusura della strada centrale del paese determinò un calo dei loro introiti. Non vorremmo che la frenesia di ottenere un finanziamento a fondo perduto da 800mila euro abbia un po’ forzato la mano, portando l’amministrazione a dare priorità a un progetto che forse non aveva proprio le caratteristiche della priorità.

 

Riprendere quel progetto risalente alla giunta guidata da Carlo Ponzo sarebbe importante per capire come le piantine del corso siano poi state aggiornate perché appare davvero assurdo che né l’ufficio dei lavori pubblici, né i tecnici incaricati conoscessero la mappatura delle condutture sotterranee al fine di dare le giuste indicazioni agli operai. Per tutti questi motivi sarebbe importante, almeno dal nostro punto di vista, sapere molto di più sulla consistenza di queste cavità. L’unico documento che abbiamo reperito è la delibera di giunta n. 96 del 12 luglio 2018, dal titolo “Interventi di messa in sicurezza e per l’aumento della resilienza dei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera - Approvazione proposta progettuale relativa agli interventi di Consolidamento delle cavità dell’area centro storico”. Nella delibera non si parla del progetto ma ci si limita a dare i riferimenti documentali che hanno portato a ottenere il finanziamento. Si dice inoltre che il 30% della cifra in ballo (circa 250.000 euro sulle 800mila stanziate) saranno anticipate dalla Regione Lazio per consentire l’avvio degli interventi previsti.

 

LA QUESTIONE DEL RADON

Poi c’è un secondo aspetto da considerare e che ancora non è emerso. Il 29 aprile 2019 l’ufficio dei lavori pubblici del Comune emana una determinazione (la n. 417) sulla necessità urgente di effettuare degli interventi per la riduzione del gas radon presente nel sottosuolo. L’edificio che da anni presenta il problema del radon è proprio la scuola del centro storico adiacente l’edificio comunale. Noi non siamo dei tecnici ma sarebbe interessante sapere se anche il radon, oltre al metano, potrebbe aver avuto un ruolo nell’esplosione del 10 giugno. Il fatto certo è che nel giro di pochi mesi in quest’area del corso si sono concentrati una serie di lavori di cui si sa poco. E a questo punto capire se si sta parlando di interventi che possano essere considerati davvero urgenti non è un dettaglio.

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