ABUSIVISMO - La sanatoria bocciata dal Tar nel 2015 chiama in causa direttamente l’assessore Danilo Romei

October 10, 2019

Al centro dell’inchiesta “Il Palazzo dei segreti”, portata alla luce dal Segno, vi è una riunione convocata presso il municipio di Rocca di Papa per affrontare il tema dell’abusivismo edilizio e delle procedure di acquisizione. Una riunione che, oltre a tre membri vicini al Comitato Pro Case (di cui uno con funzioni direttive), vedeva la partecipazione dell’ex sindaco Emanuele Crestini, dell’assessore all’urbanistica Laura Zecchinelli e dell’assessore ai servizi sociali Danilo Romei, il quale durante l’intera riunione non ha spiccicato parola, nemmeno quando una cittadina (quella identificata nella video-inchiesta con il n. 1) ha iniziato a parlare di case abusive costruite da dipendenti comunali mai oggetto di demolizione.

 

IL RUOLO DI DANILO ROMEI

Chissà, forse all’assessore Romei si saranno drizzati i capelli, o forse proprio per questo ha preferito chiudersi in un ostinato silenzio. Il perché lo abbiamo scoperto leggendo la sentenza del TAR del Lazio n. 741 del 16 gennaio 2015 con cui il Collegio presieduto dalla presidente Elena Stanizzi, respinse il ricorso presentato da un cittadino roccheggiano che nel 1998 si era visto annullare il parere favorevole rilasciato dalla Regione Lazio, necessario per sanare una palazzina di quasi 400 metri quadrati realizzata in zona vincolata. Sapete chi era questo cittadino? Ma proprio lui, l’assessore Danilo Romei.

 

Il ricorso presentato da Romei e dalla consorte (che è anche dipendente del Comune di Rocca di Papa) chiedeva al tribunale amministrativo di verificare se il ministero dei beni culturali e ambientali avesse il diritto di intervenire sulla vicenda revocando il parere favorevole concesso dalla Regione Lazio e che, praticamente, avrebbe dato il via libera alla domanda in sanatoria in base alla legge n. 47 del 1985. Sanatoria che dunque, nel 2015, diventa carta straccia.

 

Il Tar ha assodato non solo che il ministero «ha soltanto evidenziato le carenze dell’atto predetto, che costituivano veri e propri vizi di legittimità» ma ha anche ribadito che «l’immobile da sanare insiste su di un lotto di soli mq. 800 pertanto se sanato verrebbe a determinare un notevole impatto ambientale» visto che il parere favorevole della Regione «comporta un’alterazione dei tratti caratteristici della località protetta che sono la ragione per cui la stessa è vincolata». Non sappiamo perché la Regione abbia dato questo parere favorevole ma sarebbe interessante scoprirlo.

 

LA SANATORIA DEL 1985 CHE FINE HA FATTO?

Ora, al di là dell’abuso edilizio specifico, la vicenda pone una serie di domande su cui bisognerebbe porre una lente d’ingrandimento grossa come l’intera città di Rocca di Papa. La prima domanda, alla luce della sentenza del Tar del 2015, riguarda la richiesta di sanatoria presentata a suo tempo dall’assessore Romei e dalla consorte. Che fine ha fatto? È stata respinta? È dormiente? È stata ripristinata la procedura che viene usata per altri cittadini, per esempio quelli incappati nelle procedure di acquisizione? Queste domande diventano ancora più pressanti proprio alla luce dei contenuti emersi nella riunione del 18 febbraio 2019 presso il municipio.  

 

ROMEI DIVENTA INCOMPATIBILE MA NESSUNO LO DICE

Poi c’è un aspetto tutto politico. Quando Danilo Romei nel 2014 presenta questo ricorso ricopriva il ruolo di consigliere comunale. Questo significa che avrebbe dovuto fare una scelta: dimettersi da consigliere o rinunciare alla causa contro il Comune, visto che il ricorso non era soltanto contro il ministero ma anche contro il Comune di Rocca di Papa e la Regione Lazio. Comune e Regione che, nella circostanza, non si costituirono in giudizio.

 

Romei, quindi, incappò nell’art. 63 (c.1, 4) del TUEL (il Testo Unico degli Enti Locali) che stabilisce l’incompatibilità di un consigliere o di un sindaco nel caso in cui abbia una causa pendente con il Comune. Fotocopia di quanto accaduto lo scorso anno all’ex consigliere Mario Santoro, costretto alle dimissioni, o alla consigliera in carica Annarita Rufini che, come Romei, presentò un ricorso al Tar contro il Comune per un’opera abusiva. La Rufini, per quello che si dice (perché l’ufficialità nessuno l’ha mai data) decise di rinunciare al ricorso preferendo restare in consiglio comunale.

 

Invece Danilo Romei rimase al suo posto poiché nessuno pose in evidenza il suo conflitto, né l’allora sindaco Boccia, né l’allora consigliere d’opposizione Crestini (che proprio nel 2015 farà con Romei un gruppo consiliare unico) né gli uffici comunali chiamati a vigilare su questi aspetti. Né ovviamente noi del Segno che non conoscevamo l’esistenza di questa sentenza. Ma in Comune questa sentenza doveva per forza essere nota.

 

A questo punto le dimissioni di Danilo Romei da assessore sarebbero un atto dovuto, mentre la sentenza del Tar diventa l’ennesimo tassello che va a completare un puzzle, quello dell’abusivismo edilizio, che appare sempre più confuso, complesso e pieno di ombre.

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