Arriva la scuola-pollaio di Poceck: il benessere dei bambini in secondo piano

August 16, 2019

Il nuovo anno scolastico si preannuncia molto difficile per gli alunni di Rocca di Papa dopo l'esplosione di due mesi fa che ha provocato l'inagibilità della scuola del centro urbano. La soluzione scelta dall'amministrazione comunale di dislocare 8 delle 11 classi nell'edificio della scuola media di Poceck lascia molto perplessi. Pensare di poter dirottare quasi 200 bambini (più le insegnanti) in quella struttura che ne contiene già 300 non sembra una soluzione idonea per il benessere degli alunni. Mischiare classi elementari con le medie, insomma, appare una forzatura che si sarebbe potuta evitare. Per la scuola materna la strada scelta è stata sicuramente migliore: due classi saranno ospitate dalle Suore d'Ivrea, mentre una terza andrà ai Campi d'Annibale. Certo, anche in questo caso sarebbe stato meglio chiedere alle suore un'ulteriore aula così da lasciare vicine le tre classi, dando l'idea di voler tenere insieme a ogni costo i bambini del centro urbano. Ma comprendiamo che non si può avere tutto in una situazione d'emergenza.

 

IL COMITATO "INSIEME PER LA SCUOLA"

A manifestare forti perplessità sulla scuola-pollaio di Poceck è stato anche il neo-comitato "Insieme per la scuola" costituito il 25 luglio da docenti e genitori. Perplesità scaturite proprio dalle condizioni in cui verte l'edificio di via Cesare Battisti, che da anni attende lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria piuttosto seri visto che le infiltrazioni di acqua piovana rappresentano ormai la normalità, mentre gli infissi andrebbero sostituiti integralmente. E poi c'è la questione del radon, il gas naturale, che proprio in questa struttura raggiunge livelli che superano abbondantemente quelli di guardia, e di cui nessuno sembra più preoccuparsi.

 

Oltre all'aspetto logistico, cioè all'idoneità dei locali, c'è anche quello della didattica. Attualmente la scuola media presenta 4 aule-laboratorio in cui gli studenti possono espletare materie tecniche e pratiche di grande importanza dal punto di vista formativo. Ma ora, con l'ingresso delle nuove classi elementari, diventeranno solo due. Questo significa che anche la didattica subirà delle pesanti penalizzazioni malgrado la qualità del corpo docente. Ancora una volta a danno del diritto dei bambini.

 

Ma se questa è la situazione, vi starete domandando, perché l'amministrazione ha deciso di trasferire proprio qui le classi del centro urbano? Il motivo appare squisitamente economico: il Comune, facendo una scuola-pollaio, risparmierà sui costi che avrebbe comunque dovuto sostenere per garantire un'altra soluzione. A ben guardare il Comune andrà addirittura a risparmiare, visto che i costi che sosteneva per il centro urbano non ci saranno più. Ma è etico risparmiare  sulla pelle degli alunni? No, non lo è. E da come la vicesindaco Cimino ha gestito quest'emergenza si capisce che la scuola non è considerata una priorità.

 

I LAVORI DA ESEGUIRE

Le scuole riapriranno il 16 settembre (cioè fra quattro settimane) e i lavori annunciati non sono nemmeno iniziati. Eppure l'elenco degli interventi appare abbastanza corposo. Bisogna impermeabilizzare la terrazza, sostituire gli infissi, rispristinare almeno un bagno, procedere alla pittura e alla pulizia dei locali. Senza tener conto che le aule vanno anche allestite. In quattro settimane appare davvero una corsa contro il tempo con il rischio di lavori fatti di corsa e per niente risolutivi. Le conseguenze, insomma, le potremmo vedere con l'arrivo dell'autunno. In questa fase ci saremmo aspettati una vera e propria task-force da parte dell'ufficio lavori pubblici del Comune. Invece l'assessore Gianluca Zitelli sembra sia andato in ferie, così come il Responsabile del settore, Ing. Luigi De Minicis, andato al mare dopo aver firmato una relazione per sbloccare 100.000 euro di debiti fuori bilancio. Vista l'emergenza-scuola sarebbe stato sicuramente più apprezzabile (e responsabile) restare al proprio posto e rimandare le ferie in altra data. Ma così non è stato.

 

LA MENSA IN CLASSE

C'è un altro aspetto che in pochi sembra abbiano considerato. I bambini, non essendoci un locale idoneo per la mensa, dovranno consumare i pasti direttamente in aula. Cioè non potranno godere nemmeno di quel breve stacco che per un bambino è molto importante. Avere un'interruzione tra l'aula in cui si svolgono le lezioni e il luogo dove incontrare altri alunni e consumare il pasto, non è un capriccio ma un diritto. Tutti siamo stati alunni e tutti ricordiamo con piacere l'attesa per quella pausa che ci permetteva di uscire dall'aula allo squillo della campanella. Cara Cimino, anche lei è mamma, se le dicessero che suo figlio consumerà il suo pasto in quello stesso banco dove è seduto da ore per le lezioni, che cosa direbbe? Siamo sicuri, cara vicesindaco, che lei cambierebbe scuola. Il benessere degli alunni, che avrebbe dovuto rappresentare la stella cometa di ogni possibile soluzione, non è stato preso proprio in considerazione.

 

POI CI SONO I BAMBINI CHE NECESSITANO DI SOSTEGNO

Anche tra gli stessi alunni ce ne sono alcuni più deboli degli altri: si tratta di tutti quei bambini che hanno bisogno dell'insegnante di sostegno per svolgere le attività didattiche (e non solo). Nella nuova scuola-pollaio disegnata dall'amministrazione Cimino, questi alunni saranno più di una decina. E' ovvio che non potranno ricevere l'assistenza e l'attenzione di cui avrebbero bisogno. In una situazione come quella che si preannuncia nella struttura di Poceck è facile ritenere che dovranno rinunciare a tutte quelle attenzioni necessarie per consentire loro di stare al passo degli altri alunni. A questi bambini non si è pensato nemmeno un momento.

 

EPPURE LA SOLUZIONE ALTERNATIVA C'ERA

L'amministrazione comunale ha tenuto conto delle varie soluzioni alternative alla scuola-pollaio di Poceck? Sembra proprio di no, eppure nel nostro paese strutture in grado di ospitare i bambini ce ne sono eccome. Una su tutte: l'Istituto delle "suore tedesche". A dire il vero un mese e mezzo fa questa soluzione pareva davvero fattibile. Il delegato comunale, Enzo Labasi, e la consigliera Laura Fico, si  recarono presso la struttura delle Carmelitane in via Lucatelli (a ridosso del centro storico) per appurare la disponibilità delle suore. Disponibilità che c'è subito stata. Di più: Labasi (che a Rocca di Papa ha ricoperto per anni il ruolo di dirigente scolastico) si sarebbe mostrato piuttosto soddisfatto per le aule messe a disposizione, per la sala-mensa e per gli spazi ricreativi di alta qualità.

 

Perché, dunque, quest'ottima alternativa non è più stata presa in considerazione? Stando alla versione dell'amministrazione comunale, le suore avrebbero chiesto una sorta di affitto per l'utilizzo delle aule. Affitto evidentemente ritenuto troppo esoso. Non solo: la vicesindaco avrebbe detto che il Comune non poteva sostenere i costi di affitto per una struttura privata. Giustificazione alquanto paradossale, visto che la Regione Lazio ha stanziato dei soldi proprio per l'emergenza. E nell'emergenza si può anche pagare l'affitto per dei locali provvisori in attesa che la scuola del centro urbano riapra i battenti. La situazione appare ancora più contraddittoria visto che pochi giorni fa (il 9 agosto), la giunta di Rocca di Papa ha approvato una delibera per acquistare un pulmino per il trasporto pubblico locale. Il Comune lo acquisterà grazie al contributo della Regione Lazio di 78.000 euro, per poi cederlo alla ditta privata che gestisce il servizio. Ricapitolando: i soldi pubblici per pagare delle ottime aule a un istituto di suore che sta a Rocca da decenni no, ma i soldi per comprare un mezzo che utilizzerà un'azienda privata sì. Che dire? Priorità diverse di un'amministrazione comunale con due pesi e due misure a seconda dell'interlocutore.

 

Ma la verità è un'altra. Abbiamo appreso da fonti interne che le suore non hanno mai chiesto al Comune dei soldi per l'affitto dei locali (che pure sarebbe stato ovvio). Certo, l'amministrazione avrebbe dovuto sostenere gli oneri dovuti all'allestimento delle classi e a ciò che questo comporta (cosa altrettanto ovvia). A proporre una sorta di rimborso sarebbe stato proprio l'ex preside (oggi delegato comunale) Labasi. Dopodiché, a distanza di due mesi, nessuno si è più fatto sentire con le suore. Evidentemente la decisione di spostare tutti a Poceck aveva preso ormai il sopravvento. La Cimino avrà pensato: meglio spendere i soldi per fare i lavori all'edificio della scuola media che spenderli per aule private. C'è un piccolo problema, cara vicesindaco, i lavori a Poceck (viste le condizioni della struttura) l'amministrazione li avrebbe dovuti sostenere già anni fa e pensare di risolvere l'emergenza facendo economia sulla pelle dei più deboli, i bambini, è semplicemente vergognoso. Non serve uno scienziato per capire che la scuola media di Rocca di Papa non è nelle condizioni di ospitare 500 ragazzini. Non serve uno scienziato per comprendere che costringere 500 alunni a convivere in spazi stretti, inadatti e privi di sala-mesa e palestra, equivale a sottoporli a uno stress emotivo che potrebbe arrecare seri danni dal punto di vista psicologico.

 

CHI CERTIFICA LA SICUREZZA

DELLA SCUOLA-POLLAIO?

Resta da capire come l'Ufficio scolastico regionale (che ha preso il posto di quello che una volta si chiamava Provveditorato agli studi) possa accettare tutto questo. E come lo possano accettare la Asl competente e i vigili del fuoco che dovranno accertare l'idoneità dei luoghi. Ma ancora più difficile resta da capire come possa aver pensato a una soluzione-pollaio di questo tipo proprio l'amministrazione comunale che per prima dovrebbe tutelare il diritto dei bambini a una scuola funzionante e funzionale, attenta alle loro esigenze e soprattutto sicura. Sarebbero ormai decine le relazioni che la dirigenza scolastica, in quanto responsabile del servizio di prevenzione e protezione nell'ambito della sicurezza, ha inviato agli organismi competenti per segnalare le numerose criticità di una struttura che di colpo si troverebbe a ospitare quasi il doppio dei bambini accolti fino a oggi.

 

Chi garantirà i genitori che la struttura-pollaio di Poceck risponde pienamente ai criteri di sicurezza che bisogna assicurare ai bambini? La Asl? I vigili del fuoco? Il Comune? La Cimino? Chi certificherà l'idoneità dei luoghi in una struttura che negli ultimi anni è stata al centro delle cronache per l'inquinamento ambientale? Il radon è un gas altamente nocivo per le persone, figuriamoci per i bambini. Chi cerrtificherà che non ci saranno pericoli per gli alunni, per il corpo docente e per gli operatori scolastici?

 

E L'AULA CHIUSA PER L'ELETTROSMOG?

Infine, c'è un altro aspetto su cui nessuno ha detto ancora nulla: l'elettrosmog. Nel 2012 Fiorenzo Marinelli, allora genetista del CNR di Bologna, studiò gli effetti delle onde elettromagnetiche dei ripetitori di monte Cavo sulle cellule vive collocate presso un'aula della scuola media di Rocca di Papa. Presentando il suo studio nel 2013 all’Università di Roma La Sapienza, lo concluse con queste parole: «È indispensabile che le istituzioni sanitarie e politiche attivino un sistema di protezione della popolazione di Rocca di Papa [...] avendo concretamente verificato la presenza di danni alle cellule esposte, anche quando l’intensità dei campi era al di sotto della soglia di attenzione». Tanto che la stessa Arpa Lazio scrisse un comunicato stampa piuttosto preoccupante. Da quel momento l'aula della scuola media utilizzata da Marinelli per i suoi esperimenti, venne chiusa. Non è che adesso, a causa dell'emergenza, verrà di nuovo aperta per ospitare dei bambini?

 

Tutto questo ci dice chiaramente che, per l'amministrazione comunale, la scuola non è una priorità, altrimenti non avrebbe adottato la soluzione-pollaio. E il risultato di questa improvvisazione sarà che il prossimo anno molti genitori, a tutela dei propri figli, decideranno di iscriverli nelle scuole dei comuni vicini con un ulteriore danno per il nostro paese. Rivedere una scelta sbagliata è ancora possibile. Tanto più se riguarda il futuro dei bambini di Rocca di Papa.

 

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Andrea Sebastianelli
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