Il Comune al servizio della famiglia Ferri e il mistero dei faldoni prelevati dal municipio esploso

August 2, 2019

La morte del sindaco Crestini ha accelerato le bramosie di potere della famiglia Ferri (che a Rocca tutti conoscono come “quelli del ristorante la Foresta”) che di Crestini sono gli zii. È di queste ore la segnalazione che mercoledì scorso, 31 luglio, proprio Gino Ferri sostava nei pressi del municipio di corso Costituente, ancora sotto sequestro dopo l’esplosione, con due faldoni sotto braccio. Insieme a Ferri ci sarebbero stati la vicesindaco Cimino (in quanto custode giudiziario della documentazione presente nel municipio esploso), l'assessore ai lavori pubblici, Zitelli, il comandante della polizia locale, Di Bella, e i vigili del fuoco (che devono presiedere a ogni ingresso poiché permane la questione della sicurezza). Insomma, c’erano tutti ma stranamente non c’era nessun dipendente dell’ufficio urbanistica che conosce a menadito il settore. Come mai?

 

Non sappiamo se questi faldoni fossero stati prelevati pochi minuti prima dal Comune, ma se tale circostanza venisse confermata (in caso contrario attendiamo una smentita) sarebbe di una gravità assoluta perché una persona che con l’amministrazione comunale non c’entra niente, sarebbe entrata in possesso di documenti in lavorazione. Ancora più grave il fatto che la vicesindaco lo abbia permesso. A che titolo? Sappiamo che l’imprenditore Ferri tra il 4 e il 7 giugno scorso (cioè qualche giorno prima dell’esplosione) ha protocollato dei documenti (prot. n. 16041 per abbattimento alberi e prot. n. 16234 per richiesta a costruire) riguardanti la propria impresa. Possibile che questi faldoni (estratti dal municipio esploso?) riguardino proprio queste pratiche? Ah saperlo!

 

E, nel caso le cose fossero andate così, perché è stata necessaria la presenza dello stesso imprenditore per prelevarli? E ancora: perché una volta prelevati li teneva in consegna proprio lui? Possibile che Ferri conoscesse il punto esatto, cioè lo scaffale o la scrivania dove erano stati depositati questi documenti? E se così fosse, viene da domandarsi: perché lo sapeva? Nessun cittadino sa dove vengono riposte le pratiche che presenta. Ci sono centinaia di roccheggiani che da un anno aspettano che le loro pratiche edilizie ricevano una risposta e, dopo il 10 giugno, si sentono ripetere la solita litanìa: «I documenti stanno al Comune sequestrato e non si possono prendere! È tutto bloccato!».

 

Da tutto ciò, dunque, capirete che la faccenda è piuttosto seria, visto che la famiglia Ferri incarna perfettamente il ruolo del potere locale che non cerca più referenti politici con cui dialogare a tutela dei suoi legittimi interessi, ma preferisce fare da se, entrando direttamente nelle istituzioni. E la recente nomina della moglie di Gino Ferri, Cinzia Botti, a coordinatrice della Lega è il primo passo politico di questa nuova strategia.   

 

L’imprenditore Ferri non è nuovo a queste azioni. È lo stesso che sostava per un’intera giornata nella zona rossa (chiusa a tutti tranne che a lui) senza averne titolo. Anche allora, era l’11 giugno e il sindaco Crestini lottava ancora fra la vita e la morte, Ferri girava regolarmente nella zona impenetrabile (con tanto di caschetto) accompagnato dalla vicesindaco Cimino, da alcuni carabinieri e da altre persone. Noi lo segnalammo con un articolo manifestando le nostre perplessità visto che le indagini per accertare eventuali responsabilità e negligenze erano appena iniziate e presenze estranee in quell'area erano assolutamente da evitare. Ora, a distanza di un mese e mezzo, è la volta di questi faldoni: che cosa riguardano? Forse il taglio dei castagni a La Foresta? O il progetto edificatorio a ridosso del ristorante di via dei Laghi? Non lo sappiamo ma speriamo che la Cimino ci illumini al più presto con una secca smentita perché vedere che qualche cittadino roccheggiano sembra avere una corsia preferenziale rispetto a tutti gli altri è una cosa da baronaggio dei tempi dei Colonna ma non di una democrazia. Davvero i Ferri, come si sentissero dei moderni Colonna, pensano che Rocca di Papa sia cosa loro? Che lo possano credere può apparire persino ovvio ma che le istituzioni glielo consentano è intollerabile.

 

D’altronde è lo stesso Gino Ferri, come detto, la cui consorte recentemente ha assunto il ruolo di coordinatrice della Lega, sbalzando senza alcun motivo apparente il presidente del consiglio comunale, Massimiliano Calcagni, chiamato a ricoprire tale ruolo il 26 ottobre 2018 suscitando le ire dell’allora sindaco Crestini e dello stesso Ferri. Da quel momento i Ferri hanno cominciato a tessere la loro ragnatela fino a ottenere la sostituzione di Calcagni con Cinzia Botti.

 

Non bastasse questo altri fatti ci dicono che è in corso una sorta di occupazione delle istituzioni da parte dei familiari dell’ex sindaco Crestini. La mamma di quest’ultimo pare che un giorno sì e l’altro pure stia sempre nel municipio “vietato” di viale Ferri, struttura interdetta dalla vicesindaco Cimino ai cittadini per questioni di sicurezza (infatti i cittadini che si rivolgono agli uffici lavori pubblici e urbanistica non vengono ricevuti al “Comune vecchio”, dove tali uffici sono collocati, ma nella vicina biblioteca) ma evidentemente non vietata a una cittadina ritenuta più cittadina degli altri. A che titolo questa donna stazionerebbe spesso lì? Non lo sappiamo. Speriamo che qualcuno ce lo dica. Non bastasse questo, parrebbe che anche le coordinatrice della Lega Cinzia Botti stia spesso al Comune vecchio. A far che cosa nessuno sembra saperlo.

 

Chissà se i roccheggiani sapranno ripetere le gesta dei loro compaesani che nel 1855 si ribellarono ai Colonna che, da padroni, ritenevano che Rocca di Papa fosse cosa loro e non dei cittadini. Vedremo se anche questa volta la comunità sarà in grado di difendere i principî della democrazia o se invece prevarrà chi vuole indossare gli abiti del monarca di turno.      

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