«Rocchiciani tirchi!». Nel consiglio comunale (al teatro) non sono mancate le rivelazioni... anche sul dopo-esplosione

August 7, 2019

Non ci sarebbe potuto essere luogo più adatto, il teatro, per ospitare il primo consiglio comunale dopo la tragedia del 10 giugno che ha portato alla morte del sindaco Crestini e del delegato Eleuteri. Peccato per la scarsa partecipazione dei cittadini che evidentemente ormai guardano alla politica con sempre maggiore diffidenza. Il consiglio comunale di ieri (6 agosto) ha dimostrato inconfutabilmente che la soluzione migliore per Rocca di Papa, in questa fase di transizione, sarebbe stata l’arrivo di un commissario prefettizio che, non dovendo fare campagna elettorale, avrebbe davvero pensato esclusivamente alle cose da fare. Per niente alla politica. Non solo: un commissario mai avrebbe firmato una delibera per pagare dei debiti fuori bilancio per 100.000 euro (argomento su cui torneremo con un articolo specifico perché la cosa è piuttosto imbarazzante) risalenti al 2014 e 2015, basati esclusivamente su richieste avanzate dai fornitori (tutte ditte locali) e da dichiarazioni dei tecnici comunali (gli stessi del 2014 e 2015). Lavori per i quali, a detta della consigliera Laura Fico (presidente della commissione bilancio), esisterebbe solo la dichiarazione degli uffici comunali non essendoci nemmeno le fatture (?). Quale occasione migliore per la maggioranza per aprire un'azione di responsabilità verso i precedenti amministratori? E invece niente: la Cimino ha deciso di pagare così da chiudere la questione. Ecco, cara Cimino, un commissario questi 100.000 euro li avrebbe risparmiati di sicuro inviando tutto alla Guardia di finanza per le opportune verifiche.

  

LA RIVELAZIONE DI MASSIMILIANO CALCAGNI

Ma torniamo al consiglio. Maggioranza e opposizione hanno svolto pienamente il loro ruolo: i primi respingendo l’accusa di non aver coinvolto i consiglieri di minoranza nella gestione delle emergenze, i secondi rivendicando il fatto di rappresentare comunque una fetta importante di popolazione. Il presidente del consiglio comunale, Calcagni, ha elencato tutte le volte che la Cimino ha volutamente evitato di coinvolgerlo in quanto figura istituzionale, a cominciare dalla delegazione ricevuta dalla sindaca di Roma. Una mancanza  a cui la Cimino non ha risposto.

 

Ma la rivelazione più grave fatta da Calcagni ha riguardato il tempo immediatamente seguente l’esplosione del municipio. Pochi hanno dato peso a questa rivelazione mentre io per poco non cadevo dalla poltrona! Il presidente del consiglio ha riferito di essere stato richiamato dalla vicesindaco, dal consigliere Paolo Gatta e dal segretario comunale (che c’azzecca?) affinché non rilasciasse dichiarazioni alla stampa, poiché gli unici autorizzati a parlare con i giornalisti erano la Cimino stessa e il consigliere Gatta. Autorizzati da chi e perché? La gravità di tale rivelazione sta nel fatto che, in piena emergenza, la prima preoccupazione della vicesindaco era evidentemente quella di fornire alla stampa un’unica versione dei fatti accaduti. Perché? Forse per indirizzare gli articoli del giorno dopo verso il racconto di una versione che in qualche modo avrebbe potuto sgravare l’amministrazione dalle sue responsabilità? Se così non fosse, perché chiedere al presidente del consiglio comunale di non parlare con la stampa? Sarebbe interessante verificare i cellulari di Cimino e Gatta al fine di capire se avevano ricevuto precise indicazioni da qualcuno sui fatti da raccontare. E, nel caso, da chi.  

I ROCCHEGGIANI E I SOLDI RACCOLTI

L’altro aspetto del consiglio che mi ha colpito è una seconda rivelazione, fatta stavolta dal neo assessore al bilancio Pier Paolo Montalto circa i proventi del conto corrente aperto dal Comune per le donazioni: appena 8.500 euro. Ma la notizia non sta in questo dato molto al di sotto delle aspettative ma nelle considerazioni fatte dallo stesso assessore: «La maggior parte delle donazioni sono arrivate dall’esterno e solo una piccola parte da Rocca di Papa. Segno evidente che i roccheggiani non hanno risposto all’appello».

 

Sarà pure come dice l’assessore Montalto ma se un politico accusa i cittadini di tirchiaggine la prima cosa che dovrebbe dire è quanto abbia versato lui su quel conto corrente visto che otto giorni dopo la tragedia è diventato assessore percependo tanto di stipendio. Perché, caro Montalto, non vi ha rinunciato versando quei soldi sul conto corrente dedicato? Idem per la Cimino.

 

Questo consiglio comunale, insomma, non poteva non finire nel modo in cui è finito: con la mamma del sindaco Crestini a urlare la sua rabbia nei riguardi di alcuni esponenti dell’opposizione. Tanto che il consiglio è stato interrotto bruscamente, mentre era in piena discussione, e non è più ripreso. Resta da capire per quanto tempo le istituzioni intendano tollerare tutto questo.

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