Trasferiti al “comune vecchio” gli uffici lavori pubblici, urbanistica e tributi ma l’accesso, scrive la vicesindaco, è interdetto ai cittadini!

July 11, 2019

Quando si fanno le cose in emergenza qualcosa può sfuggire. Ma a tutto c’è un limite. Anche di fronte all’emergenza. Con il municipio inutilizzabile a causa dell’esplosione del 10 giugno scorso, la vicesindaco Veronica Cimino ha giustamente deciso di spostare gli uffici comunali in altre due strutture pubbliche praticamente attaccate l’una all’altra: la biblioteca comunale e l’edificio detto “comune vecchio”, entrambe in viale Enrico Ferri. Al primo piano del municipio degli anni Sessanta sono stati allestiti tutti gli uffici tecnici (Lavori pubblici, Ambiente e Urbanistica), e gli uffici Affari generali e Tributi. Cioè gli uffici più importanti dell'attività amministrativa.

 

Tutto bene allora? Non proprio, visto che una recente Ordinanza firmata dalla stessa vicesindaco, stabilisce di «interdire l’accesso al pubblico, se non autorizzato, fino alla conclusione delle verifiche» in atto presso l’ex municipio di viale Ferri. Avete letto bene: l’accesso al “comune vecchio” è interdetto ai cittadini! Viene da domandarsi: ma se il primo piano di quell’edificio non appare abilitato per ospitare dei cittadini, perché invece è idoneo per ospitare i dipendenti comunali nello svolgimento delle loro funzioni? Che tipo di problemi sussistono? Manca l’agibilità? Non risponde alle norme correnti circa gli impianti elettrici e idrici? Non risponde alle norme sulla sicurezza? Non lo possiamo sapere perché l’ordinanza n. 67 non lo spiega, limitandosi a dire che il primo piano è interdetto all’accesso al pubblico fino al termine delle verifiche, anche se nelle premesse dell’Ordinanza la Cimino scrive che «dalle prime verifiche effettuate il fabbricato, ed in particolare gli ambienti posti al primo piano, non presentano criticità tali da non farlo ritenere idoneo allo svolgimento delle attività amministrative». Cioè l’opposto di quanto viene stabilito successivamente, vietando l'accesso agli utenti.

 

Cara vicesindaco facente funzioni, fra le attività amministrative di un comune vi è anche il fatto che i cittadini possano recarsi in uno dei suddetti uffici per fare una pratica o per ricevere delle semplici informazioni. In base alla sua ordinanza ciò non sarà possibile perché l’accesso al pubblico è interdetto previa autorizzazione. Chi deve concedere tale autorizzazione? Lei? Gli uffici? E il cittadino che deve accedere al “comune vecchio” deve riempire un modulo per essere autorizzato a entrarvi? E a chi lo deve indirizzare? A lei? Agli uffici?

 

L’ordinanza, insomma, appare alquanto anomala e carente di informazioni: se per caso un cittadino accede al primo piano senza autorizzazione che cosa accade: viene arrestato? Viene multato? O riceve semplicemente un rimprovero verbale? O che altro?    

 

Tralasciamo le inesattezze circa il fatto che, secondo la sua ordinanza, il primo piano «fino a poco tempo fa ospitava gli uffici della Asl Rm H». In verità gli uffici della Asl aperti al pubblico erano quelli posti al piano terra (cioè sotto il portico) a meno che lei non si riferisca al cosiddetto "polo per l'affido" dei comuni facenti parte della Asl. Ma anche se così fosse, questo dimostrerebbe soltanto che persone esterne hanno avuto libero accesso in una struttura che oggi invece risulta inidonea per l'accesso pubblico. Quindi, va bene l'emergenza ma ponderare come le cose vengono scritte sarebbe ugualmente opportuno. Ancora di più in una fase emergenziale.

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