«Rocca ai rocchiciani!». Ma non sempre la rocchicianità ha fatto il bene del paese: ecco alcuni esempi clamorosi

July 22, 2019

Quando si entra in un clima elettorale, una voce si ode incontrastata: “Rocca di Papa ai rocchiciani!”. A ripeterla sono diversi politici (l’ultimo in ordine di tempo è stato l’ex assessore Maurizio Querini) che con tale slogan vorrebbero far credere che un paese come il nostro possa essere governato bene solo da chi è nato qui. Ovviamente è una stupidaggine e che a dirla siano i politici denota solo la loro superficialità verbale dettata dal prendere qualche “mi piace” dei cittadini. Ho quindi deciso di scrivere questo breve vademecum sui alcuni non-roccheggiani che hanno dato a Rocca di Papa più di quanto hanno dato i cosiddetti rocchiciani-doc. Ovviamente ho selezionato alcune brevi storie che dimostrano una cosa semplice: questi non-roccheggiani spesso dovettero lottare contro i rocchiciani-doc per far valere i diritti e la bellezza del bene comune di fronte al bene e all’interesse privato.

 

Wilhelm Theodor Achtermann (1799-1884)

 

Fu l’artista tedesco Achtermann a finanziare la chiesa del Crocifisso che ancora oggi si può ammirare nel cuore del centro storico di Rocca di Papa. Spese tutti i suoi averi non solo per dare ai roccheggiani un luogo sacro dove poter pregare, ma aiutando decine di famiglie povere dando loro soldi per vivere una vita decente. Si privò di tutto fino a morire nella solitudine più completa. Molti bravi rocchiciani-doc (non tutti per fortuna) dopo averlo spolpato per bene lo lasciarono morire senza alcun aiuto. Achtermann lasciò anche importanti opere artistiche, a cominciare dal gruppo scultoreo della pietà che ancora oggi si può ammirare al Duomo dell’Assunta.

 

Michele Stefano De Rossi (1834-1898)

 

Se Rocca di Papa ha un museo di geofisica lo deve proprio a questo non-roccheggiano che scelse il nostro paese per esercitare i suoi studi di archeologia preistorica e di vulcanologia. Fu lui a imporre al ministero il finanziamento dell’osservatorio alla Fortezza che gli causò numerose inimicizie nei palazzi romani. A lui si devono anche decine di ritrovamenti archeologici di epoca romana e pre-romana avvenuti su tutto il territorio di Rocca di Papa e che oggi fanno bella mostra nei musei di tutto il mondo. De Rossi morì proprio nella sua casa di Rocca di Papa in via Gramsci.

 

Luigi Pirandello (1867-1936)

 

Il premio Nobel per la letteratura (1934) Luigi Pirandello scelse Rocca di Papa per la sua bellezza. Qui ebbe l’ispirazione per scrivere il suo primo romanzo (L’esclusa). Fu talmente forte la voglia di farlo sapere ai lettori che, alla fine dell’opera, volle scrivere il luogo (monte Cavo) e la data (1901) così da immortalarli a futura memoria. Quello stesso monte che negli anni Settanta del secolo scorso venne svenduto agli antennari con la compiacenza delle giunte comunali (composte da rocchiciani-doc), che decisero non di chiudere un occhio, ma entrambi.

 

Giuseppe Tomassetti (1848-1911)

 

Questo è un caso che potremmo definire eclatante. Dovete sapere che quei rocchiciani-doc che a cavallo tra l’800 e i primi anni del 1900 componevano la giunta comunale decisero di vendere a un privato (tale capitano De Rossi) l’attuale Fortezza per realizzarci un villino. L’allora priore (il ruolo che corrispondeva all’attuale sindaco) aveva stabilito anche il prezzo: la sistemazione della strada che portava ai Campi d’Annibale (l’attuale via Alberobello). Se non fosse stato per un non-roccheggiano come lo studioso Giuseppe Tomassetti che bloccò la costruzione del villino il cui progetto era già stato approvato, oggi la storica Fortezza sarebbe proprietà privata. Con un grave danno per il bene comune. Altro che rocchicianità!

 

Enrico Ferri (1856-1929)

 

Se Rocca di Papa è stata per tanti anni la meta turistica per eccellenza lo si deve all’Onorevole Enrico Ferri che per tanti anni risiedette nel nostro paese e le cui idee divennero il fulcro dell'imminente sviluppo turistico ed economico. Ferri, tra le altre cose, diede vita alla cosiddetta Pro-Rocca, tra le cui opere realizzate si inseriscono per esempio i giardini di fronte al santuario della Madonna del Tufo. L’On. Ferri diede un impulso talmente forte all’economia turistica del paese che in quegli anni Rocca di Papa divenne un luogo privilegiato dal turismo che portò alla nascita di diverse strutture ricettive. Averla oggi una mente eclettica e un’operatività come quelle che seppe mostrare Enrico Ferri!

 

Luise Rinser (1911-2002)

 

Se non fosse stato per una non-roccheggiana come Luise Rinser il gemellaggio con la cittadina bavarese di Landsberg am Lech non ci sarebbe mai stato. Nativa di Landsberg ma residente per molti anni a Rocca di Papa, la scrittrice tedesca Rinser (che venne anche candidata alla presidenza della Repubblica di Germania) propose l’idea di dare vita a un gemellaggio vero e proprio tra le due cittadine che avevano dei legami storici risalenti ai tempi di Ludovico il Bavaro. La Rinser amava così tanto Rocca di Papa che la scelse come sua seconda patria.  

 

Ovviamente gli esempi potrebbero continuare citando altre storie di personaggi che hanno rappresentato al meglio l’amore per Rocca di Papa. E altrettanto ovviamente non mancano roccheggiani-doc che, al pari di quelli appena citati, tanto hanno dato al nostro paese, non ricevendo in cambio nessun riconoscimento. Parlare dunque di rocchicianità intesa come buon governo e attenzione al territorio non è solo fuori luogo ma è anche un falso storico. Una giunta composta solo da rocchiciani-doc non è detto che sarebbe il meglio in assoluto ma potrebbe invece essere il peggio in assoluto (come è già avvenuto in passato). L’onestà, la capacità, l’impegno e la determinazione (tutte doti che i politici dovrebbero avere al di là delle loro idee politiche) non dipendono purtroppo da dove si è nati ma da come si è. E storicamente gli esempi di rocchiciani che hanno fatto i propri interessi grazie alla politica, senza dare nulla in cambio in termini di bene collettivo, non mancano. Basare una campagna elettorale sullo slogan “Rocca ai rocchiciani” è quindi una stupidaggine! La retorica sulla rocchicianità rischia di essere soltanto la fregatura che alcuni politici nostrani vorrebbero vendere ai cittadini. Tanto più che su 19 mila abitanti solo qualche migliaio potrebbe oggi essere classificato come roccheggiano-doc. Il futuro è anche di chi ha scelto Rocca di Papa per viverci pur non essendoci nato. Anzi, è una dimostrazione d’amore ancora più forte: uno nasce dove vuole il caso ma sceglie dove lo porta il cuore.

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