Il ritorno di "cemento selvaggio": il richiamo della foresta comincia dal taglio delle alberature, mentre la politica regionale torna al Piano territoriale paesistico del 2007

July 17, 2019

Cominciare dal taglio di alcune alberature è spesso il modo più veloce per creare veri e propri spiazzi privi di vegetazione arborea, magari a ridosso di attività di ristorazione, così da cominciare a pianificare la costruzione di qualche manufatto in modo da integrare la stessa attività. E poco importa se quell’area magari è classificata urbanisticamente come V8, cioè zona a verde con inedificabilità assoluta. I piani regionali e le norme si possono sempre superare grazie a ricorsi e sponde politiche ad hoc! Ecco perché la vigilanza degli organismi preposti al controllo diventa determinante. D’altronde, trovare qualche agronomo forestale compiacente disposto a certificare che un’alberatura va abbattuta, è una cosa che purtroppo può capitare e, in questi casi, è importante che un’amministrazione pubblica sappia mantenere il suo giusto distacco rispetto ai richiami della foresta, anche perché se in questa foresta elimini decine di alberi, della foresta resta solo il nome e poco altro: solo cemento.

 

PRIMA FASE: TAGLIO DELLE ALBERATURE

La gestione del taglio degli alberi è una delle note dolenti dell’attuale amministrazione roccheggiana malgrado un cartello turistico all’ingresso di via Roma definisca “Rocca di Papa città del castagno”! Valga da esempio lo scempio ambientale portato a termine a Poceck, lungo la scarpata di fronte alla scuola media: decine di alberi di castagno tagliati dove prima c’era un piccolo boschetto. Ora la scarpata si sta riempiendo di spini ed erbacce e la stradina sottostante si sta pian piano chiudendo per l’invasione delle erbe infestanti. Un gran bel risultato non c’è che dire! Tanto da domandarsi che fine abbiano fatto gli ambientalisti della prima ora, quelli che a ogni rumor di foglia erano pronti a presentare esposti e denunce pubbliche. Spariti! Come i castagni di Poceck!

 

Ricordate l’articolo che facemmo qualche mese fa su possibili movimenti di cubature spostate a piacimento? Ecco, il taglio degli alberi può rappresentare la fase iniziale di questo procedimento che, passo dopo passo, potrebbe portare a vere e proprie edificazioni da centinaia di metri cubi nel cuore del Parco dei Castelli Romani. Sulle autorizzazioni concesse per il taglio degli alberi, dunque, bisognerebbe essere sempre molto vigili, non escludendo esposti e denunce al fine di chiarire se effettivamente le procedure sono state o no viziate da pareri un po’ forzati.

 

SECONDA FASE: LA POLITICA

AGLI ORDINI DEL CEMENTO

E la politica? La politica sempre più spesso sta a servizio non del territorio ma degli interessi privati. Qualche giorno fa, il 15 luglio, la commissione urbanistica del consiglio regionale del Lazio (nessun giornale a parte noi ne ha dato notizia) ha approvato a maggioranza la proposta di deliberazione n. 26 del 4 gennaio 2019. Sapete di che cosa si tratta? Dell’approvazione del nuovo Piano territoriale paesistico regionale riveduto e corretto al fine di riportare in vigore quello del 2007. La proposta porta la firma del consigliere regionale Pd Enrico Panunzi (unitamente a Emiliano Minnucci ed Enrico Forte). Proposta che ha già ricevuto l’apprezzamento dell’assessore all’urbanistica regionale Massimiliano Valeriani (Pd) e dei consiglieri d’opposizione Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia) e Antonello Aurigemma (Forza Italia) che hanno ringraziato Panunzi.

 

La ri-adozione del Piano territoriale paesistico regionale del 2007 cancellerà dunque quello che nel 2016 venne approvato dopo un’intesa con il Ministero dei beni culturali che poneva limiti chiari per frenare gli eccessi della cementificazione selvaggia, inutile e insostenibile. Gli unici contrari? Manco a dirlo: i Cinque stelle. Ora la discussione si sposterà in consiglio regionale e speriamo che in questo caso gli ambientalisti della prima ora ritrovino la parola riportando gli alleati del Pd sulla retta via. In caso contrario i “prenditori” nostrani sono già pronti a dare fiato alle bitumiere. Tanto gli alberi non ci sono più, sono già stati spazzati via grazie alla noncuranza delle pubbliche amministrazioni.

 

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