Massimo Saba scioglie (quasi) la riserva: con lui tre consiglieri uscenti. E il gruppo dei Forest inizia a lanciargli bordate

September 30, 2019

 

La politica a Rocca di Papa, in tempo di elezioni, piomba sempre in uno stato di catalessi. Da anni avviene che i politici propongono la propria candidatura (o discesa in campo che dir si voglia), a poche settimane dall’appuntamento elettorale. Passano il tempo in gran segreto, come se la politica fosse l'arte del sotterfugio mentre dovrebbe avvenire alla luce del sole. Pianificano strategie, propongono pacchetti di voti, cercano possibili alleanze e rompono quelle andate bene fino a ieri. Il tutto, di solito, avviene nell’ombra, sottotraccia, in quel sottobosco fatto di compromessi, promesse, accordi, tradimenti, spiate. I cittadini e i problemi del paese, insomma, sembrano passare in secondo, terzo, quarto piano.

 

MASSIMO SABA "SCIOGLIE LA RISERVA"

Ecco perché la franchezza dimostrata pubblicamente da Massimo Saba (docente alla Lumsa di Roma e funzionario presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) rappresenta al momento l’unica novità in termini di contrapposizione al modo su descritto di fare politica nell'ombra. Questa mattina Saba ha praticamente “sciolto la riserva” sulla sua candidatura (da noi lanciata nel borsino elettorale di un mese fa) e lo ha fatto in una maniera a cui non eravamo abituati: con un post pubblico in cui ha chiarito anche diversi aspetti che stanno alla base del suo progetto per Rocca di Papa.

 

Ecco spiegati i motivi per cui da un paio di settimane Massimo Saba è al centro del dibattito politico roccheggiano (sia sui social sia in piazza), nemico pubblico numero uno, a giudicare del trattamento che l’amministrazione uscente gli sta riservando, del gruppo che si riconosce intorno al patron de La Foresta, Gino Ferri, la cui consorte (Cinzia Botti) alle ultime elezioni europee assunse il ruolo di portavoce della Lega aprendo di fatto la strada alla partecipazione diretta alle elezioni della prossima primavera. L’esordio del post di Saba è subito fulminante: «Il solo annuncio (un po’ provocatorio) della mia possibile discesa in campo sta creando tanta agitazione a destra come a sinistra, e non solo. Attacchi sui social, promesse di pubblicazioni di dossier segreti per spubblicarmi; conciliaboli e riunioni carbonare finalizzate a farmi fuori dalla corsa; insulti ingiustificati accompagnati come un mantra dallo slogan “ma non sta più a Rocca, che vò?”».

 

PARLA A NUORA PERCHÈ SUOCERA INTENDA?

Il punto centrale del suo messaggio è questo: «A diversi (grandi portatori di pacchetti di voti , maneggioni e presunti ras della politica locale) ho già detto chiaramente di NO!, e che non voglio avere niente a che spartire con loro e con le loro idee di paese. Ad altri ho suggerito di starsene a casa o nel partito di provenienza, che di danni già ne hanno fatti troppi. Io non rifiuterò mai la richiesta di un incontro a nessuno, se si baserà sulla trasparenza e sulla correttezza dei rapporti e, soprattutto, se non si concentrerà su proposte mercenarie del tipo: ti do se mi darai».

 

Un vero e proprio alieno: «Gli impegni che prenderò saranno esclusivamente di interesse generale e per il bene della città. E gradirei che nessuno si avvicinasse assicurandomi voti in cambio di posti di lavoro o di possibili affidamenti di lavori pubblici, o favoritismi tipici della campagna elettorale […] Per governare bene la città (ridotta malissimo e bisognosa di una forte e decisa conduzione amministrativa) ho bisogno di avere le mani libere: e questo è quello che tanti miei detrattori temono. Io voglio rappresentare la discontinuità. Per Rocca di Papa, se verrò eletto, sia chiaro che sarà un cambiamento epocale».

 

Massimo Saba ha anche dato un giudizio inequivocabile sull’amministrazione comunale uscente (e vista la blanda opposizione degli ultimi anni non è cosa ovvia) parlando di piena discontinuità rispetto al passato. E allora è chiaro perché Cinzia Botti e il suo gruppo di fedelissimi (da Paolo Gatta a Pino Calicchia fino ad Andrea Querini, per citare i più attivi) hanno già individuato il nemico per le prossime elezioni: Massimo Saba. Il quale non sembra godere di molta simpatia nemmeno in alcuni ambienti della sinistra roccheggiana, i quali dopo aver passato tre anni senza fare opposizione alla giunta, di colpo sembrano aver ritrovato la parola unicamente per criticarlo

 

CON SABA TRE CONSIGLIERI COMUNALI USCENTI

Dal punto di vista politico il post di Saba contiene anche due notizie di natura strettamente elettorale molto interessanti e per certi versi inaspettate: ha detto per esempio che la sua candidatura sarà sostenuta da due liste civiche. Poi c’è la notizia vera e propria, quella che ben tre consiglieri comunali uscenti potrebbero sostenere la sua candidatura («spero di avere con me tre bravi consiglieri uscenti, i quali reputo che hanno lavorato bene in questa consiliatura»). Chi sono questi consiglieri?

 

Uno potrebbe essere Lorenzo Romei che con Saba, per quel che ne sappiamo, ha sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione. Il secondo potrebbe essere Ottavio Atripaldi che fu una delle rivelazioni alle elezioni amministrative del 2016, con un successo personale per niente scontato. Il terzo è più difficile da individuare ma considerando che non può essere un consigliere uscente di maggioranza, né tantomeno alcuni della minoranza (parlare di opposizione è troppo) come Boccia, Pucci, Sciamplicotti e Grasso, rimane il presidente del consiglio comunale Massimiliano Calcagni, proprio quel Calcagni che la maggioranza Crestini-Cimino voleva estromettere a tutti i costi con l'aiuto della minoranza. La candidatura di Saba, insomma, comincia ad avere dei contorni piuttosto definiti. E i feroci attacchi a lui riservati dal gruppo dei The Forest (come li chiama la nostra polemista di punta, Daniela Di Rosa), che infatti ignorano ogni possibile sfidante a sinistra, fa sorgere un’ultima domanda: perché lo temono così tanto?

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